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Videoriprese domicilio: ultime sentenze

10 Giugno 2020
Videoriprese domicilio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: videoriprese eseguite da privati mediante telecamera esterna; videoriprese di comportamenti non comunicativi effettuate in luoghi riconducibili al domicilio; legittimità e utilizzabilità delle videoriptrese senza l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari.

Nozione di domicilio privato

Costituiscono prove atipiche ai sensi dell’art. 189 cod. proc. pen., con conseguente inapplicabilità della disciplina sulle intercettazioni, le videoriprese di comportamenti non aventi contenuto comunicativo effettuate in luogo lavorativo non rientrante nella nozione di “domicilio privato“, dovendosi intendere, invece, per comportamenti comunicativi, solo quelli finalizzati a trasmettere il contenuto di un pensiero mediante la parola, i gesti, le espressioni fisiognomiche o altri atteggiamenti idonei a manifestarlo.

Cassazione penale sez. III, 23/11/2017, n.4744

Legittimità delle videoriprese

Sono legittime le videoriprese, eseguite dalla polizia giudiziaria, in assenza di autorizzazione del giudice, mediante telecamera esterna all’edificio e aventi per oggetto l’inquadramento del davanzale della finestra e del cortile dell’abitazione, trattandosi di luoghi esposti al pubblico e, pertanto, oggettivamente visibili da più persone.

Ne deriva che, in virtù di detta percepibilità esterna, non sussiste alcuna intrusione nella privata dimora o nel domicilio e non sussistono, pertanto, le ragioni di tutela, sub specie di diritto alla riservatezza o alla privacy, ad essi connesse, potendosi, in tal caso, sostanzialmente equipararsi l’uso della videocamera ad una operazione di appostamento, eseguita nei limiti dell’autonomia investigativa, senza alcuna necessità di autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria.

Cassazione penale sez. IV, 24/01/2012, n.10697

Le telecamere di sorveglianza private

In tema di prova atipica, sono legittime e pienamente utilizzabili, senza alcuna necessità di autorizzazione dell’autorità giudiziaria, le videoriprese eseguite da privati mediante telecamera esterna installata sulla loro proprietà, che consentono di captare ciò che accade nell’ingresso, nel cortile e sui balconi del domicilio di terzi, i quali, rispetto alle azioni che ivi si compiono, non possono vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza, trattandosi di luoghi, che, pur essendo di privata dimora, sono liberamente visibili dall’esterno, senza ricorrere a particolari accorgimenti.

Cassazione penale sez. IV, 17/07/2018, n.39293

Le videoriprese effettuate in casa di riposo

Le videoriprese di comportamenti “non comunicativi” effettuate all’interno di una casa di riposo per anziani costituiscono prova atipica, ammissibile previa autorizzazione del giudice e senza la necessità del consenso del titolare del domicilio che sia persona offesa, laddove l’indagine sia finalizzata alla tutela della sua incolumità personale.

Tribunale Rieti, 22/03/2016

Videoregistrazioni: i comportamenti non comunicativi

Costituiscono prove atipiche ai sensi dell’art. 189 c.p.p., con conseguente inapplicabilità della disciplina sulle intercettazioni, le videoriprese di comportamenti non aventi contenuto comunicativo effettuate in luogo lavorativo non rientrante nella nozione di “domicilio privato”, dovendosi intendere, invece, per comportamenti comunicativi, solo quelli finalizzati a trasmettere il contenuto di un pensiero mediante la parola, i gesti, le espressioni fisiognomiche o altri atteggiamenti idonei a manifestarlo.

(Fattispecie in cui la S.C. ha escluso la natura di comportamenti comunicativi nelle immagini che riprendevano due soggetti, uno dei quali passava all’altro gli scontrini di pagamento di un’autorimessa, per farli alterare da quest’ultimo al fine di consentirne il riciclo e, in tal modo, sottrarre incassi alla società che gestiva il servizio, alle cui dipendenze lavoravano).

