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Obiezione di coscienza: ultime sentenze

18 Marzo 2021
Obiezione di coscienza: ultime sentenze

Risoluzione del potenziale conflitto tra libertà del paziente e coscienza del medico; annullamento della libertà di autodeterminazione del paziente.

Scelta professionale di obiezione di coscienza

È legittimo il diniego di affissione di manifesti della campagna informativa nazionale « Non affidarti al caso », in tema di obiezione di coscienza in ambito sanitario, opposto dal Comune nella considerazione che il bozzetto dei manifesti — che evidenzia l’immagine con diversa gradazione cromatica, bipartita e giustapposta, del busto di un medico e di un ministro del culto cristiano (manifestate, rispettivamente da camice e stetoscopio, da abito talare e croce), con l’enunciato letterale a grandi caratteri, nello spazio sovrastante il torace, « Testa o croce? » e sotto in caratteri minori « Non affidarti al caso », e più sotto ancora con l’aggiunta « Chiedi subito al tuo medico se pratica qualsiasi forma di obiezione di coscienza » — appare offendere indistintamente il sentimento religioso o etico, e in particolare dei medici che optano per la scelta professionale di obiezione di coscienza in tema di interruzione volontaria della gravidanza, pur garantita dall’art. 9, l. 22 maggio 1978, n. 194.

Consiglio di Stato sez. V, 09/04/2019, n.2327

Scelta professionale di obiezione di coscienza 

È legittimo il diniego di affissione di manifesti della campagna informativa nazionale « Non affidarti al caso », in tema di obiezione di coscienza in ambito sanitario, opposto dal Comune nella considerazione che il bozzetto dei manifesti — che evidenzia l’immagine con diversa gradazione cromatica, bipartita e giustapposta, del busto di un medico e di un ministro del culto cristiano (manifestate, rispettivamente da camice e stetoscopio, da abito talare e croce), con l’enunciato letterale a grandi caratteri, nello spazio sovrastante il torace, « Testa o croce? » e sotto in caratteri minori « Non affidarti al caso », e più sotto ancora con l’aggiunta « Chiedi subito al tuo medico se pratica qualsiasi forma di obiezione di coscienza » — appare offendere indistintamente il sentimento religioso o etico, e in particolare dei medici che optano per la scelta professionale di obiezione di coscienza in tema di interruzione volontaria della gravidanza, pur garantita dall’art. 9, l. 22 maggio 1978, n. 194.

Consiglio di Stato sez. V, 09/04/2019, n.2327

Libertà del paziente e coscienza del medico

La risoluzione del potenziale conflitto tra libertà del paziente e coscienza del medico che, in ipotesi, rifiuti di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale, provocando la morte del paziente, poiché prestazione ritenuta contraria alle sue più profonde convinzioni etiche e l o ai suoi doveri professionali (c.d. obiezione di coscienza), non può trovare il proprio punto di equilibrio nell’annullamento della libertà di autodeterminazione del paziente, poiché l’obiezione di coscienza attiene al foro interno del singolo, e non certo all’istituzione pubblica nel suo complesso, la quale, al contrario, deve attrezzarsi, nonostante il rifiuto del singolo medico, per garantire l’effettuazione di una prestazione doverosa.

Consiglio di Stato sez. III, 02/09/2014, n.4460

Rifiuto di interrompere l’alimentazione artificiale del paziente in stato vegetativo permanente

Il rifiuto opposto dalla Regione di far sospendere, ad una propria struttura ospedaliera, l’alimentazione artificiale di una paziente in stato vegetativo permanente, su richiesta del suo tutore, non può giustificarsi con ragioni attinenti all’obiezione di coscienza, poiché spetta alla legge disciplinare compiutamente le modalità e i limiti entro i quali possono assumere rilevanza i convincimenti intimi del singolo medico, ferma la necessità che la struttura ospedaliera garantisca, comunque, la doverosità del satisfacere officio.

Consiglio di Stato sez. III, 02/09/2014, n.4460

Tutela del diritto di obiezione di coscienza

La legge tutela il diritto di obiezione di coscienza entro lo stretto limite delle attività mediche dirette alla interruzione della gravidanza, esaurite le quali il medico obiettore non può opporre alcun rifiuto dal prestare assistenza alla donna. Se si oppone, infatti, si configura il reato di rifiuto di atti di ufficio, di cui all’art. 328 c.p.

