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Violenza sessuale moglie: ultime sentenze

18 Maggio 2021
Violenza sessuale moglie: ultime sentenze

Reato di violenza sessuale; rapporto di coniugio; rassegnazione della vittima a non reagire per evitare violenze e minacce; dissenso della moglie; diniego dell’attenuante per i casi di minore gravità.

Il mancato esplicito dissenso ai rapporti sessuali non è scriminante se dovuto alla rassegnazione della vittima a non reagire per evitare violenze e minacce.

Violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia

Per le violenze sessuali poste dal marito sulla moglie in un clima di cronici, gravi ed ingravescenti maltrattamenti in famiglia, dietro minacce, ingiurie e aggressioni fisiche e verbali e punizioni in caso di rifiuto, tali da limitare la libertà di determinazione sessuale della vittima, non può attuarsi l’attenuante di cui al terzo comma dell’art. 609 bis, stante il tenore generale della condotta.

Corte appello Taranto, 15/03/2021, n.259

Il mancato esplicito dissenso

Il reato di violenza sessuale è configurabile anche se la moglie accetta rapporti sessuali col marito perché rassegnata a non reagire a causa di violenze e minacce. Il mancato esplicito dissenso, infatti, non è scriminante, in quanto in tale ipotesi la donna subisce comunque violenze fisiche o psicologiche che ne riducono l’autodeterminazione.

Cassazione penale sez. III, 12/07/2019, n.44956

Violenza sessuale: configurabilità

La violenza sessuale, in quanto reato comune, può realizzarsi a prescindere dalla qualifica del soggetto attivo e dal rapporto di coniugio sussistente con la vittima, dovendosi escludere categoricamente l’esistenza di un diritto del marito a soddisfare le proprie pretese sessuali nei confronti della moglie.

In particolare, la pretesa di un rapporto sessuale, avanzata dopo aver posto la vittima in una condizione di paura e vessazione, desumendo il consenso all’atto sessuale dalla mancanza di reazioni da parte della vittima, è condotta integrante di per sé la consapevolezza del dissenso della partner, quantomeno in termini di dolo eventuale. Ciò è accaduto nel caso di specie, in cui l’imputato, minacciando la propria coniuge di portarle via i figli qualora si fosse rifiutata di avere rapporti sessuali con lo stesso, in più occasioni costringeva la donna ad avere rapporti sessuali completi contro la sua volontà.

Tribunale Pescara, 18/06/2019, n.1849

Violenza sessuale: il mancato esplicito dissenso

Il reato di violenza sessuale è configurabile anche se la moglie accetta rapporti sessuali col marito perché rassegnata a non reagire a causa di violenze e minacce. Il mancato esplicito dissenso, infatti, non è scriminante, in quanto in tale ipotesi la donna subisce comunque violenze fisiche o psicologiche che ne riducono l’autodeterminazione.

Cassazione penale sez. III, 12/07/2019, n.44956

Violenza sessuale: criteri per il riconoscimento

In tema di violenza sessuale, ai fini del riconoscimento della diminuente per i casi di minore gravità di cui all’articolo 609-bis, ultimo comma, del Cp, deve farsi riferimento a una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età, mentre ai fini del diniego della stessa attenuante è sufficiente la presenza anche di un solo elemento di conclamata gravità (fattispecie nella quale la Corte ha ritenuta corretto e congruamente motivato il diniego dell’ipotesi attenuata argomentato sulle modalità estremamente violente di commissione del reato da parte dell’imputato, che risultava avere sottoposto la moglie a una pratica sessuale di particolare invasività – sodomizzazione – e aveva proseguito nonostante la medesima gli avesse chiesto di cessare).

Cassazione penale sez. III, 19/04/2017, n.30145

Stato di soggezione, disagio o vergogna

La violenza idonea ad integrare il delitto di violenza sessuale è anche quella che induce la vittima in uno stato di soggezione, disagio o vergogna sì che ella si determina ad “assecondare” le richiesta del proprio abusatore per evitare danni maggiori, a sé stessa o ai figli (confermata, nella specie, la condanna di un uomo che aveva sottoposto la moglie a continue richieste di rapporti fisici tanto da costringere la donna a cedere per sfinimento).

Cassazione penale sez. III, 14/07/2015, n.42993

Reati contro la libertà sessuale

In materia di reati contro la libertà sessuale, l’ipotesi di minore gravità è applicabile in quei casi in cui, tenuto conto dei mezzi, delle modalità esecutive e delle circostanze dell’azione, sia possibile ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave (ritenuta sussistente, nella specie, l’ipotesi di minore gravità; in due occasioni diverse il marito aveva costretto la moglie a due rapporti sessuali forzati, ma questi eventi si erano inseriti in un rapporto coniugale caratterizzato, anche dopo le condotte dell’uomo, da un forte legame affettivo da parte della donna).

