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Sviamento della clientela: ultime sentenze

9 Giugno 2020
Sviamento della clientela: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: sviamento della clientela riconducibile alla concorrenza sleale; nozione di collegamento territoriale; risarcimento del danno; riduzione del fatturato.

Sviamento della clientela: il collegamento territoriale

In tema di sviamento della clientela, la nozione di collegamento territoriale, che deve legare il ricorrente all’area di operatività del controinteressato, per poterne qualificare la posizione processuale e riconoscerne la legittimazione attiva, si qualifica identificando il significato di “vicinitas” nella constatazione di una coincidenza totale o, almeno parziale, del bacino di clientela, tale da comportare un’apprezzabile calo del volume d’affari.

Consiglio di Stato sez. IV, 20/02/2020, n.1269

Richiesta risarcitoria per sviamento della clientela

La competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa, ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs. n. 168 del 2003, come modificato dall’art. 2 del D.L. n. 1 del 2012 (conv., con modif., dalla L. n. 27 del 2012), va esclusa, in favore di quella della sezione ordinaria, nel caso di richiesta risarcitoria per sviamento della clientela riconducibile alla concorrenza sleale cd. pura ove non possa ravvisarsi un’interferenza neppure indiretta con l’esercizio di diritti di proprietà industriale o del diritto d’autore.

Tribunale Catania, 14/12/2019, n.4841

Danni derivanti dallo sviamento della clientela

Ai fini dell’ammissibilità di un ricorso proposto dal concessionario di uno stabilimento balneare per ottenere l’annullamento della concessione demaniale marittima rilasciata ad un concorrente per l’installazione di un chiosco bar sul tratto di spiaggia libera allegatamente contiguo, occorre fornire adeguata prova circa lo stabile « collegamento territoriale » tra la spiaggia in concessione e l’ubicazione del chiosco assentito e dimostrare, sotto il profilo dell’interesse, di aver subito eventuali danni derivanti dallo sviamento della clientela.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 05/04/2018, n.198

Attività di trattazione di affari in concorrenza

Ai fini della violazione dell’obbligo di non concorrenza non è necessario acquisire la prova di comportamenti illeciti del dipendente, né tanto meno di un tentativo di sviamento della clientela, bastando a integrare la violazione dell’obbligo di fedeltà la mera attività del lavoratore di trattazione di affari in concorrenza, per conto proprio o di una impresa terza.

L’azione di responsabilità fondata sulla violazione dell’obbligo di fedeltà di cui all’articolo 2105 del Cc ha infatti natura autonoma rispetto all’azione per concorrenza sleale; la prima ha carattere contrattuale e oggetto ampio, abbracciando ogni attività concorrenziale e non soltanto quelle costituenti illecito aquiliano ai sensi dell’articolo 2598 del Cc; la seconda configura un illecito extracontrattuale tipizzato, che può concorrere con la prima, ma non condizionarne la sussistenza.

Cassazione civile sez. lav., 30/01/2017, n.2239

Confondibilità con i prodotti della concorrente

L’azione per la repressione della concorrenza sleale e l’azione a tutela del marchio sono diverse per natura, presupposti e oggetto, in quanto la prima, avente carattere personale, presuppone la confondibilità con i prodotti della concorrente e, quindi, la possibilità di uno sviamento della clientela, con conseguente danno; inoltre, nell’azione per concorrenza sleale l’intenzionalità dell’agente è presunta.

Cassazione civile sez. I, 25/01/2017, n.1940

Violazione del patto di non concorrenza

L’azione ex art. 1751 bis c.c. si connota per avere natura contrattuale ad oggetto ampio, abbracciando, diversamente dall’azione per concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., ogni attività concorrenziale anche astrattamente lecita. Pertanto, ove la violazione del patto di non concorrenza avvenga attraverso atti illeciti, l’azione contrattuale ex art. 1751bis c.c. concorrerà con quella extracontrattuale ex art. 2598 c.c. (ovvero con quella generale di cui all’art. 2043 c.c.) senza alcuna alternatività, cosicché ai fini dell’accertamento della violazione del patto di non concorrenza, non è necessario acquisire la prova di un effettivo sviamento della clientela.

