Tumore al seno: come prevedere il rischio di metastasi

14 Maggio 2020 | Autore:
Tumore al seno: come prevedere il rischio di metastasi

Uno studio sostenuto da Fondazione Airc sarà presentato all’Asco.

I ricercatori del programma di Novel diagnostics dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) hanno realizzato un algoritmo capace di prevedere il rischio di metastasi nelle donne con tumori al seno per terapie sempre più su misura.

Si tratta di un nuovo modello di predizione del rischio individuale di metastasi in donne con tumori mammari di tipo luminale, che rappresentano i tre quarti di tutti i tumori al seno. Una guida per gli oncologi per orientare le scelte terapeutiche paziente per paziente, evitando sia il sovra che il sotto-trattamento nelle terapie post chirurgiche.

Gli studi, sostenuti da Fondazione Airc, come riporta una nota dell’Adnkronos, saranno presentati al convegno annuale dell”American association of clinical oncology (Asco).

Pier Paolo di Fiore, direttore del Programma di Novel diagnostics e docente all’Università degli Studi di Milano spiega che il nuovo modello si basa sulla combinazione del predittore genomico (un set digeni che formano una ‘firma molecolare’) StemPrintER, che “noi stessi abbiamo scoperto e validato un anno fa, con due parametri clinici: stato dei linfonodi e dimensione del tumore. In sostanza, abbiamo creato un nuovo modello di rischio, che associa, per la prima volta, dati clinici e dati genomici. Il risultato è stato eccellente: abbiamotestato il modello su oltre 1800 pazienti arruolate allo Ieo – spiega – e abbiamo dimostrato che la sua capacità di stimare il reale rischiodi sviluppo di recidiva fino a 10 anni è superiore rispetto ai parametri clinico-patologici comunemente utilizzati nella pratica clinica”.

Il biomarcatore StemPrinter individuato da Ieo è il primo e tuttora l’unico strumento capace di indicare il grado di ‘staminalità’ presente nel tumore mammario primario, vale a dire il numero e l’aggressività delle cellule staminali del cancro. Queste cellule hanno un ruolo cruciale sia nell’avvio del processo di tumorigenesi che della diffusione metastatica nell’organismo, e sono anche alla base della resistenza alla chemioterapia di ogni tumore del seno. Studi recenti del team dell’Ieo hanno inoltre confermato che il grado di staminalità delle cellule determina quell’eterogeneità biologica, clinica, e molecolare del tumore del seno, che ha fino ad ora reso molto difficile prevedere la prognosi e la risposta alla terapia.

Salvatore Pece, vicedirettore del Programma di Novel diagnostics e docente all’Università degli Studi di Milano spiega che in uno studio condotto in collaborazione con Royal Marsden Hospital eQueen Mary University di Londra e anch’ esso presentato all’Asco di quest’anno “abbiamo dimostrato che la predizione della prognosi e la conseguente scelta delle terapie per il tumore del seno è più efficace se si basa sulla conoscenza della staminalità delle cellule tumorali”. Un modello che integra dati di staminalità e dati clinici e che si candida, quindi, a diventare il golden standard per la prognosi del tumore del seno.

“E’ un modello duttile, oltreché affidabile – continua Pece – e si applica sia alle pazienti con linfonodi negativi, che a quelle con pochi (da uno a 3) linfonodi positivi, che rappresentano il gruppo con il maggior bisogno di una predizione accurata del rischio di recidiva per evitare il sovra-trattamento con chemioterapie aggressive non indispensabili, senza per questo trascurare il rischio di sviluppare una recidiva a distanza di anni”.

“Il nuovo modello può rappresentare uno strumento importante per orientare noi oncologi nella scelta del trattamento adiuvante, che deve tenere in considerazione sia il rischio di recidiva della malattia che i vantaggi e gli svantaggi delle terapie mediche precauzionali”, commenta Marco Colleoni, direttore della Divisione di senologia medica e Co-chair dell’International breast cancer study group.

“I risultati del nostro studio rappresentano un ulteriore passo verso l’obiettivo che perseguiamo da anni: dare a ciascuna paziente la terapia migliore per lei e per la sua malattia”, conclude Paolo Veronesi, direttore del Programma di senologia Ieo e professore associato all’Università degli Studi di Milano.

“Grazie all’approccio multidisciplinare e alla stretta interazione tra ricerca e clinica, la medicina personalizzata sta finalmente diventando una realtà anche per il tumore della mammella“, conclude.



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