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Il falso in bilancio doloso sanzionato con l’arresto

29 Settembre 2014
Il falso in bilancio doloso sanzionato con l’arresto

Esclusa la punibilità se non viene sensibilmente alterata la situazione economica.

Il legislatore ha previsto una serie di comportamenti che configurano specifici reati, i quali possono essere commessi sia dagli amministratori che da altri organi o figure societarie (liquidatori, sindaci, dirigenti, direttori).

Una delle ipotesi più rilevanti riguarda le false comunicazioni sociali, reato comunemente noto con il nome di “falso in bilancio“.

 

Quando si configura

La fattispecie si configura quando l’amministratore, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, per conseguire un ingiusto profitto e con l’intenzione di ingannare i destinatari, espone fatti falsi oppure omette informazioni, la cui comunicazione è imposta dalla legge, sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società; il tutto in modo idoneo ad indurre in errore i soci o il pubblico sulla predetta situazione. Il reato, caratterizzato dal dolo specifico, è punito con l’arresto sino a due anni.

Punibilità esclusa

La punibilità è però esclusa se le falsità o le omissioni:

a) non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economico-finanziaria della società;

b) comunque non determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto superiore all’1%;

c) non costituiscono una conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10% da quelle corrette.

Anche se non vengono superati i limiti indicati nei punti b) e c) sopra citati, per tale comportamento viene comunque irrogata la sanzione amministrativa da dieci a cento quote e l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese da sei mesi a tre anni, dall’esercizio dell’ufficio di amministratore, nonché da ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell’impresa.

È altresì prevista la fattispecie di false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori. Il comportamento costituente reato è il medesimo di quello descritto, con l’aggiunta che lo stesso deve causare un danno patrimoniale a detti soggetti. In tal caso la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni, ma è necessaria la querela della persona offesa. Se si tratta di società con azioni quotate, la pena va da uno a quattro anni ed il delitto è procedibile d’ufficio. Sempre per tali tipi di società, se il fatto ha cagionato un grave danno ai risparmiatori, la pena è da due a sei anni. Anche per quanto riguarda le soglie di punibilità e le eventuali sanzioni amministrative la disciplina è identica al reato di false comunicazioni sociali “semplice”.

L’aggiotaggio

Una delle fattispecie più gravi (pena della reclusione da uno a cinque anni), è l’aggiotaggio. Si configura quando vengano diffuse notizie false o poste in essere operazioni simulate o altri artifici idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati: si tratta di un’attività di manipolazione del mercato al fine di ottenere una distorsione del meccanismo di formazione dei prezzi, in modo tale che il pubblico degli investitori sia indotto in errore sull’andamento reale del mercato; il tutto per trarne un profitto. La fattispecie, con alcune differenze, è prevista anche dall’articolo 501 Codice penale.

È inoltre punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, chi, con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto (illecita influenza sull’assemblea). È poi prevista la punibilità degli amministratori (e di altre figure societarie) per comportamenti strettamente omissivi.

È il caso in cui, in determinati tipi di società (quelle con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altro Stato dell’Ue) l’amministratore violi l’obbligo di comunicazione sul proprio conflitto di interessi. È necessario che dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi: la pena è della reclusione da uno a tre anni.

È inoltre punito chi, essendovi tenuto per legge a causa delle proprie funzioni nella società, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli atti le informazioni prescritte dall’articolo 2250 Codice civile. In tal caso verrà comminata solo una sanzione amministrativa pecuniaria, la quale è ridotta ad un terzo se si ripara all’omissione entro trenta giorni, mentre è aumentata di un terzo se si tratta di omesso deposito dei bilanci.

Sempre con sanzione amministrativa pecuniaria è punita l’omessa convocazione dell’assemblea nei casi obbligatori previsti dalla legge o dallo statuto.


note

Autore immagine: 123rf com


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