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Lavorare in cassaintegrazione per aiutare l’azienda: quali rischi

15 Maggio 2020 | Autore:
Lavorare in cassaintegrazione per aiutare l’azienda: quali rischi

Il dipendente che lavora volontariamente e gratuitamente durante un periodo di cassa integrazione a zero ore è perseguibile?

A causa dell’attuale emergenza epidemiologica, che ha comportato la sospensione e la riduzione dell’attività di moltissime aziende, sono numerosi i lavoratori collocati in cassaintegrazione, o comunque beneficiari di un trattamento d’integrazione salariale.

Grazie a questi trattamenti, previsti per il periodo di emergenza, il lavoratore beneficia di un’integrazione del salario, erogata a seconda delle ipotesi a carico dell’Inps o delle Regioni, pari normalmente al lordo all’80% della retribuzione che sarebbe spettata per le ore non lavorate.

Ma che cosa succede se il lavoratore decide comunque di svolgere la propria attività durante le ore integrate? Si configura una truffa ai danni dello Stato, dell’Inps o della regione? Sono applicate delle sanzioni penali o amministrative?

E se il beneficiario si mette a lavorare in cassaintegrazione per aiutare l’azienda: quali rischi corre? Può essere comunque sanzionato?

Proviamo a fare chiarezza, sulla base delle regole generalmente previste per i dipendenti beneficiari delle integrazioni salariali. A carico del lavoratore che fruisce del trattamento di cassaintegrazione sono infatti previsti alcuni obblighi e divieti: facciamo dunque il punto della situazione.

Obblighi di politica attiva del lavoro: misure di condizionalità

I beneficiari di cassaintegrazione ordinaria per i quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50% dell’orario di lavoro, calcolato in un periodo di 12 mesi, possono essere convocati in un orario compatibile con la prestazione lavorativa dal centro per l’impiego, per stipulare il patto di servizio personalizzato.

Se il dipendente cassintegrato non si presenta alle convocazioni le sanzioni sono le seguenti:

  • decurtazione di 1/4 di 1 mensilità dell’indennità d’integrazione salariale per la prima mancata presentazione;
  • decurtazione di 1 mensilità per la seconda mancata presentazione;
  • decadenza dalla prestazione per l’ulteriore mancata presentazione.

Se il dipendente cassintegrato non si presenta alle iniziative di orientamento le sanzioni sono le seguenti:

  • decurtazione di 1/4 di 1 mensilità dell’indennità d’integrazione salariale per la prima mancata presentazione;
  • decurtazione di 1 mensilità per la seconda mancata presentazione;
  • decadenza dalla prestazione per l’ulteriore mancata presentazione

Se il dipendente cassintegrato non si presenta alle iniziative formative le sanzioni sono le seguenti:

  • decurtazione di 1 mensilità per la prima mancata presentazione;
  • decadenza dalla prestazione per l’ulteriore mancata presentazione

Tuttavia, a causa dell’emergenza epidemiologica, per due mesi a decorrere dall’entrata in vigore del decreto Cura Italia sono sospese, al fine di limitare gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari, le misure di condizionalità connesse alla fruizione delle integrazioni salariali, nonché i termini per le convocazioni da parte dei centri per l’impiego per la partecipazione ad iniziative di orientamento.

Lavorare durante la cassaintegrazione: quali conseguenze?

Se il lavoratore beneficiario della cassaintegrazione svolge un’attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale, più precisamente durante le ore integrate che in teoria non dovrebbero essere lavorate:

  • non ha diritto al trattamento di integrazione salariale per le giornate di lavoro effettuate [1];
  • decade dal diritto al trattamento di integrazione salariale se non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla sede territoriale dell’Inps dello svolgimento di tale attività [2].

In buona sostanza, non c’è un divieto assoluto di svolgere attività lavorativa per il beneficiario d’integrazione salariale, ma questi deve avvertire l’Inps, perché sospenda il trattamento spettante. Non rileva quale tipo di attività lavorativa sia svolta, se autonoma, parasubordinata o subordinata, così come non rileva che sia a favore dell’azienda la cui attività è stata ridotta, per aiutare il datore di lavoro: le sanzioni previste sono le stesse.

Ma quindi in cassa integrazione si può lavorare o no?

Dipende dalla tipologia d’integrazione salariale, se riconosciuta per sospensione o riduzione dell’attività, totale o parziale. Se la sospensione è a zero ore significa che per il periodo indicato dal datore di lavoro i dipendenti non devono prestare alcuna attività lavorativa. Se invece la sospensione è parziale, cioè alternata a periodi di lavoro, oppure se l’orario giornaliero è ridotto, significa che lo svolgimento dell’attività per l’azienda può avvenire ad orario ridotto, o solo in certe giornate.

Attività compatibili

L’attività di lavoro e l’integrazione salariale sono compatibili se la nuova attività di lavoro dipendente intrapresa, per la collocazione temporale in altre ore della giornata o in periodi diversi dell’anno, non sarebbe andata in contrasto con l’attività lavorativa principale, che ha dato luogo all’integrazione salariale.

È possibile, durante i periodi di integrazione salariale, utilizzare il contratto di prestazione occasionale, in tutti i settori produttivi, nei limiti massimi previsti. Questo contratto non può essere utilizzato, chiaramente, dall’azienda la cui attività è stata ridotta o sospesa. Ricordiamo, infatti, che non è possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionali da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso (o abbia avuto in corso nei 6 mesi precedenti) un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

Dovere di fedeltà

Bisogna comunque ricordare che il dipendente, in costanza di rapporto di lavoro, anche se sospeso per effetto delle integrazioni salariali, deve rispettare il dovere di fedeltà [3], anche in relazione a possibili prestazioni lavorative rese in regime autonomo.

Lavori di pubblica utilità

I lavoratori che fruiscono di cassaintegrazione, in costanza di rapporto, possono essere chiamati a svolgere attività a fini di pubblica utilità, sotto la direzione e il coordinamento di amministrazioni pubbliche, nel territorio del comune in cui risiedano.

L’utilizzazione dei cassintegrati in queste attività, sulla base di specifiche convenzioni, non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro e deve avvenire in modo da non incidere sul corretto svolgimento del rapporto in corso.

I lavoratori utilizzati sono impegnati entro specifici limiti massimi di orario. L’utilizzatore deve attivare, in favore dei cassintegrati coinvolti nelle attività, idonee coperture assicurative presso l’Inail per lo svolgimento dell’attività lavorativa e la responsabilità civile verso terzi.


note

[1] Art. 8, co. 2, D.Lgs. 148/2015.

[2] Art. 8, co. 3, D.Lgs. 148/2015.

[3] Art. 2105 Cod. Civ.


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