Cassazione penale sez. V, 17/11/2015, n.11419

Prova atipica: l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria

In tema di prova atipica, sono legittime e pienamente utilizzabili senza alcuna autorizzazione dell’autorità giudiziaria le videoriprese, eseguite da privati, mediante telecamera esterna installata sulla loro proprietà, che consentono di captare ciò che accade nell’ingresso, nel cortile e sui balconi del domicilio di terzi, i quali, rispetto alle azioni che ivi si compiono, non possono vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza, trattandosi di luoghi, che, pur essendo di privata dimora, sono liberamente visibili dall’esterno, senza ricorrere a particolari accorgimenti.

Cassazione penale sez. II, 24/10/2014, n.46786

Videoriprese: luoghi riconducibili al domicilio

Qualora le videoriprese di atti non comunicativi siano effettuate in luoghi riconducibili al domicilio, e quindi sottoposti alla tutela di cui agli articoli 14 Cost. e 8 CEDU, la tutela in tal senso di chi è ivi domiciliato ne impedisce l’utilizzazione e, prima ancora, anche l’acquisizione, escludendo l’applicabilità dell’articolo 189 c.p.p. in quanto sono qualificabili prove illecite. Si tratta, però, della tutela di un diritto disponibile, per cui, qualora le riprese siano effettuate con il consenso del titolare al diritto di tutela del domicilio, si esce da ogni profilo di illiceità, cosicché la prova, come atipica, risulta utilizzabile senza necessità di autorizzazione dell’autorità giudiziaria.

Cassazione penale sez. III, 21/05/2014, n.25177

Videoriprese: spazi non protetti dalla vista degli estranei

In relazione al delitto previsto dall’art. 615 bis c.p., non è ravvisabile alcuna violazione del domicilio privato laddove le videoriprese abbiano ad oggetto spazi non protetti, di fatto, dalla vista degli estranei, poiché detti spazi dovrebbero essere assimilati ai luoghi esposti al pubblico, in considerazione della circostanza che la possibilità di percepire dall’esterno i comportamenti in essi tenuti fa venir meno le ragioni della tutela domiciliare.

Corte appello Bari sez. III, 15/02/2011

Videoriprese nel domicilio o in luogo riservato assimilato

Le videoregistrazioni di immagini non comunicative (mere condotte) disposte dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini in luoghi non fruenti di particolare protezione (pubblici, aperti o esposti al pubblico) devono essere qualificate come documentazione dell’attività investigativa, che non richiede un provvedimento dell’autorità giudiziaria, e sono utilizzabili come prove atipiche disciplinate dall’art. 189 c.p.p. Ciò non vale, invece, per le videoregistrazioni effettuate in luoghi riconducibili al concetto di domicilio, che sono inutilizzabili perché violative dei principi di cui all’art. 14 cost.

Peraltro, anche nel caso di videoriprese nel domicilio o in luogo riservato assimilato, non sussiste violazione della tutela prevista dall’art. 14 cost., quando queste siano effettuate, sia pure furtivamente, da una delle persone protagoniste dell’episodio, in un luogo, pur riservato, nel quale la medesima ha diritto di essere presente: infatti, in questa evenienza, non essendo configurabile alcuna intrusione ingiustificata nell’altrui domicilio, la videoripresa di comportamenti non comunicativi, anche se non autorizzata dall’autorità giudiziaria, sarebbe utilizzabile come prova atipica.

(Nella specie, è stata ritenuta tale la videoripresa effettuata sul luogo di lavoro, da intendere come domicilio per l’arco temporale della giornata lavorativa, da una persona che si assumeva vittima di vessazioni e molestie sessuali da parte del proprio datore di lavoro).

Cassazione penale sez. III, 07/07/2010, n.37197

Videoriprese dell’ingresso e del piazzale di un’impresa

Sono legittime e pertanto utilizzabili, senza che necessiti l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, le videoriprese dell’ingresso e del piazzale di un’impresa eseguite a mezzo di impianti installati dalla polizia giudiziaria sulla pubblica via, non configurandosi, in tal caso, alcuna indebita intrusione nell’altrui domicilio.