Quando l’interruzione, poi, è stata indotta per via farmacologica e non chirurgica, l’esonero è limitato alle sole pratiche di predisposizione e somministrazione di farmaci abortivi, coincidenti con quelle procedure e attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione cui si riferisce l’art. 9, comma 3, l. n. 194 del 1978; il medico, pertanto, deve prestare la propria assistenza a tutte la fasi conseguenti all’intervento, a prescindere dall’imminente pericolo di vita della paziente.

Cassazione penale sez. VI, 27/11/2012, n.14979

Rifiuto di atti di ufficio

Integra il delitto di rifiuto di atti di ufficio la condotta del medico in servizio di guardia che, richiesto di assistere una paziente sottoposta ad intervento di interruzione volontaria di gravidanza, si astenga dal prestare la propria attività nelle fasi antecedenti o successive a quelle specificamente e necessariamente dirette a determinare l’aborto, invocando il diritto di obiezione di coscienza, attesi i limiti previsti dall’art. 9 legge 22 maggio 1978 n. 194, all’esercizio di tale facoltà.

(In applicazione del principio, la Corte, in relazione ad una interruzione di gravidanza indotta per via farmacologica, ha affermato che l’esonero da obiezione di coscienza è limitato alle sole pratiche di predisposizione e somministrazione dei farmaci abortivi, ma non si estende alle fasi “conseguenti”).

Cassazione penale sez. VI, 27/11/2012, n.14979

Limite di accesso ai Consultori da parte dei medici obiettori

La clausola del bando che limita l’accesso ai Consultori da parte dei medici obiettori viola non soltanto i principi posti a fondamento dell’obiezione di coscienza, quali la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà religiosa, ma anche il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 cost. e l’art. 4 cost. relativo al diritto al lavoro.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 14/09/2010, n.3477

Interruzione volontaria della gravidanza

L’obiezione di coscienza ai sensi dell’art. 9 della legge n. 194 del 1978 in materia di interruzione volontaria di maternità attiene alla persona nel ruolo di operatore sanitario e non limita una eventuale volontà abortiva del medico obiettore nella sua vita privata.

Pretura Bari, 07/05/1990

Aborto: l’obiezione di coscienza

Non è manifestamente infondata – in relazione agli art. 2, 3, 4, 19, 21 cost. – la questione di legittimità degli art. 9 e 12 della l. 22 maggio 1978 n. 194, nella parte in cui dette norme non consentono al g.t., a differenza di quanto è previsto per il personale sanitario ed esercente le attività mediche ausiliarie, di sollevare obiezione di coscienza relativamente alle procedure di cui all’art. 12 della cit. legge, ed in particolare in relazione al potere di autorizzare la minore a decidere l’interruzione della gravidanza; e ciò nonostante che l’intervento del g.t., così come quello del personale medico e paramedico, debba ritenersi parte integrante ed essenziale della procedura abortiva: anche al g.t. devono essere garantiti i diritti di libertà di coscienza e di manifestazione del pensiero nonché il diritto di libertà religiosa, diritti che non possono ritenersi compressi dall’obbligo del giudice di applicare le leggi, sancito dall’art. 101 cost., sia perché per l’attività del g.t. prevista dall’art. 12 della legge n. 194/1978 (attività che non è espressione tipica della funzione giudiziaria, ma configura un’attività di amministrazione) non vale il menzionato obbligo, sia perché la libertà di coscienza e di manifestazione del pensiero non può trovare un limite nell’art. 101 cost.

Pretura Napoli, 24/09/1984



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10 Commenti

  1. Salve, potreste fornirmi maggiori delucidazioni sull’obiezione di coscienza? di cosa si tratta in particolare e in cosa consiste?

