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Usare indirizzo email falso: è reato?

14 Maggio 2020
Usare indirizzo email falso: è reato?

Quando fingere di essere un’altra persona, aprire un account con un nome altrui o un nickname è vietato. Il reato di sostituzione di persona. 

Quando una piattaforma, un social network o un server di posta elettronica richiede i dati dell’utente ai fini della sua registrazione è normale serbare una certa riluttanza. Si teme la perdita della privacy e l’utilizzo delle proprie generalità per fini illeciti. Sono del resto all’ordine del giorno le razzie dei criminali informatici, ormai abili a “bucare” i sistemi di sicurezza dei siti, anche quelli più importanti. Così quasi tutti abbiamo aperto un account email utilizzando un nome di fantasia, un nickname o un nomignolo. 

C’è però chi si comporta in questo modo con lo scopo preciso di indurre in errore gli altri e ottenere dei vantaggi. Si pensi al caso di chi si spaccia per un noto avvocato al fine di incutere timore a una persona o che finga di essere il capo reparto di una grossa azienda per carpire le attenzioni di una giovane ragazza intenzionata a proporre la propria assunzione. 

Cosa si rischia in questi casi? Usare un indirizzo email falso è reato?

Se hai già fatto qualche ricerca su internet ti sarai accorto che, su svariati siti che trattano l’argomento, si dice genericamente che utilizzare un indirizzo email falso è reato. Vengono peraltro citate numerose sentenze della Cassazione a conferma di ciò. In verità, non è così automatico incappare nell’illecito penale. Non basta cioè creare un account con un nome inventato per andare in carcere. Questo perché la norma del codice penale che disciplina il reato di «sostituzione di persona» richiede “qualcosa in più” rispetto al semplice fatto di fornire false generalità. 

Di tanto parleremo meglio nel corso del presente articolo. Spiegheremo cioè se usare un indirizzo email falso è reato e quando, invece, non si rischia nulla. Ma procediamo con ordine.

Cosa significa usare un indirizzo email falso?

Le ipotesi che vengono subito in mente quando si parla di indirizzo email falso sono essenzialmente tre: 

  • c’è innanzitutto il caso di chi ruba il nome ad una persona reale. Si pensi a un ragazzo che apre un account email con il nome Maria De Filippi (la nota presentatrice televisiva che spesso è in cerca di giovani talenti); 
  • c’è poi il caso di chi crea un nome senza alcuna intenzione di sostituirsi a un soggetto esistente, utilizzando delle generalità che possono apparire del tutto sconosciute a chiunque, non riferite quindi a un soggetto specifico. Si pensi a chi apre un’email con il nome Mario Rossi o Donato Brambilla o a chi modifica il proprio nome e cognome con piccole correzioni (ad esempio, Dorothy al posto di Dorotea o Rosasuperstar al posto di Rosaria); 
  • infine, c’è il caso di chi inventa un nome di fantasia, uno pseudonimo o, come si suol dire oggi, un nickname. Si pensi a chi adotta il nome “ObiWan” o “Kiss40”.

Reato di sostituzione di persona

Ora vediamo invece cosa dice la legge in merito al comportamento di chi crea un account di posta elettronica fornendo generalità false.

La norma è contenuta all’articolo 494 del codice penale che sanziona il reato di sostituzione di persona. 

Bisogna leggere con attenzione ciò che sta scritto in tale disposizione per comprendere se e quando usare un indirizzo email falso è reato. Ne riportiamo dunque l’esatto testo.

«Chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sè o ad altri un falso nome […] è punito […] con la reclusione fino a un anno».

La norma, quindi, punisce indifferentemente: 

  • sia chi usa il nome di una persona realmente esistente (dice l’articolo: «sostituendo la propria all’altrui persona»);
  • sia chi usa un nome di fantasia o uno pseudonimo (dice l’articolo: «attribuendo a sè o ad altri un falso nome»).

