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Quanto costa il ricorso per cassazione?

10 Agosto 2020 | Autore:
Quanto costa il ricorso per cassazione?

Mezzi di tutela da sentenze ingiuste. Quali sono i gradi di giudizio in Italia. Come accedere alla massima forma di protezione.

Hai subito un processo penale e sei stato condannato ingiustamente. Il tuo avvocato ti consiglia di appellare la sentenza e, in caso di esito negativo, di ricorrere per Cassazione.

Hai sempre sentito parlare del massimo organo della giustizia italiana, ma non ti sei mai preoccupato di approfondire il suo ruolo e le sue funzioni. Oggi la questione ti riguarda personalmente e inizi a porti delle domande. Quali sono le procedure da seguire per rivolgerti alle corti superiori? Quanto costa il ricorso per Cassazione? Quali sono le conseguenze alle quali vai incontro se perdi la causa?

In questo articolo fornirò delle risposte alle tue domande. Un primo consiglio è, però, indispensabile. Ricordati sempre di prendere come punto di riferimento il tuo legale di fiducia. Egli conosce nel dettaglio la tua situazione ed è il soggetto capace di fornirti i consigli utili per risolvere il problema.

Analizziamo insieme i mezzi di tutela predisposti dal nostro sistema.

Come tutelarsi da sentenze sbagliate?

L’ordinamento giuridico mette a disposizione del cittadino una serie di rimedi per il caso di sentenze ingiuste o errate. Quando si ricorre al sistema giudiziario, infatti, può capitare che in primo grado si commettano degli sbagli. Facciamo un esempio.

Sara e Francesca sono proprietarie di due terreni adiacenti. Litigano spesso perché non riescono a stabilire con precisione la linea di confine. Si rivolgono agli avvocati e ricorrono alle vie legali. Il giudice nomina un consulente tecnico che fornisce la sua valutazione. Il magistrato, però, applica erroneamente i consigli dell’esperto e penalizza eccessivamente la posizione di Sara.

In casi del genere non bisogna disperare. Il legislatore italiano ha previsto la possibilità di errori. Egli ha quindi riconosciuto alle parti del processo il diritto di ricorrere a un giudice diverso da quello che ha adottato il provvedimento. Per tal motivo, il nostro sistema prevede due gradi di giudizio (primo e appello) e un ricorso di legittimità dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

Che cos’è la Corte di Cassazione? 

La Corte di Cassazione è il supremo organo della giustizia ordinaria. Essa ha sede in piazza Cavour a Roma, nella zona di Prati Castello. Il suo edificio è tradizionalmente conosciuto con il nome di “il Palazzaccio”.

Il ruolo della suprema corte è definito dalla legge sull’ordinamento giudiziario [1]. Essa, in particolare, ha il compito di interpretare le norme e di unificare gli orientamenti giurisprudenziali. In termini tecnici si dice che svolge un ruolo di nomofilachia. Facciamo un esempio.

Caso di malasanità. Un chirurgo dimentica un bisturi nell’addome del paziente. Il giudice coinvolto della questione lo condanna. Un magistrato di una città diversa con riferimento a un’ipotesi uguale adotta invece una sentenza di assoluzione e condanna l’infermiere ferrista.

In casi come quello preso in esame si crea un vero e proprio contrasto tra provvedimenti relativi alla stessa fattispecie. L’organo chiamato a intervenire per risolvere il conflitto è appunto la Corte di cassazione. I supremi giudici, infatti, analizzano le norme di legge presenti in materia e forniscono il loro autorevole parere. Quest’ultimo diventa così l’orientamento prevalente al quale fare riferimento.

Si tratta, in altri termini, di un precedente giurisprudenziale che, pur non essendo vincolante, di fatto indirizza l’operato della magistratura. Di regola, i giudici si attengono alle sentenze più recenti adottate dalla suprema corte. Essa, quando le questioni sono particolarmente complesse, decide a Sezioni Unite. In tal caso, tutti gli uffici di cui si compone si interrogano insieme sulla soluzione giusta da fornire al problema.

