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Cattivi pagatori elenco

15 Maggio 2020 | Autore:
Cattivi pagatori elenco

Tutte le informazioni necessarie sulla lista nera di coloro ai quali le banche non concedono credito, dall’iscrizione alle modalità di cancellazione.

Quando si hanno difficoltà nel rimborsare le rate di un finanziamento si teme, a ragione, di subire un pignoramento da parte della banca o della finanziaria. I possibili problemi, però, non si fermano qui: c’è anche il rischio di essere inseriti nella blacklist della Banca d’Italia, contenente i nomitativi delle persone che gli Istituti di credito reputano poco affidabili. In quali casi avviene l’iscrizione? Quali sono le conseguenze? E soprattutto, c’è la possibilità di ottenere la cancellazione? Leggi questo articolo: vi troverai tutto quello che occorre sapere sull’elenco dei cattivi pagatori.

Cos’è l’elenco dei cattivi pagatori?

L’elenco dei cattivi pagatori è una lista di nominativi gestita dalla Centrale rischi della Banca d’Italia. Vi vengono inseriti coloro che hanno una difficoltà persistente a pagare i debiti con banche e finanziarie.

Quali sono le conseguenze dell’iscrizione?

Essere inseriti nella Centrale rischi significa essere considerati poco affidabili da parte degli Istituti di credito. Di conseguenza, per tutto il periodo di durata dell’iscrizione, vi è l’assoluta impossibilità di ottenere ulteriore credito da parte di banche e finanziarie. Stop quindi a prestiti, mutui e finanziamenti in generale, ma anche a fidi sul conto corrente.

Inoltre, non si possono emettere assegni e non si può fare uso delle carte di credito.

In quali casi avviene l’iscrizione?

L’iscrizione alla Centrale rischi avviene su segnalazione dell’Istituto di credito, che mensilmente trasmette alla Banca d’Italia i dati di coloro che risultano essere in ritardo nel rimborso dei finanziamenti.

Non basta, però, il ritardo nel pagamento di una o due rate a giustificare la segnalazione: la Corte di Cassazione [1] ha chiarito che occorre che vi sia un debito consistente, tale da far presumere fondatamente che il debitore si trovi in stato d’insolvenza. Questo termine sta a significare che una persona versa in condizioni di gravissima difficoltà economica e non può più far fronte ai propri impegni.

L’Istituto di credito, prima di procedere alla segnalazione, deve avvisare il debitore a mezzo raccomandata a.r., comunicandogli in maniera chiara e senza possibilità di equivoci l’imminenza dell’iscrizione [2].

Inoltre, l’Arbitro Bancario Finanziario ha stabilito [3] che la banca o la finanziaria deve assegnare all’interessato un termine ragionevole per provvedere al pagamento ed evitare così di essere inserito nella banca dati della Centrale rischi. Nello stabilire detto termine occorre tenere conto del tempo necessario perchè il debitore riceva la raccomandata e ne prenda effettivamente conoscenza (quindi, anche dell’eventuale periodo di giacenza).

Se consideriamo le gravi conseguenze derivanti dall’iscrizione, è facile comprendere le ragioni di queste cautele.

Chi può accedere alla banca dati?

L’elenco dei cattivi pagatori contiene dati sensibili, che non possono essere portati a conoscenza di chiunque. Possono accedervi gli Istituti di credito e le persone direttamente interessate.

Gli Istituti di credito hanno la possibilità di controllare sempre questa banca dati. Ciò si rivela importantissimo quando una persona fa una richiesta di finanziamento. La banca o la finanziaria, in tale occasione, controlla se il richiedente sia presente nella Centrale rischi. In caso affermativo deve negare il finanziamento. Ciò serve ad evitare di prestare denaro a soggetti che non potranno mai restituirlo.

Il diretto interessato può fare richiesta di accesso alla banca dati per conoscere la propria posizione. Dalla consultazione potrà apprendere se risulta iscritto e da quanto tempo. La richiesta può essere fatta in due modi:

  • presentandola alla propria banca o finanziaria. In questo caso, il richiedente saprà se e quando l’Istituto di credito ha effettuato la segnalazione;
  • direttamente alla Banca d’Italia. In questo modo l’interessato può apprendere se esistono segnalazioni da parte di diversi Istituti di credito. Si tratta di un’opzione preferibile quando si sono intrattenuti rapporti con più banche e finanziarie.

Inoltre, ai sensi del Testo Unico Bancario [4], se un soggetto che richiede un finanziamento è un consumatore, qualora il finanziamento venga negato l’Istituto di credito deve informarlo sulla sua eventuale presenza in Centrale rischi e fornirgli tutti i dati relativi all’iscrizione. In questo modo il consumatore avrà modo di valutare la fondatezza del rifiuto.

Una precisazione: cosa si intende per consumatore? Secondo quanto previsto dal Codice del consumo [5] si tratta di una persona che agisce per scopi estranei alla propria attività professionale o d’impresa. Quindi, il finanziamento deve essere chiesto per scopi personali, non legati a detta attività.

Ti faccio un esempio.

Marco è un avvocato. Se decide di chiedere un finanziamento per l’acquisto di alcune attrezzature per il suo studio, agisce per scopi legati alla sua attività professionale e non va considerato un consumatore. Ma se Marco chiede un finanziamento per comprare gli elettrodomestici di casa, non agisce come professionista e si considera consumatore.

Lo stesso vale per imprenditori, artigiani, commercianti.

Cosa rischiano i coobbligati?

Quando si ottiene un finanziamento, oltre al debitore principale possono essere coinvolte nei rapporti con l’Istituto di credito anche altre persone, chiamate a rispondere del mancato pagamento delle rate. Questi soggetti vengono detti coobbligati.

