Lavoro nero: ecco le regole della sanatoria

13 Maggio 2020
Lavoro nero: ecco le regole della sanatoria

Le norme per l’emersione dei lavoratori, stranieri ed italiani, irregolarmente impiegati in agricoltura o come colf e badanti.

Emersione dei rapporti di lavoro irregolari: è intitolato così l’articolo inserito all’ultimo momento nella bozza del Decreto Rilancio che arriverà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri per l’approvazione.

Un testo la cui elaborazione ha spaccato la maggioranza ma sul quale, infine, è stato trovato l’accordo tra chi, come il ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, chiedeva un’ampia sanatoria per gli immigrati e chi, come il Movimento 5 Stelle, era contrario ad un “condono” e si opponeva al punto di bloccare finora l’intero Decreto Rilancio che contiene le misure a sostegno dell’economia.

Adesso, è stata raggiunta l’intesa e i pentastellati si dichiarano soddisfatti: “Sui lavoratori stagionali abbiamo raggiunto un accordo soddisfacente. Il provvedimento, modificato e migliorato rispetto alla sua precedente versione, mette al centro il lavoro regolare e la tutela dei lavoratori italiani e stranieri, accogliendo dunque le nostre esplicite richieste. Non ci sarà inoltre alcuno sconto, alcun ‘condono’ penale o amministrativo, per chi ha sfruttato lavoratori stranieri”, dice all’Adnkronos il capo politico del M5S, Vito Crimi.

La nuova norma affronta innanzitutto il tema della regolarizzazione dei migranti, ma comprende tutte le altre irregolarità del lavoro agricolo e domestico o di assistenza alla persona, come quello di colf e badanti, che possono riguardare anche cittadini italiani.

La sanatoria è condizionata al pagamento dei contributi pregressi, determinati in via forfettaria: 400 euro a carico del datore per ciascun lavoratore irregolare impiegato, oppure 160 euro per i migranti che otterranno il permesso di soggiorno di 6 mesi per la ricerca di lavoro.

Potranno accedere alla sanatoria, con domanda da presentare a cura del datore – che sarà una sorta di “autodenuncia” delle irregolarità pregresse – i lavoratori italiani e quelli stranieri presenti in Italia (la prova sarà il fotosegnalamento prima dello scorso 8 marzo). A seguito del pagamento del contributo forfettario, la situazione sarà sanata e regolarizzata.

Saranno però esclusi dalla regolarizzazione i datori di lavoro – ed anche i lavoratori stessi – già condannati, anche in via non definitiva, per reati connessi all’immigrazione clandestina, al caporalato e ad altre forme di sfruttamento del lavoro e della persona umana.

L’altra possibilità di emersione riguarda gli stranieri immigrati, che hanno il permesso di soggiorno scaduto dopo il 31 ottobre 2019 ma prima del 31 gennaio 2020, perché quelli successivi sono stati rinnovati automaticamente dal Decreto Cura Italia e dunque attualmente sono validi. Costoro dovranno dimostrare di aver già svolto in Italia lavoro in agricoltura o domestico e di assistenza alla persona (quindi colf e badanti).

In questo caso, il contributo a loro carico è di 160 euro e la domanda andrà presentata allo sportello unico dell’immigrazione presso la Questura, mentre nelle ipotesi precedenti le istanze saranno proposte all’Inps. Sono esclusi dalla sanatoria gli stranieri espulsi o condannati per gravi reati, come quelli inerenti il traffico o lo spaccio di sostanze stupefacenti o lo sfruttamento della prostituzione.

La regolarizzazione, in queste due forme che comprendono sia i cittadini italiani sia gli immigrati stranieri, riguarderà un’ampia platea di lavoratori: non solo i braccianti agricoli, ma anche quelli impiegati negli allevamenti, nella zootecnia, nella pesca o acquacoltura, fino a comprendere colf e badanti.

Ci sarà un giro di vite per chi rifiuterà questa possibilità di emersione (le istanze potranno essere presentate fino al 15 luglio 2020): da quel momento è previsto il raddoppio delle pene per chi sfrutterà il lavoro nero.



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