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Videoconferenza: ultime sentenze

10 Giugno 2020
Videoconferenza: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: modalità di svolgimento dell’udienza in videoconferenza; divergenza tra le dichiarazioni dibattimentali e quelle rese nel corso dell’interrogatorio; partecipazione a distanza al procedimento di riesame di misura cautelare disposta nei confronti di soggetto detenuto fuori dalla circoscrizione del giudice; causa di ricusazione emersa in corso di udienza cui l’imputato partecipi in videoconferenza.

Covid-19: svolgimento udienze in videoconferenza

Avuto riguardo alla esigenza di contrastare l’emergenza epidemiologica CoVid 19, contenendone gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria, ed in considerazione del numero elevato di partecipanti alla udienza, occorre stabilirne lo svolgimento in videoconferenza.

Tribunale Siracusa sez. I, 13/03/2020

Udienza in videoconferenza: l’omessa notifica al difensore

In tema di partecipazione a distanza al procedimento di riesame di misura cautelare disposta nei confronti di soggetto detenuto fuori dalla circoscrizione del giudice, l’omessa notifica al difensore dell’avviso concernente le speciali modalità di svolgimento dell’udienza in videoconferenza non integra una nullità, ma una mera irregolarità, sanabile con la rinnovazione di tale avviso e la concessione di un termine idoneo a consentire al difensore di scegliere se raggiungere o meno il luogo ove è ristretto l’assistito, in quanto non trova applicazione la previsione del termine di tre giorni di cui all’art. 309, comma 8, c.p.p.

Cassazione penale sez. VI, 19/11/2019, n.51019

Dibattimento: la partecipazione a distanza dell’imputato

La partecipazione al dibattimento a distanza dell’imputato era consentita, dal testo dell’articolo 146- bis delle disposizioni di attuazione del Cpp, anteriore alle modifiche introdotte con la legge 23 giugno 2017 n. 103, quando l’imputato fosse “in atto” sottoposto al regime penitenziario di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, dovendosi escludere tale possibilità nell’ipotesi in cui l’imputato fosse stato “in passato” sottoposto a tale regime.

Del resto, tale specifica disciplina è stata mantenuta anche nel testo attuale dell’articolo 146-bis, come modificato dalla legge n. 103 del 2017, giacché il comma 1-ter di detta norma conferma la regola della partecipazione mediante videoconferenza solo per chi in atto sia attualmente sottoposto al regime di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario.

Cassazione penale sez. IV, 12/04/2018, n.22039

Dichiarazioni utilizzate per le contestazioni

Nel corso del dibattimento il collaboratore di giustizia, esaminato con il sistema della videoconferenza, rispondendo alle domande del pubblico ministero, aveva dichiarato di essere venuto a sapere di tale duplice omicidio dai giornali e dalla televisione e aveva negato di averlo commesso. Conseguentemente il pubblico ministero gli aveva contestato la divergenza tra le dichiarazioni dibattimentali e quelle rese nel corso dell’interrogatorio cui egli era stato sottoposto nel corso delle indagini.

Il collaboratore di giustizia aveva risposto di essersi inventato la partecipazione sua e degli altri imputati al duplice episodio criminoso, al fine di ottenere attraverso la propria confessione una liberazione anticipata. Dopo l’esame da parte del pubblico ministero, uno dei difensori dell’imputato aveva fatto alcune domande al “pentito”, con riguardo, in particolare, ai suoi rapporti con la Direzione Investigativa Antimafia, alle modalità della sua collaborazione con gli inquirenti, alle pressioni cui sarebbe stato sottoposto e ai benefici che avrebbe ottenuto dalla sua decisione di collaborare con la giustizia. Il collaboratore di giustizia aveva risposto a queste domande. Il presidente della corte di assise gli aveva chiesto allora perché avesse deciso di accusarsi di omicidi commessi dodici anni prima, senza però ottenere una risposta precisa.

Corte europea diritti dell’uomo sez. II, 13/11/2014, n.43952

Causa di ricusazione emersa in corso di udienza

Qualora la causa di ricusazione del giudice emerga nel corso dell’udienza dibattimentale cui l’imputato partecipi in videoconferenza, dando quindi mandato al difensore di presentare la relativa dichiarazione, il termine che il difensore deve osservare è da individuarsi in quello di tre giorni stabilito dall’art. 38, comma 2, prima parte, c.p.p., non potendosi pretendere che egli, onde osservare il più ristretto termine segnato dalla fine dell’udienza, quale indicato nella seconda parte del medesimo art. 38, comma 2, abbandoni la difesa del proprio assistito per raggiungere la cancelleria del giudice competente a decidere sulla ricusazione, cui detta dichiarazione va, per legge, presentata. (Nella specie, la corte d’appello, trattandosi di ricusazione di un giudice del tribunale).

Cassazione penale sez. I, 06/02/2008, n.8247

Colloquio tra detenuto e familiare: divieto di videoconferenza

In assenza di chiare e puntuali modifiche all’ordinamento penitenziario, i detenuti – siano essi in regime carcerario ordinario ovvero ex art. 41-bis – non possono svolgere colloqui con i propri familiari tramite videoconferenza.