Precisamente, si considerano coobbligati:

  • i cointestatari del finanziamento. Si tratta di tutte le persone alle quali quest’ultimo è intestato. Se, ad esempio, due coniugi chiedono a una banca il denaro per l’acquisto di una casa, il mutuo sarà intestato a nome di entrambi, che pertanto saranno cointestatari;
  • il terzo datore di ipoteca. Di solito, per i finanziamenti più consistenti, gli Istituti di credito chiedono di essere garantiti da un’ipoteca su uno o più immobili del richiedente. L’ipoteca è una forma di garanzia: in caso di mancato pagamento la banca o la finanziaria potrà far vendere gli immobili ipotecati e soddisfarsi sul ricavato. Se il richiedente non ha proprietà immobiliari, il bene da ipotecare potrebbe essere messo a disposizione da una terza persona, di solito un parente o un amico;
  • il fideiussore. La fideiussione è una garanzia data da un terzo, che sarà chiamato a pagare il debito qualora non lo faccia il debitore principale;
  • i soci di società di fatto o società di persone (società semplice e in nome collettivo), nonchè i soci accomandatari di società in accomandita semplice e per azioni).

Secondo la giurisprudenza [6] l’iscrizione del debitore principale nell’elenco dei cattivi pagatori non comporta automaticamente l’iscrizione dei coobbligati. Essi devono essere informati preventivamente, come il debitore principale, e la segnalazione dei loro nominativi è possibile solo se appare certo che versino in una situazione di grave difficoltà economica, tale da escludere che possano effettuare il pagamento del debito.

Come cancellarsi dall’elenco dei cattivi pagatori?

La cancellazione dalla Centrale rischi avviene automaticamente al verificarsi di una delle seguenti condizioni:

  • se il debito è stato interamente pagato, oppure se ne è stata versata una parte consistente, tale da far ritenere che il debitore non si trovi più in stato d’insolvenza;
  • se il debito è stato pagato da una terza persona;
  • se l’Istituto di credito ha rinunciato a qualsiasi azione di recupero del credito, ritenendola inutile. Pensa al caso di un debitore che non abbia uno stipendio nè alcun bene da pignorare;
  • se la banca o la finanziaria ha ceduto il credito. Vi sono, infatti, società che acquistano crediti confidando nella possibilità di poterne ottenere il pagamento dal debitore, in maniera spontanea o mediante azioni legali. Il prezzo che pagano è inferiore rispetto al valore del credito: ciò conviene sia alle banche, che in questo modo riescono ad avere rimborsata una parte del loro denaro, che alle stesse società acquirenti, sempre naturalmente che riescano a recuperare la somma;
  • se il debitore ha fatto ricorso all’esdebitazione. Si tratta di una procedura, prevista dalla legge [7], che consente una forte riduzione dell’importo dei propri debiti;
  • se è intervenuta la prescrizione del credito. La prescrizione [8] è l’estinzione dei diritti per effetto del decorso del tempo. Nel caso dei finanziamenti, il diritto dell’Istituto di credito a pretendere il pagamento si prescrive in 10 anni, decorrenti dalla scadenza di ciascuna rata. Qualora, durante questo tempo, l’Istituto di credito faccia una richiesta formale di pagamento al debitore, la prescrizione si interrompe e ricomincia a decorrere dall’inizio, sempre per 10 anni.

Cosa fare se l’iscrizione avviene per errore?

Può essere che la segnalazione da parte della banca o della finanziaria avvenga per errore; oppure può essere che non sia stata rispettata la necessaria procedura (accertamento dello stato d’insolvenza e preventiva comunicazione con assegnazione di un termine per pagare). In entrambi, i casi l’interessato può chiedere la cancellazione, oltre al risarcimento del danno subito.

A questo scopo, egli può percorrere due strade:

  • rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario. Si tratta di un organismo indipendente che decide sui rapporti tra Istituti di credito e clienti;
  • chiedere al giudice un provvedimento d’urgenza per ottenere l’immediata cancellazione e successivamente iniziare una causa finalizzata al risarcimento del danno.

Esistono altri elenchi di cattivi pagatori?

L’unico vero e proprio elenco di cattivi pagatori è quello tenuto dalla Centrale rischi. Esistono però altri elenchi, consultabili da banche e finanziarie, che le stesse utilizzano per valutare la posizione delle persone che chiedono loro credito.

Si tratta di banche dati, tenute da società private (come Crif, Experian, Consorzio tutela credito, Assilea), che raccolgono i nominativi di tutti coloro che richiedono finanziamenti e le informazioni sul rimborso delle rate. Vi vengono iscritti, quindi, anche i debitori puntuali nei pagamenti. La segnalazione dei ritardi nei versamenti avviene anche per piccoli importi; il debitore viene preventivamente informato tramite sms.

Le annotazioni negative in queste banche dati non hanno gravi conseguenze: infatti gli Istituti di credito possono decidere di concedere ugualmente un finanziamento, considerando l’interessato una persona affidabile nonostante il suo debito.

Pensa, ad esempio, al caso di una persona che è perfettamente in grado di rimborsare un finanziamento, ma che, a causa di un ritardo nel pagamento dello stipendio, ha dovuto far slittare di qualche giorno il versamento di una rata.


note

[1] Cass. sent. n.7958/2008.

[2] Trib.Verona, sent. 27.05.2014.

[3] A.B.F. Milano del 19.04.2013.

[4] Art. 125 D. Lgs. n. 385/1993.

[5] D. Lgs. n.206/2005.

[6] Trib. Nola, sent. 11.07.2014.

[7] D. Lgs. n. 14/2019.

[8] Art. 2934 cod. civ.


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