Cassazione civile sez. lav., 22/08/2016, n.17239

Indebito sviamento della clientela

Posto che: a) le condotte denunciate dai ricorrenti non appaiono conformi ai principi della correttezza professionale e sembrano idonee a determinare un indebito sviamento della clientela; b) è in programma un’imminente espansione sul territorio nazionale dei servizi contestati, con effetti pregiudizievoli di stringente attualità in concomitanza della manifestazione Expo 2015, suscettibile di ampliare l’afflusso turistico a Milano come in altre città italiane; sussistono i presupposti per inibire in via d’urgenza, disponendo una penale per il ritardo nell’attuazione del comando giudiziale, l’utilizzazione sul territorio nazionale della app denominata Uber Pop e comunque l’organizzazione e la promozione di un servizio che preveda il trasporto di passeggeri da parte di soggetti privi di autorizzazione amministrativa e/o di licenza, prestato dietro corrispettivo e su richiesta del trasportato, in modo non continuativo o periodico, su itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 26/05/2015

Quantificazione del danno da sviamento della clientela

Ai fini della determinazione dell’ammontare del danno risarcibile per sviamento della clientela è necessaria l’indicazione della corrispondente diminuzione del fatturato.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 07/01/2013, n.67

Divieto di concorrenza e sviamento di clientela: differenze

La violazione del divieto di concorrenza fondato sull’art. 2557 c.c., che postula un atto di cessione del godimento dell’azienda – anche limitatamente al solo affitto – e la condotta del cedente che esercita attività in posizione di concorrenza con l’azienda ceduta, è fattispecie diversa dallo sviamento di clientela, il cui fondamento risiede nella condotta non conforme a lealtà del concorrente ed è sanzionata a mente dell’art. 2598 c.c.; la prima, quindi, attiene ad un profilo di responsabilità contrattuale, ove lo sviamento di clientela dev’essere visto nel senso dell’idoneità della condotta a produrlo, la seconda al profilo della responsabilità aquiliana della quale costituisce applicazione nel campo dei rapporti tra imprese in regime concorrenziale e lo sviamento della clientela costituisce il pregiudizio risarcibile e l’evento dannoso.

Corte appello L’Aquila, 06/02/2019, n.244

Violazione del vincolo fiduciario tra datore di lavoro e dipendente

Ai fini della validità del licenziamento, costituiscono dei comportamenti tali da integrare gravi violazioni dei doveri fondamentali di un lavoratore all’interno di un’azienda quelli attraverso i quali, violando in maniera insanabile il vincolo fiduciario tra datore di lavoro e dipendente, quest’ultimo favorisca il trasferimento della clientela verso un’altra azienda generando inoltre il timore, in capo all’azienda, che lo sviamento della clientela possa essere ripetuto, con delle gravi ripercussioni future, anche dal punto di vista economico (confermata, nella specie, la legittimità del licenziamento attuato ai danni di un tecnico di riabilitazione di un centro di assistenza per bambini che aveva indirizzato la clientela verso un altro centro gestito, peraltro, da alcuni suoi familiari).

Cassazione civile sez. lav., 27/02/2014, n.4723

Sviamento della clientela: può essere oggetto della distrazione?

Lo sviamento della clientela può costituire oggetto della distrazione, rilevante ai fini della configurabilità del delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale, qualora realizzi un atto di ingiustificata disposizione dei rapporti giuridici suscettibili di valutazione economica, cioè quando abbia ad oggetto la cessione di contratti già stipulati.

Cassazione penale sez. V, 15/01/2018, n.3816

Competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa: presupposti e limiti

La competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa, ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 168 del 2003, come modificato dall’art. 2 del d.l. n. 1 del 2012 (conv., con modif., dalla l. n. 27 del 2012), va esclusa, in favore di quella della sezione ordinaria, nel caso di richiesta risarcitoria per sviamento della clientela riconducibile alla concorrenza sleale cd. pura ove non possa ravvisarsi un’interferenza neppure indiretta con l’esercizio di diritti di proprietà industriale o del diritto d’autore, per essere la prospettazione della parte rivolta non già a contestare la pacifica appartenenza del “software”, utilizzato dagli acquirenti della merce per i loro ordini, alla società venditrice convenuta, ma esclusivamente il suo utilizzo (o la sua modificazione) tale da impedire che gli ordini inviati tramite la detta piattaforma informatica recassero un qualsiasi riferimento (così come pattuito nel caso di specie) all’individuazione dell’appartenenza dell’ordine alla clientela della società danneggiata.

Cassazione civile sez. VI, 07/03/2017, n.5656



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