Cassazione penale sez. I, 22/03/2019, n.16557

L’omessa notifica al difensore dell’avviso per la partecipazione dell’imputato

Nel procedimento di riesame di misura cautelare disposta nei confronti di soggetto detenuto fuori dalla circoscrizione del giudice, l’omessa notifica al difensore dell’avviso concernente la partecipazione dell’indagato all’udienza camerale in videoconferenza integra una nullità di ordine generale a carattere intermedio, ai sensi degli artt. 178, comma 1, lett. c) e 180 c.p.p., che, ove tempestivamente eccepita, rende invalida l’udienza e tutti gli atti successivi, compresa l’ordinanza “de libertate”, in quanto al difensore deve essere garantita la facoltà di essere presente nel luogo in cui ha sede il tribunale o, in alternativa, in quello dove si trova l’indagato.

(In motivazione, la Corte ha evidenziato che le norme sulla partecipazione a distanza, applicabili ai procedimenti in camera di consiglio ex artt. 45 bis e 146-bis disp. att. c.p.p., sono compatibili con la previsione di cui all’art. 309, comma 8-bis, c.p.p., trattandosi di una forma di partecipazione personale dell’indagato all’udienza che non viola i principi costituzionali e che trova la sua ragion d’essere in esigenze di sicurezza, organizzazione e contenimento di costi).

Cassazione penale sez. II, 26/03/2019, n.19181

Videoconferenza: l’esame a distanza del collaboratore di giustizia

L’esame a distanza del collaboratore di giustizia, attuato mediante ricorso alla videoconferenza, con riprese da tergo del soggetto esaminato, non comporta l’inutilizzabilità della prova né la nullità assoluta, ex art. 178 e 179 c.p.p., trattandosi di mera irregolarità che, tuttavia, non sussiste ove tale accorgimento sia preordinato a tutelare il soggetto interrogato, giusta la previsione di cui all’art. 147 bis, comma 1, disp. att. c.p.p., applicabile anche all’esame a distanza disciplinato dal comma 2 del medesimo art. 147 bis.

Cassazione penale sez. V, 24/03/2009, n.22619

Rigetto dell’istanza di rendere dichiarazioni spontanee in videoconferenza

Il diritto a rendere dichiarazioni spontanee nel corso del dibattimento spetta esclusivamente ed in via personale all’imputato che sia fisicamente presente all’udienza. (Nella specie, la Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento del giudice di merito di rigetto dell’istanza di rendere dichiarazioni spontanee in videoconferenza, avanzata da un imputato contumace residente all’estero).

Cassazione penale sez. fer., 01/08/2013, n.35729

Videoconferenza: deposizione da parte del testimone e riconoscimento dell’imputato

Il riconoscimento dell’imputato, operato in videoconferenza, nel corso della deposizione da parte del testimone, trova il suo paradigma nella prova testimoniale proveniente da un soggetto che, nel corso della testimonianza, abbia accertato direttamente l’identità personale dell’imputato. Pertanto, esso deve essere tenuto distinto dalla ricognizione personale, disciplinata dall’art. 213 c.p.p., essendo inquadrabile, invece, tra le prove non disciplinate dalla legge di cui all’art. 189 c.p.p., e pienamente utilizzabile, ferma restando la facoltà del giudice di apprezzarne liberamente le risultanze.

Cassazione penale sez. V, 13/01/2010, n.18057



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4 Commenti

  1. Fortuna che abbiamo tutti questi strumenti tecnologici, altrimenti la quarantena sarebbe stata insostenibile. Lo dico perché ho fatto le mie riunioni di lavoro tramite videoconferenza e molti programmi che i grandi colossi si sono inventati sono stati utilissimi durante la pandemia. Credo anche che certe abitudini rimarranno, soprattutto perché alcuni di noi si sono trasferiti e quindi sarà più semplice usare le videochiamate

  2. Quanto è bello il mondo digitale quando ci offre l’ooportunità di stare vicino anche a chi vive distante da noi? Parlo dei miei cari che abitano fuori dall’Italia e che grazie alle videochiamate riesco a sentire e vedere, soprattutto con un po’ di frequenza in più durante la pandemia causata dal Coronavirus

  3. Ogni volta mi sorprendo di quanto la tecnologia possa aiutarci nelle nostre vite. Cioè posso comunicare a distanza e svolgere le stesse attività che avrei praticato dal vivo avendo tutto a portata di un clic e di una buona connessione internet (fondamentale al giorno d’oggi per restare in contatto). Ho seguito corsi online e contemporaneamente ho svolto tante altre attività attraverso queste videoconferenze. Ecco questo credo che sia un ottimo uso di internet

  4. Abbiamo processi telematici, lezioni online, esami a distanza, incontri via webcam. Tutto il mondo si è digitalizzato e anche i più anziani riescono a muoversi tranquillamente su internet,a nche nel fare le videoconferenze pur di vedere i loro nipotini. Insomma, più andiamo avanti e più i rapporti si mantengono via internet…l’importante è non dimenticare la bellezza del contatto umano

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