Cassazione penale sez. III, 23/01/2014, n.28421

Plurime condotte di violenza sessuale nei confronti della moglie

In tema di violenza sessuale, la dichiarazione della parte offesa può costituire, anche da sola, fonte del convincimento del giudice sulla responsabilità penale dell’imputato; e ciò anche se la sua valutazione deve essere di rango superiore rispetto a quella di un teste “normale”, secondo un principio di cautela che la natura dei reati sessuali già inequivocamente impone.

(Nella specie, la Corte ha accolto il ricorso dell’imputato avverso la sentenza di condanna per aver commesso plurime condotte di violenza sessuale nei confronti della moglie, atteso che vi era assenza di riscontri probatori inequivoci. In particolare, la violenza sessuale era incompatibile con referti ginecologici negativi – per l’assenza di lesioni vaginali -, nonostante i racconti istruttori della vittima avessero denunciato la ripetitività, la diffusività e il vigore delle condotte descritte nell’imputazione).

Cassazione penale sez. III, 29/01/2013, n.15620

Le dichiarazioni rese dalla persona offesa

Il giudice può trarre il proprio convincimento circa la responsabilità dell’imputato anche dalle sole dichiarazioni rese dalla persona offesa, sempre che sia sottoposta a vaglio positivo circa la sua attendibilità e senza la necessità di applicare le regole probatorie di cui all’art. 192, commi 3 e 4, c.p.p. che richiedono la presenza di riscontri esterni (respinto il ricorso dell’imputato, accusato di violenza sessuale in danno della moglie e maltrattamenti in famiglia; a suo dire, la prova sarebbe stata fondata solo sulle dichiarazioni rese dalla persona offesa, costituitasi parte civile, la cui attendibilità avrebbe dovuto essere vagliata attentamente. Per la Corte le censure mosse alla sentenza impugnata sono infondate, in quanto non forniscono elementi concreti e specifici di critica al compendio motivazionale svolto dai giudici di merito, risultato completo, esaustivo e coerente).

Cassazione penale sez. III, 22/05/2013, n.44184

Effusioni sentimentali e violenza sessuale

Integra il reato di violenza sessuale la congiunzione carnale tra marito e moglie se quest’ultima aveva manifestato un fermo dissenso pur accettando effusioni sentimentali ed il marito aveva usato violenza per costringerla.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. uff. indagini prel., 04/10/2012

Violenza sessuale: l’imposizione con la forza

L’imposizione, con la forza, di un rapporto alla propria moglie rappresenta violenza sessuale.

Cassazione penale sez. III, 19/05/2011, n.29514

Motivi del dissenso ai rapporti sessuali

Ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale, sono privi di rilevanza i motivi del dissenso ai rapporti sessuali, comunque imposti con violenza dall’agente. (Fattispecie in cui la moglie si rifiutava di avere rapporti sessuali con il coniuge, il quale era solito pretenderli al rientro dalla propria attività di pastore, senza praticare preventivamente la richiesta pulizia del corpo).

Cassazione penale sez. III, 15/07/2011, n.30364

Violenza sessuale in danno della moglie e violazione degli obblighi di assistenza familiare

Relativamente ai cosiddetti reati culturali, qualificati dal fatto che la norma penale va applicata nei confronti di cittadini di cultura ed etnia diversa, i quali risultino portatori di tradizioni sociologiche e abitudini antropologiche configgenti con la norma penale, il giudice non può sottrarsi al suo compito di rendere imparziale giustizia applicando le norme vigenti, non potendosi ammettere qualsivoglia soluzione interpretativa che pretenda di escludere la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato, invocando le convinzioni religiose e il retaggio culturale dell’imputato, perché tale interpretazione finirebbe con il porsi in contrasto con le norme cardine che informano e stanno alla base dell’ordinamento giuridico italiano e della regolamentazione concreta dei rapporti interpersonali.

(Da queste premesse, la Corte, nel rigettare il ricorso dell’imputato avverso una sentenza di condanna per i reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, violenza sessuale in danno della moglie e violazione degli obblighi di assistenza familiare, ha escluso che potesse ammettersi la rilevanza – per escludere l’elemento soggettivo – della diversità culturale e religiosa dell’imputato – cittadino marocchino – che, secondo la pretesa difensiva, avrebbe dovuto portare a giustificare il comportamento tenuto in ragione di una pretesa, particolare concezione della famiglia e dei rapporti interfamiliari).

Cassazione penale sez. VI, 26/11/2008, n.46300

Violenze e sopraffazione

Il delitto di violenza sessuale sussiste anche quando la moglie – acconsenta ovvero non si opponga esplicitamente ad avere rapporti sessuali con il marito e la stessa sia stata costretta a ciò dal clima di violenze e sopraffazione da quest’ultimo instaurato nell’ambito dei rapporti coniugali (nella specie, i giudici di legittimità hanno ritenuto che il marito non potesse non percepire o non essere a conoscenza del dissenso della moglie).

Cassazione penale sez. III, 11/07/2006, n.35242



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