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Lo sai che? Quando il lavoratore dipendente può essere trasferito dall’azienda

Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2013

Niente trasferimento senza motivazioni concrete e dettagliate: non basta la carenza di addetti nella sede.

Il lavoratore può essere trasferito per ragioni tecniche, organizzative e produttive, ma esse vanno descritte in maniera dettagliata e non generica. Così è orientata la giurisprudenza in materia di controversie sullo spostamento dei lavoratori, tematica che, negli ultimi anni, si intreccia con le situazioni di difficoltà economica delle aziende.

Vediamo, dunque, quali sono gli orientamenti espressi recentemente dalla Cassazione su questo tema.

Spostamenti e crisi

È illegittimo il trasferimento del lavoratore se nella sede non c’è esubero di personale [1]. Secondo la Suprema corte il trasferimento è illegittimo se mancano reali ragioni organizzative, anche nel caso in cui nell’unità produttiva di destinazione ci sia un’effettiva mancanza di manodopera.

Il trasferimento della sede di lavoro che risulti gravoso per il dipendente deve essere motivato [2].  La soppressione del posto, infatti, e l’assegnazione a una nuova sede, pur rientranti in una scelta imprenditoriale, non devono essere gravose al dipendente, o tali da comportare notevoli rischi e sacrifici.

I limiti per il datore

Il datore di lavoro ha ancora minore libertà di cambiare sede a chi assiste un parente disabile non grave [3].

Secondo la Cassazione, il codice civile [4] stabilisce che l’esigenza dell’azienda di trasferire il lavoratore può essere accolta solo “per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” dell’impresa. Lo scopo è evidentemente quello di limitare il più possibile lo spostamento della sede di lavoro che comporterebbe ricadute pregiudizievoli sul lavoratore non solo in termini economici, ma anche sul piano familiare.

Secondo la giurisprudenza, le comprovate ragioni organizzative possono consistere anche in una incompatibilità ambientale del dipendente (per esempio, se questi non va d’accordo coi colleghi o coi superiori gerarchici) [5].

Il danno del lavoratore deve essere provato

Il lavoratore che assume di aver subito un pregiudizio dall’illegittimo trasferimento deve provare il danno non patrimoniale. Dunque, il danno non è provato per il solo fatto del trasferimento, ma bisogna documentare il peggioramento delle condizioni di vita [6].

Nella stessa unità non c’è trasferimento

Per la Cassazione [7], il trasferimento si realizza con il mutamento definitivo del luogo geografico di esecuzione della prestazione, normalmente da una unità produttiva a un’altra. Non è trasferimento quando invece c’è uno spostamento nella stessa unità, salvo i casi in cui quest’ultima comprenda uffici notevolmente distanti tra loro. Così, precisano i giudici, si configura il trasferimento del lavoratore anche senza il cambiamento della residenza, quando lo spostamento del luogo di esecuzione del lavoro comporti comunque a lui e alla sua famiglia disagi apprezzabili e che quindi necessitano di essere indennizzati perché meritevoli di tutela.

Provvedimento non necessariamente scritto

Il provvedimento di trasferimento del lavoratore da una unità produttiva a un’altra non deve necessariamente presentare una forma predeterminata, salvo poi l’onere del datore di dimostrare in giudizio le circostanze che lo giustificano. La giurisprudenza consolidata su questo punto ha affermato tuttavia che il lavoratore può chiedere che il datore precisi le ragioni alla base del trasferimento. Poiché non esiste una norma di legge, si fa riferimento infatti ai termini per la richiesta dei motivi del licenziamento: il lavoratore può chiedere i motivi entro 15 giorni dalla comunicazione e il datore deve comunicarli entro i successivi sette giorni, anche in forma orale [8].

Il rifiuto del lavoratore

Il lavoratore può rifiutare una prestazione se il provvedimento di trasferimento in un’altra sede non è adeguatamente motivato? La Cassazione non è costante. In un recente caso ha riconosciuto tale diritto al dipendente [9]; in un altro caso, invece lo ha negato [10].

Il primo orientamento, però, appare quello più seguito e costante.

Quindi, il rifiuto del lavoratore di lavorare è pienamente giustificato.

note

[1] Cass. sent. n. 20913 del 12.09.2013.

[2] Cass. sent. n. 21712 del 4.12.2012.

[3] Cass. sent. n. 9201/2012.

[4] Art. 2103 cod. civ. coordinato con l’articolo 33, comma 5, della legge 104/1992.

[5] C. App. Torino, sent. n. 88 del 26.01.2012.

[6] Cass. sent. n. 11527 del 14.05.2013.

[7] Cass. sent. n. 22695 del 2.11.2011.

[8] Cass. sent. n. 23675 del 23.11.2010.

[9] Cass. sent. n. 11927 del 16.05.2013.

[10] Cass. sent. n. 8843 del 11.04.2013.


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3 Commenti

  1. LA DITTA MI VUOLE TRASFERIRE IN SEDE DI PIACENZA ESSENDO UN SICILIANO CON LA RESIDENZA A GELA,POI CON LORO 8 ANNI FA O COSTITUITO UN CONTRATTO DI TRASFERTISTA E TURNISTA,ALLA QUALE PERCEPISCO TRASFERTA E Indennità VARIE..
    MENTRE MI VUOLE MANDARE IN SEDE A PAGA SINDACALE E PER DI PIù NON MI VUOLE RICONOSCERE LA TRASFERTA E LAVORANDO 8 ORE AL GIORNO E SABATO E DOMENICA ACASA.

  2. Salve, lavoro per un’azienda da circa 25 anni, da addetto vendita copro un ruolo di capo settore freschi, con inquadramento di II livello.
    Due anni fa il primo spostamento in giroconto presso altri negozi, 100 km al giorno andata e ritorno, ma spesato.
    Dopo 16 mesi e cinque negozi rientro alla base.
    A maggio mi viene proposto un trasferimento presso uno dei negozi da ristrutturare, dove hanno problemi di gestione nel settore di mia competenza.
    La proposta di trasferimento e’ compreso una diaria per sostenere le spese della viabilita’, quindi accetto.
    Dal 15 maggio sono stato trasferito e mi hanno lasciato a paga sindacale senza nessun contributo, nulla.
    Cerco di contattare il capo del personale, ma non e’ mai reperibile, tramite capo zona dice che sta lavorando per me.
    Non riuscendo a sostenere le spese, essendo separato con un mantenimento e un mutuo da pagare,ho chiesto degli anticipi stipendio , ma senza risultato.
    Da premettere che mi hanno rimpiazzato con un altro capo settore nel negozio dove ero in forza.
    Posso oppormi a tutto questo?
    Posso chiedere il rientro alla sede di origine?
    Grazie anticipatamente.

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