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Versamento di somme sul conto di un familiare: rischi

14 Maggio 2020
Versamento di somme sul conto di un familiare: rischi

È illegale versare contanti o fare bonifici sul conto corrente della moglie o del marito? Quali sono i problemi con l’Agenzia delle Entrate?

Regalare dei soldi alla propria moglie è normale e, anzi, fa parte degli obblighi connessi al matrimonio: tra coniugi, infatti, si presume che vi sia un dovere di reciproca solidarietà ed assistenza. Sicché, è naturale che dal conto del marito partano dei bonifici sul conto della moglie. Tant’è vero che, quando si tratta di effettuare un accertamento tramite redditometro, l’Agenzia delle Entrate considera il reddito complessivo del nucleo familiare e non quello del singolo contribuente. 

Allo stesso modo, le liberalità tra genitori e figli – specie se non ancora autosufficienti e conviventi – sono parte del dovere di padre e madre di mantenere la prole fino all’indipendenza economica. Anche in questo caso, dunque, non c’è alcun pericolo nel far transitare una somma di denaro da un conto a un altro. 

Tuttavia, effettuare un versamento di somme sul conto di un familiare può comportare dei rischi. Rischi che sono per lo più collegati ad eventuali contestazioni fiscali. 

Cerchiamo di fare una sintesi delle principali problematiche che potrebbero verificarsi anche alla luce delle recenti pronunce della giurisprudenza.

Accertamento sui versamenti in contanti

Quando si fa una donazione di denaro ad un familiare bisognerebbe avere l’accortezza di procedere con un bonifico o con un assegno non trasferibile. Tali mezzi di pagamento sono, infatti, “tracciabili” e garantiscono in qualsiasi momento la prova dell’avvenuto spostamento del denaro. Così, se mai dovesse intervenire un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, il titolare del conto corrente potrebbe sempre dimostrare la provenienza lecita del denaro. 

Le cose vanno diversamente quando si agisce con i contanti. Si pensi al marito che regala alla moglie, ogni mese, mille euro cash e questa li versa sul proprio conto. In tal caso, l’Agenzia delle Entrate non sarà in grado di risalire alla fonte del denaro e potrebbe imputare alla moglie un reddito in nero ossia non dichiarato. 

Difatti, secondo il Testo unico delle Imposte sui redditi [1], ogni accredito sul conto corrente si presume essere reddito, salvo prova contraria. Il che significa che il titolare del conto è tenuto a fornire la prova del fatto che la soma in contestazione non è soggetta a imposta, essendo ad esempio il frutto di redditi esenti o già tassati alla fonte.

Accertamento esteso al conto corrente del coniuge 

Secondo un recente indirizzo della Cassazione [2], è ben possibile estendere un accertamento fiscale dal conto del marito a quello della moglie quando su quest’ultimo risultino degli accrediti non tracciabili (frutto di versamenti in contanti), sicché è presumibile che siano il frutto del denaro non dichiarato dal coniuge.

Si pensi a una coppia ove il marito è un libero professionista e riesce a fare del nero. Non potendo accreditare tale denaro sul proprio conto, decide di aprirne uno a nome della moglie, per poi effettuare su di esso i versamenti dei contanti. In tal caso, non essendovi provenienza del denaro, l’Agenzia delle Entrate è in grado di estendere le indagini anche sul conto del familiare presumendo che vi sia una intestazione fittizia.

Accertamento tramite redditometro

Citavamo in apertura i rischi di un accertamento tramite redditometro: questo scatta tutte le volte in cui il tenore di vita di una persona è superiore al reddito da questa dichiarato, cosa che abitualmente succede quando si intestano beni di lusso (case o auto) oppure si stipulano contratti di affitto o di mutuo per rate troppo elevate.

L’Agenzia delle Entrate spia le spese di ogni contribuente – quelle almeno che sono “registrate” – e le confronta con la dichiarazione dei redditi. Se le prime superano di oltre il 20% il reddito dichiarato, scatta un invito a fornire spiegazioni. Le difese del contribuente necessitano di prova scritta con data certa. In quel caso, se il maggior reddito deriva dalle donazioni di un familiare, sarà bene dimostrarlo con la tracciaiblità di bonifici o di assegni.

Il contante, ancora una volta, genera problemi e rischi di un accertamento fiscale. Come dicevamo, però, il problema si pone solo quando l’accertamento viene esteso a familiari non conviventi: tra coniugi o tra genitori e figli si presume che vi sia una reciproca assistenza. Anche in tali ipotesi, però, per dormire sonni tranquilli, sarà sempre necessario adottare i bonifici o gli assegni.


note

[1] D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32.

[2] Cass. sent. n. 32427 dell’11.12.2019.


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