La suprema Corte, inoltre, è giudice di ultimo livello. Ad essa, infatti, si può rivolgere colui che si ritiene vittima di una sentenza ingiusta per chiedere una revisione della sua posizione. Si parla, in questo caso, di terzo grado di giudizio.

Cos’è il ricorso per Cassazione?

Il ricorso per Cassazione è l’ultimo grado di giudizio. Quando si intraprende un’azione in Tribunale o si subisce una sentenza, si può chiamare in causa il supremo organo se l’esito del primo grado e dell’appello non è quello sperato.

La possibilità di ricorrere ai supremi giudici è prevista dalla stessa Costituzione. In tal senso, rileva la disposizione sul giusto processo [2] per la quale ciascun cittadino può rivolgersi a tale organo quando ritiene che sia stata violata la legge nell’adozione di una decisione da parte dell’autorità giudiziaria. Inoltre, è sempre possibile rivolgersi alla Corte in tutti i casi in cui siano stati emessi dei provvedimenti che limitano la libertà personale dell’individuo (pensa, ad esempio, a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere).

Quando i giudici di ultimo grado verificano l’esistenza di vizi all’interno della sentenza, la annullano e trasferiscono la decisione della questione a un giudice di appello diverso da quello che l’ha adottata. In molti casi essi indicano anche il principio di diritto che deve essere preso in considerazione.

Quanto costa un ricorso per Cassazione?

Ricorrere alla Suprema Corte di Cassazione ha un costo. Se, infatti, il cittadino non ha i requisiti per chiedere il gratuito patrocinio, deve contribuire alle spese della giustizia. Esse variano da caso a caso, ma vi sono dei costi fissi ai quali occorre prestare fede. Vediamoli insieme nel dettaglio:

  • contributo unificato: è una tassa che deve essere pagata sugli atti giudiziari civili, amministrativi e tributari quando si iscrive a ruolo una causa, ossia quando si registra la richiesta. Per la Corte di cassazione, così come in generale per tutti i gradi di giudizio, il suo ammontare varia a seconda del valore della controversia. Si può andare, quindi, da poche centinaia di euro (il minimo per i procedimenti civili è, ad esempio, € 86,00) sino a qualche migliaio di euro;
  • onorario avvocato: in Cassazione non è possibile stare in giudizio da soli, ma occorre rivolgersi a un avvocato. Peraltro, non tutti i legali sono abilitati a presentare ricorso alla suprema corte. Possono agire dinanzi alle magistrature superiori soltanto coloro che si sono abilitati grazie al superamento di uno specifico esame. L’avvocato, per patrocinare in Cassazione, deve essere retribuito. Il suo onorario varia a seconda della complessità della materia e del parametro del tariffario che applica (massimo, medio o minimo). Egli, inoltre, se si deve spostare a Roma per seguire le udienze, ha diritto al rimborso delle spese di trasferta, di vitto e di alloggio;
  • costi di notifiche, di istanze per la trasmissione dei fascicoli d’ufficio, di richiesta copie e, in generale, di tutti i documenti necessari a gestire la controversia;
  • spese di soccombenza: se perdi la causa, puoi essere condannato a pagare le spese processuali. In altri termini, devi far fronte a tutti i costi che l’altra parte e il sistema giuridico hanno dovuto sostenere nel corso del procedimento.

Poste le diverse tipologie di spese che occorre sostenere, è sempre importante ponderare bene la decisione di proporre ricorso per Cassazione. Questo vale soprattutto quando si intende avviare una lite temeraria, ossia un’azione presentata in malafede con l’intento di sfruttare il sistema giuridico senza averne diritto.

 


note

[1] Legge 30.01.1941 n. 12

[2] Art. 111 Cost.

 


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