Cassazione penale sez. I, 18/12/2008, n.4422

Videoriprese eseguite nel domicilio della persona offesa dal reato

È legittima e pienamente utilizzabile la prova processuale costituita da videoriprese eseguite nel domicilio della persona offesa dal reato, la quale era consapevole dell’installazione di tale dispositivo e ad essa pienamente consenziente.

Tribunale Udine, 29/05/2007

L’esecuzione di videoriprese da parte della polizia giudiziaria

La stanza adibita, all’interno di un locale aperto al pubblico, al commercio di prestazioni sessuali, non può considerarsi “domicilio” ai sensi della legge penale; nondimeno, l’esecuzione di videoriprese da parte della polizia giudiziaria all’interno di tale luogo, pur non vietata, deve essere previamente autorizzata dal g.i.p.

Cassazione penale sez. un., 28/03/2006, n.26795

Videoriprese eseguite da privati mediante telecamera esterna

In tema di prova atipica, sono legittime e pienamente utilizzabili senza alcuna autorizzazione dell’autorità giudiziaria le videoriprese, eseguite da privati, mediante telecamera esterna installata sulla loro proprietà, che consentono di captare ciò che accade nell’ingresso, nel cortile e sui balconi del domicilio di terzi, i quali, rispetto alle azioni che ivi si compiono, non possono vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza, trattandosi di luoghi, che, pur essendo di privata dimora, sono liberamente visibili dall’esterno, senza ricorrere a particolari accorgimenti (fattispecie relativa al danneggiamento di una vettura).

Cassazione penale sez. II, 19/05/2015, n.22093

L’installazione di telecamere dirette a riprendere l’area di un ufficio

Non vertendosi in ipotesi di videoriprese di comportamenti comunicativi all’interno di un domicilio privato, è senz’altro consentito alla polizia giudiziaria, senza necessità di provvedimento dell’autorità giudiziaria, di procedere all’installazione di telecamere dirette a riprendere l’area di un ufficio ove è posto l’orologio marcatempo onde apprezzare indebiti utilizzi delle tessere magnetiche di ingresso e l’effettivo accesso nell’ufficio dei dipendenti risultanti falsamente registrati come presenti. Infatti, l’ufficio tutelato quale domicilio è solo la sede di lavoro propria del singolo soggetto in cui questi abbia l’autonomo diritto di permanere e precludere l’ingresso a terzi, conseguendone che non può attribuirsi la caratteristica del domicilio all’atrio dell’ufficio, alle parti comuni e alle stanze collettive (uffici open space). Se non, in quest’ultimo caso, limitatamente alle singole aree di lavoro che siano state ricavate con parziali separazioni finalizzate a garantire un livello minimo di riservatezza.

(Da queste premesse, la Corte, nel ritenere legittime le registrazioni, che l’altro avevano consentito di apprezzare il modus agendi di un dipendente che, utilizzando il badge di altri, ne faceva risultare falsamente la presenza in ufficio, ha ritenuto che tali registrazioni dovessero ritenersi – non documenti ex articolo 234 del Cpp in quanto i documenti presuppongono la formazione al di fuori del procedimento, bensì – prove atipiche ex articolo 189 del Cpp, utilizzabili nell’ambito del procedimento).

Cassazione penale sez. VI, 04/06/2013, n.30177

Videoriprese di condotte non comunicative nel corso del procedimento 

Le videoregistrazioni di condotte non comunicative disposte dalla Polizia nel corso delle indagini preliminari, in luoghi riconducibili al concetto di domicilio, e quindi generalmente meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 14 Cost., sono qualificabili come prova atipica disciplinata dall’art. 189 c.p.p., ed utilizzabili senza alcuna necessità di autorizzazione preventiva del giudice, se le riprese sono state eseguite con il consenso del titolare del domicilio.

