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Quando l’amico “in società” non paga i debiti di gioco

5 gennaio 2012


Quando l’amico “in società” non paga i debiti di gioco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 gennaio 2012



L’adempimento dei debiti di gioco non si può rivendicare davanti al giudice.

Sarà capitato a tutti di giocare “in società” la schedina, la tombola o il superenalotto. Ma la legge tutela questi accordi tra privati? Secondo la Cassazione [1], no. Cerchiamo di capire il perché.

Tutti quei doveri che derivano da usi sociali o dalla morale, ma che non sono imposti dalla legge, vengono definiti dalla legge “obbligazioni naturali”. Ovviamente, in assenza di una norma che li renda vincolanti, non se ne può chiedere l’adempimento con un’azione legale, né però, una volta adempiuto spontaneamente, si può chiedere la restituzione di quanto è stato pagato.

In un recente caso sottoposto alla Cassazione, una donna aveva anticipato all’amica le somme per delle giocate al lotto, con l’accordo di dividere sia le spese che gli eventuali premi. Dopo aver investito circa centomila euro senza mai vincere, la prima aveva chiesto la restituzione dei soldi anticipati all’(ex) amica, ma questa aveva negato qualsiasi accordo, rifiutandosi di rimborsarle la sua parte.

Come si può facilmente immaginare il caso è finito in tribunale.

Sul caso, i giudici della Suprema Corte hanno chiarito che gli accordi tra privati che ruotano intorno al gioco (anche se si tratta di gioco autorizzato dalla legge, come il lotto), sono obbligazioni naturali (nel senso sopra detto) e, pertanto, non danno diritto ad agire in giudizio per ottenerne l’adempimento [2].

Inutile è stato, per colei che aveva iniziato la causa, richiamare la norma [3] che garantisce tutela giudiziaria per le vincite da lotteria. Tale disposizione, precisa la Corte, si riferisce solo ai rapporti tra il giocatore e la lotteria (cioè con l’ente che gestisce il gioco autorizzato) e non anche agli accordi eventualmente intercorsi tra privati.

di ALESSIA PRIMAVERA

 

 

note

[1] Cass. sent. 7 ottobre 2011, n. 20622.

[2] I comma, art. 2034 c.c.: “Non è ammessa la ripetizione di quanto e stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace.

[3] Art. 1935 cod. civ.: “Le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, qualora siano state legalmente autorizzate”.

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