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Trasferimento residenza presso genitori: come evitare cumulo reddito?

23 Maggio 2020
Trasferimento residenza presso genitori: come evitare cumulo reddito?

Dal 2018 sono residente AIRE in Thailandia per motivi di lavoro. Durante questo periodo, mia madre ha perso il lavoro e al momento percepisce la Naspi. Mio padre, già disoccupato, ha iniziato a percepire il reddito di cittadinanza. A causa dell’età e dei suoi problemi di salute, ha difficoltà a trovare un nuovo impiego. Ad inizio Aprile 2020 il mio contratto di lavoro in Thailandia è terminato e di conseguenza sono stata costretta dalle circostanze a rimpatriare.

Al momento sono ospitata dai miei famigliari, con il progetto di iscrivermi all’università a Settembre. Ovviamente dovrei riportare la mia residenza in Italia. Il problema è che spostando la residenza a casa dei miei parenti, automaticamente il mio reddito andrebbe ad accumularsi al loro, con conseguente perdita del reddito di cittadinanza di mio padre.

Non esiste un modo per non rientrare automaticamente nel loro nucleo famigliare? Anche se si tratta dei miei genitori, non potrebbero affittarmi una stanza gratuitamente, come uno straniero?

Purtroppo le soluzioni a disposizione per risolvere la questione sono drastiche, oltre che anti-economiche. Partiamo dalla normativa italiana e, cioè, dall’art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.159/2013, regolamento attuativo della riforma introdotta con l’articolo 5 del Dl 201/2011.

Secondo questa normativa, il nucleo familiare può essere costituito:

  • da chi risulta fiscalmente a carico di una persona, anche se non convivente;
  • da tutti i componenti di una famiglia anagrafica (parenti, coniugi, conviventi more uxorio), come risulta iscritta all’ufficio anagrafe del comune di residenza, conviventi sotto lo stesso tetto.

Ovviamente, nel Suo caso, rientreremmo nella seconda fattispecie.

Formalizzare un contratto di comodato d’uso gratuito sarebbe inutile, alla luce del fatto che, fiscalmente, Lei risulterebbe convivente con la Sua famiglia anagrafica, esistendo una presunzione legale di solidarietà economica tra parenti conviventi: il legislatore è a conoscenza del fatto che Lei potrebbe aiutare economicamente i Suoi genitori, vivendo sotto lo stesso tetto, contribuendo alle spese quotidiane. Di certo, lo stato italiano non può considerarla estranea alla Sua famiglia.

Come correttamente riferito, il rischio maggiore è la perdita del reddito di cittadinanza di Suo padre, dipendente dall’ISEE familiare del beneficiario, mentre non ci sarebbero problemi per la NASPI.

La situazione economica equivalente (ISEE) è stata istituita dall’articolo 1-bis, comma 1, del Dpcm n. 221/1999: ciascun soggetto può appartenere ad un solo nucleo familiare, con ciò intendendosi la famiglia anagrafica, composta da tutte le persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione o tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune.

Nel Suo caso, il dato che non può essere omesso è la presenza di un vincolo di parentela che, aggiunto alla residenza (convivenza), comporta il cumulo fiscale, ai fini del calcolo dell’ISEE.

Chi ha a disposizione altre unità immobiliari ha la soluzione più semplice: fissa la residenza presso altra abitazione di proprietà, si fa trovare presente per i controlli certificativi dei vigili urbani e poi continua a dimorare con i propri genitori; ma immagino che ciò, nel Suo caso, non sia possibile.

In questo caso, ma non sempre percorribile, rimane la sola soluzione di sdoppiare l’appartamento in cui vivono i Suoi, attraverso il frazionamento catastale: solo così Lei potrebbe risultare formalmente residente in altro luogo e svincolare la convivenza, così formando nucleo separato e autonomo.

Ma, come Le dicevo ad inizio consulenza, questa opzione è economicamente gravosa, visto che occorrerebbe procedere alla divisione di un immobile che, comunque, dovrebbe risultare divisibile in natura: si tratterebbe di pagare impresa edile, tecnici, tasse e imposte.

Per questo motivo, sconsiglio una soluzione del genere, a meno che l’immobile si presti a tale operazione in modo agevole: ad esempio, una villetta a due piani con due ingressi separati sarebbe facilmente suddivisibile e le spese sarebbero davvero limitate.

Se Le posso dare un consiglio, valuterei una soluzione più pragmatica, come l’individuazione di un monolocale, non troppo distante da casa dei Suoi genitori, dove fissare la propria residenza. Qualche amico di famiglia potrebbe farLe un buon prezzo.

In questo modo, Lei avrebbe un luogo dove fissare la propria residenza e comunque conserverebbe il diritto, una volta certificata la residenza ad opera dei vigili urbani, di dimorare dai Suoi genitori, avendo sempre a disposizione un piccolo locale come centro dei Suoi interessi lavorativi e privati.

Questo permetterebbe anche a Sua madre, una volta terminato il diritto a ricevere la NASPI di ottenere altri vantaggi statali.

E così, con una spesa fissa mensile limitata (che Lei potrebbe permettersi essendo economicamente autosufficiente) farebbe salvi i Suoi due interessi principali:

  • continuare a vivere con i Suoi familiari,
  • fare salvi i diritti economici dei Suoi genitori.

In più, arrivato settembre, potrebbe valutare l’opportunità di affittare una camera, insieme ad altri colleghi universitari, così ponendo fine a qualsiasi tipo di problema.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla


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