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Casa pagata dal marito: ha diritto al rimborso?

23 Maggio 2020
Casa pagata dal marito: ha diritto al rimborso?

Ho acquistato con denaro personale un’abitazione con mia moglie per poi cointestarla con la medesima al 50%. Ora che stiamo per divorziare, vorrei sapere, in caso di vendita dell’immobile, se posso avere il rimborso dalla mia ex di quanto ho speso

L’acquisto di un immobile in costanza di matrimonio, anche se in regime di separazione dei beni, effettuato con denaro proprio e cointestato al coniuge, secondo la Suprema Corte di Cassazione [1] deve inquadrarsi nello schema della donazione indiretta.

Secondo i giudici, infatti, in una situazione come questa, si compie un atto giuridico con il quale, perseguendo un fine di liberalità, si realizzano gli stessi effetti di una donazione, anche se con uno schema contrattuale diverso rispetto a quello tipico.

In altri termini, essendo i protagonisti della vicenda marito e moglie, poiché la cointestazione è avvenuta durante il normale rapporto matrimoniale, l’impiego di denaro proprio appare come un regalo, fatta salva, però, la prova contraria.

Pertanto, il coniuge, che si trova in una situazione come quella in esame, deve dimostrare che nel suo comportamento assunto all’epoca dell’acquisto dell’immobile, mancasse del tutto lo spirito di liberalità, tecnicamente definito animus donandi.

Ad esempio, potrebbe e dovrebbe dimostrare che si è trattata di un’intestazione puramente fiduciaria, cioè fatta senza alcuna volontà di donare parte dell’immobile al coniuge, ma caratterizzata dall’obbligo per il beneficiario di ritrasferire il bene [2] e in rapporto a quanto è stato pagato personalmente dall’altro.

Si tratterebbe, però, di una prova non automatica, cioè non solo, semplicemente, ricavabile dall’impiego di denaro personale, ma nemmeno dal fatto che nell’atto di compravendita manca il riferimento ad un eventuale spirito di liberalità nel realizzare la cointestazione. Secondo la Cassazione, infatti, la mancanza del citato animus donandi deve essere dimostrata diversamente. Essa deve emergere dalla rigorosa valutazione di tutte le circostanze che hanno caratterizzato il caso concreto e sempreché le stesse siano state invocate nel corso dell’azione legale e debitamente provate dal soggetto che ne aveva interesse [3].

Allo stato attuale, quindi, la divisione in parti uguali del corrispettivo ricavato dalla vendita dell’immobile appare la conseguenza più naturale alla luce dell’attuale cointestazione al 50% con sua moglie e in virtù dei principi sanciti dalla giurisprudenza appena richiamata. Ovviamente, e qui concludo, lei avrebbe la possibilità di dimostrare che non c’è stata alcuna donazione indiretta; tuttavia, potrà e dovrà farlo avviando un’azione legale nei confronti di sua moglie, nella quale dovrà assolvere all’onere probatorio a suo carico, così come descritto in precedenza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello

note

[1] Cass. civ. sent. n. 24160/2018

[2] Cass. civ. sent. n. 3134/2012

[3] Cass. civ. sent. n. 4682/2018


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