Cassazione penale sez. II, 07/07/2015, n.41332



5 Commenti

  1. Il mio vicino ha puntato la telecamera di fronte casa mia, cioè sul pianerottolo di casa che comprende anche casa mia. Può farlo? A me non sembra corretto anche perché non voglio che i miei ospiti si sentano spiati quando vengono a trovarmi.

    1. Ogni condomino può installare una o più telecamere sulla porta d’ingresso purché queste non invadano la sfera privata degli altri condomini ossia, l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza; va evitata ogni forma di ripresa, anche senza registrazione, di immagini relative ad aree comuni all’edificio condominiale o antistanti l’abitazione di altri condomini. Inoltre è necessario che le immagini non vengano né comunicate sistematicamente a terzi né diffuse (ad esempio attraverso apparati tipo web cam).Il trattamento deve essere effettuato con modalità tali da limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando, per quanto possibile, la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti (vie, edifici, esercizi commerciali, istituzioni ecc.).Se vengono rispettate queste condizioni non si applicano le norme previste dal Codice della privacy: pertanto non è necessario apporre il cartello con l’avviso della presenza della telecamera e la videosorveglianza è completamente libera. Non c’è neanche bisogno di comunicare la presenza della stessa alle autorità di polizia. Leggi Si può installare una telecamera sulla porta di casa?Se la telecamera di videosorveglianza è installata in modo tale che l’obiettivo, benché posto di fronte alla porta di casa, riprende tutto il pianerottolo, o l’uscio di casa del vicino o la strada o tutto il garage si commette il reato di «interferenze illecite nella vita privata»Su questo aspetto abbiamo fornito un’ampia trattazione nell’articolo Telecamere puntate sulla proprietà del vicino https://www.laleggepertutti.it/198416_telecamere-puntate-sulla-proprieta-del-vicino-quando-sono-illecite

  2. IO vorrei sapere quali sono i limiti per le videoregistrazioni in condominio. Se il mio vicino mette una telecamera perché ha paura che arrivino i ladri in casa, e questo ci sta tutto, perché deve riprendere la mia proprietà se io non sono d’accordo? quali sono i miei diritti?

    1. Come chiarito dal Garante della Privacy con un dirimente provvedimento del 2010, nell’uso delle apparecchiature volte a riprendere, con o senza registrazione delle immagini, aree esterne ad edifici e immobili (perimetrali, adibite a parcheggi o a carico/scarico merci, accessi, uscite di emergenza), il trattamento deve essere effettuato con modalità tali da limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando, per quanto possibile, la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti (vie, edifici, esercizi commerciali, istituzioni ecc.).

    2. È consentita l’installazione di telecamere da parte di singoli condomini, purché queste non invadano la sfera privata degli altri condomini ossia. L’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza; va evitata ogni forma di ripresa, anche senza registrazione, di immagini relative ad aree comuni all’edificio condominiale o antistanti l’abitazione di altri condòmini. Inoltre è necessario che le immagini non vengano né comunicate sistematicamente a terzi né diffuse (ad esempio attraverso apparati tipo web cam). Se vengono rispettate queste condizioni non si applicano le norme previste dal codice della privacy: pertanto non è necessario apporre il cartello con l’avviso della presenza della telecamera e la videosorveglianza è completamente libera. Non c’è neanche bisogno di comunicare la presenza della stessa alle autorità di polizia. Scatta il reato di «interferenze illecite nella vita privata» quando la telecamera di videosorveglianza è installata in modo tale che l’obiettivo, benché posto di fronte alla porta di casa, riprende tutto il pianerottolo, o l’uscio di casa del vicino o la strada o tutto il garage. Difatti «gli spazi di pertinenza della abitazione di taluno ma di fatto non protetti dalla vista degli estranei (…) sono assimilabili a luoghi esposti al pubblico». La sanzione prevista è quella della reclusione da sei mesi a quattro anni. In più il giudice può condannare il colpevole al risarcimento del danno morale nei confronti di chi è stato segretamente spiato.

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