Cronaca | News

Scarcerazioni, Gratteri: «effetto devastante»

13 Maggio 2020
Scarcerazioni, Gratteri: «effetto devastante»

Il procuratore antimafia di Catanzaro interviene sulla concessione dei domiciliari a molti detenuti, tra cui boss al 41 bis, e sul nuovo decreto Bonafede.

Il procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, è intervenuto oggi sul tema delle numerose scarcerazioni dei detenuti operate negli ultimi mesi per prevenire il contagio da Covid-19 e diminuire il sovraffollamento carcerario. Un fenomeno molto contestato, del quale hanno beneficiato anche alcuni boss sottoposti al regime carcerario del 41 bis, che hanno potuto fare rientro nelle proprie abitazioni in regime di detenzione domiciliare.

Per Gratteri “l’effetto delle scarcerazioni di questi mesi è stato devastante. Ha minato la fiducia nella giustizia e nello Stato che avevamo faticosamente conquistato negli ultimi anni”, dice oggi in un’intervista al Fatto Quotidiano, riportata dall’agenzia stampa Adnkronos.

E sulla possibilità che le scarcerazioni dei boss possano aver rafforzato le organizzazioni criminali, sostiene che “le ragioni poste a fondamento delle scarcerazioni sono legate a rischi di salute per il detenuto; pur tuttavia un rafforzamento c’è stato in ragione dell’alto valore simbolico del rientro nei territori di provenienza degli appartenenti ai gruppi criminali”. E ripete: “Un effetto devastante”.

Sul fronte dell’opinione comune “la gente – aggiunge il magistrato – è smarrita di fronte a certe scarcerazioni. Ho visto una ricerca secondo cui i cittadini calabresi sono quelli con maggiore fiducia nella giustizia in Italia: da calabrese sono fiero di questo risultato che mi riempie di orgoglio. Spero che l’effetto delle scarcerazioni non venga interpretato come debolezza dello Stato”.

Ma il procuratore critica anche i motivi sanitari posti alla base dei provvedimenti. “Nei mesi scorsi sono stati mandati a casa molti detenuti per ragioni di salute: nell’ipotesi che, se contagiati, sarebbero potuti morire. L’ipotesi si basa sulla possibilità di essere contagiati. Ebbene, due mesi fa avevo detto che era più facile essere contagiato in piazza Duomo a Milano che non nelle carceri di San Vittore o di Opera. Sono stato criticato e attaccato. Oggi i fatti mi danno ragione”.

“I contagiati in carcere – spiega il magistrato – sono 159 su 62mila detenuti. Intanto 8.000 persone sono uscite di cella, diminuendo il sovraffollamento carcerario. Ma sono state scarcerate 400 persone che erano detenute al 41 bis o in alta sicurezza. In nome di un pericolo di contagio che non si è manifestato. I detenuti avevano il 99,5 per cento di possibilità di non infettarsi: a dirlo è il Garante nazionale delle private libertà. Era più pericoloso fare la spesa al supermercato che stare in carcere”.

Il procuratore capo è critico anche sul decreto legge proposto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che per arginare il fenomeno richiede il parere preventivo delle procure antimafia: “Obbliga almeno a controllare, prima di scarcerare, se è attuale il pericolo che il detenuto possa infettarsi di Covid 19; e a trovare eventuali soluzioni alternative alla detenzione domiciliare”, ma l’aspetto problematico è che “le Direzioni distrettuali antimafia devono rilasciare il parere in due giorni: troppo pochi, ce ne vorrebbero almeno cinque. Anche perché la Direzione nazionale antimafia, che invece ha a disposizione 15 giorni, il parere lo chiede a noi delle procure distrettuali”.



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