    1. Non ogni medico specializzato in ostetricia o ginecologia è tenuto a praticare l’aborto richiesto dalla donna, né le altre persone che esercitino la professione sanitaria (ad esempio, gli infermieri): secondo la legge, il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dell’ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dal conseguimento dell’abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette all’interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni.L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini suddetti, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. Inoltre, l’obiezione di coscienza si intende tacitamente revocata con effetto immediato se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza, al di fuori dei casi di urgenza.L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti. L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

  2. Scusate mi spiegate il legame tra obiezione di coscienza e medico chirurgo? Un medico può rifiutarsi davvero di praticare l’aborto se una persona non desidera avere con il partner un bambino e decidono di bloccare ogni possibilità di nascita

    1. L’obiezione di coscienza va comunicata tempestivamente, addirittura entro trenta giorni dal conseguimento dell’abilitazione nel settore ostetrico-ginecologico. Essa può essere successivamente revocata in modo espresso, cioè con una controdichiarazione, oppure tacito, prendendo parte ad un aborto. L’obiezione di coscienza non si estende solamente all’interruzione di gravidanza vera e propria, ma anche a tutte le attività precedenti ad essa, quali quelle informative o di assistenza. L’obiezione di coscienza, invece, non esonera dall’intervenire quando ci sia in gioco la vita della donna (come nel caso dell’aborto terapeutico). Le strutture sanitarie ove prestino servizio medici o sanitari obiettori di coscienza deve comunque garantire il servizio di interruzione di gravidanza, ad esempio coinvolgendo medici non obiettori.

    2. Sebbene l’embrione sia il frutto dell’unione del padre e della madre, la legge sull’aborto conferisce potere decisionale solamente alla donna. In pratica, possiamo dire che è la donna che decide se tenere il bambino o meno. Al di là dell’aborto terapeutico, l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni dipende sostanzialmente dalla volontà della donna, la quale è la vera protagonista della legge sull’aborto. La figura del padre è citata pochissime volte e solo come supporto alla madre presso un consultorio, struttura sanitaria o medico di fiducia ai quali si rivolge la donna. Pertanto, possiamo dire che, almeno formalmente, è la donna che decide di abortire.

  3. Ma vorrei leggere dei chiarimenti sull’aborto di una minorenne sul giudice a cui bisogna rivolgersi? chi è che può far analizzare al giudice la suddetta situazone?

    1. La donna minorenne può abortire se:
      i genitori (o, in loro assenza, colui che esercita la tutela sulla minore) sono d’accordo;
      il giudice tutelare, interpellato dal consultorio, dalla struttura socio-sanitaria o dal medico di fiducia presso cui si è rivolta la donna incinta, quando i genitori non sono d’accordo oppure non vengono nemmeno informati per volontà della minore, presta il consenso;
      l’interruzione di gravidanza è giustificata da gravi motivi di salute.

    2. Nei primi novanta giorni di gravidanza, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione dei genitori, oppure questi, interpellati, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi (ad esempio, il padre vuole l’aborto, la madre no), il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia presso cui si è rivolta la donna incinta deve interpellare il giudice tutelare territorialmente competente affinché prenda una decisione.Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli dal consultorio o dalla struttura medica, può autorizzarla, a decidere per l’interruzione della gravidanza.In poche parole, se la donna incinta ritiene non opportuno informare i propri genitori del suo stato di gravidanza, oppure se questi ultimi prendono decisioni contrastanti, sarà il giudice tutelare a decidere se accogliere o meno la richiesta di aborto.
      Aborto d’urgenza di donna minorenne
      Esiste ancora un’altra ipotesi in cui la minorenne può abortire senza il consenso dei genitori: è il caso dell’interruzione di gravidanza dettata da motivi urgenti di salute.Secondo la legge sull’aborto, qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore, indipendentemente dall’assenso dei genitori e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero.Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela, alla minore degli anni diciotto può essere praticata l’interruzione di gravidanza quando vi sia un imminente pericolo di vita per la stessa.

  4. Mi chiedo come nel 2021 possano esserci ancora casi del genere di medici che si rifiutano di assecondare le scelte di una giovane donna che magari non si sente o non può portare avanti una gravidanza.

  5. Non pensiamo alla classica coppia che magari ha un rapporto occasionale e lei non vuole tenere il bambino. Ma immaginiamo chi ad esempio è vittima di violenza e ovviamente non vuole portare in grembo il bambino frutto della meschinità dell’uomo che ha abusato di lei. Siete ancora sicuri di portare avanti la vostra idea di obiettori di coscienza?

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