La legge quindi fa rientrare nel reato tutte e tre le ipotesi che abbiamo visto all’inizio di questo paragrafo. Ma attenzione: non basta il semplice fatto di aprire un’email con nome non vero per far scattare l’illecito penale. La legge, infatti, subordina il reato ad altri due presupposti:

  • uno scopo illecito che può essere:
    • il fatto di procurare a sé o ad altri un vantaggio (vantaggio non necessariamente di natura economica);
    • oppure il fatto di arrecare un danno ad altri;
  • l’induzione in errore della vittima, ossia far credere all’altro interlocutore di essere una persona che non si è.

Pertanto, non c’è reato se:

  • chi adotta un account email con un nome falso non persegue uno scopo illecito ma sta solo cercando di tutelare la propria privacy, senza però approfittare degli altri;
  • chi adotta un account email con nome falso all’atto pratico poi si identifica per il suo reale nome. Non è, infatti, reato il semplice fatto di creare un account email falso, ma il voler far credere alle altre persone di essere chi non si è. Quindi, chi apre un account con il nome Pippo Baudo, ma poi, nel momento in cui intrattiene la conversazione con un’altra persona, si identifica non commette reato. Non commette reato neanche chi si attribuisce un nome di fantasia che non corrisponde a nessun soggetto vivente, sicché è naturale che l’altro conversante capisca che non si tratta del suo nome vero. Si pensi a chi ha un’email con il nome “Superman”.

La Cassazione [1] ha detto che integra il reato di sostituzione di persona la condotta di colui che crei ed utilizzi un account di posta elettronica, attribuendosi falsamente le generalità di un diverso soggetto, inducendo in errore gli utenti della rete internet nei confronti dei quali le false generalità siano declinate e con il fine di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese, subdolamente incluso in una corrispondenza idonea a lederne l’immagine e la dignità (nella specie, a seguito dell’iniziativa dell’imputato, la persona offesa si ritrovò a ricevere telefonate da uomini che le chiedevano incontri a scopo sessuale).

Si può avere un’email con nome falso?

Da quanto appena visto, è chiaro che il solo fatto di avere un’account email con un nome non proprio o inventato non è reato. Il reato scatta a seconda dell’utilizzo che si fa di tale account: è cioè legato allo scopo perseguito (un vantaggio illecito o un danni ad altri) e al mezzo con cui tale vantaggio viene perseguito (far cadere gli altri in errore). Se manca anche uno solo di tali elementi non ci può essere reato. 

Quindi, chi usa un nome falso solo per fare uno scherzo, poi rivelando la propria identità, non può essere punito.

Può essere, invece, punito chi ad esempio:

  • usa il nome di un’altra persona per far ricadere su quest’ultima le conseguenze delle proprie condotte e magari diffamarla;
  • usa il nome di una persona famosa per attirare la vittima in un tranello e sottrarle dei soldi;
  • usa il nome di una persona importante per attirare una giovane ragazza e averne le compiacenze a letto;
  • usa un altro nome per non far sapere chi è e, in tal modo, procurarsi degli ingiusti profitti (si pensi a una persona sottoposta a indagini).

Per la punizione del reato basta l’intenzione di perseguire lo scopo illecito, al di là del fatto che tale scopo sia realizzato.

È illecito non solo lo scopo rivolto a raggiungere un utile economico, ma anche quello di chi vuol danneggiare altri, stringere amicizie influenti, evitare che vengano scoperte le proprie azioni criminose, conoscere i segreti altrui oppure conquistare una relazione sentimentale. 

Altri casi del reato di sostituzione di persona

Il reato di sostituzione di persona non scatta solo quando si usa un nome non proprio ma anche quando:

  • ci si attribuisce un falso stato: si pensi a una persona coniugata che si spaccia per single solo per avere una relazione con un contatto trovato su un social network;
  • ci si attribuisce una qualità cui la legge riconosce effetti giuridici: si pensi a chi dice di essere un parroco solo per ricevere delle confidenze altrui o sostiene di essere un avvocato o un noto fotografo quando invece non lo è.

Allo stesso modo, è sostituzione di persona il fatto di creare un falso profilo social attribuendosi l’identità di un’altra persona. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 46674/2007.


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