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Adozione internazionale: ultime sentenze

16 Marzo 2021
Adozione internazionale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: ingresso del minore nel territorio nazionale; riconoscimento del provvedimento straniero in materia di adozione; accertamento della sussistenza dei requisiti di idoneità all’adozione di minori stranieri.

Competenza della Corte d’Appello

In materia di riconoscimento in Italia di una sentenza di adozione di minore straniero, pronunciata all’estero in favore di adottanti stranieri (nella specie cittadini brasiliani), benché uno dei due abbia acquisito dopo la pronuncia anche la cittadinanza e la residenza italiana, è competente la Corte d’Appello e non già il tribunale per i minorenni, non trovando applicazione la disciplina relativa all’adozione internazionale, bensì quella del diritto internazionale privato di cui all’art. 41, comma 1, della l. n. 218 del 1995.

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2020, n.26882

Congedo parentale da parte del padre adottivo di minore straniero

In ipotesi di adozione internazionale, il congedo parentale da parte del padre adottivo di minore straniero, ai sensi dell’art. 36 del d.lgs. n. 151 del 2001, non può essere fruito prima dell’ingresso del minore nel territorio nazionale dello Stato italiano, poiché solo dopo tale evento avviene il definitivo ingresso del minore in famiglia, cui lo stesso art. 36 ricollega la decorrenza del periodo temporale per la fruizione del congedo.

Cassazione civile sez. lav., 29/05/2019, n.14678

Idoneità della coppia all’adozione

Se due coniugi italiani intendono adottare un minore in uno dei paesi che hanno aderito alla Convenzione dell’Aja del 1993, occorre previamente che il tribunale per i minorenni dichiari la coppia idonea all’adozione internazionale: la disapplicazione di tale disciplina, ai sensi dell’art. 36, comma 4 l. 184/1983, è prevista soltanto nel caso in cui i due coniugi abbiano la residenza all’estero da almeno due anni.

Tribunale minorenni Potenza, 11/06/2019

Provvedimento straniero in materia di adozione

La pronuncia del tribunale per i minorenni sul riconoscimento del provvedimento straniero in materia di adozione, ancorché adottata in forma di decreto, avendo carattere decisorio e definitivo, ha valore sostanziale di sentenza, e risulta perciò idonea al passaggio in giudicato. Ne consegue l’inammissibilità della successiva domanda di revoca della pronuncia sopradescritta.

(Nella specie, sia il tribunale per i minorenni, sia la Corte d’Appello avevano rigettato la domanda di revoca proposta dai genitori adottivi di minore straniera, all’esito di procedimento di adozione internazionale conclusosi con il decreto di riconoscimento del provvedimento straniero sopraindicato, ma la S.C. ha ritenuto ab origine inammissibile tale domanda, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione.)

Cassazione civile sez. I, 27/06/2018, n.16990

Limiti all’adozione o l’affidamento a scopo adottivo

Ai sensi dell’art. 36, comma 2, della legge n. 184 del 1983, l’adozione o l’affidamento a scopo adottivo, pronunciati in un Paese non aderente alla Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia internazionale, possono essere dichiarati efficaci in Italia solo alle condizioni stabilite dalla norma stessa.

Cassazione civile sez. VI, 02/07/2018, n.17295

Riconoscimento delle sentenze straniere

Posto che il principio del superiore interesse del minore, in materia di adozione, inteso come diritto del minore a vivere stabilmente in un ambiente domestico armonioso e ad essere educato e assistito nella crescita con equilibrio e rispetto dei suoi diritti fondamentali, limita ed integra la stessa clausola dell’ordine pubblico, il giudice di merito (nella specie, la corte d’appello) può dichiarare efficaci, disponendone la trascrizione nei registri di stato civile, le sentenze straniere (nella specie, francesi) di adozione piena di due minori, ciascuno da parte della partener della rispettiva madre biologica, in quanto: a) non contrarie all’ordine pubblico, atteso anche che, nella specie, le due donne (entrambe cittadine francesi, ma una delle due pure con cittadinanza italiana) risultano coniugate anche per il nostro ordinamento, in quanto il relativo atto di matrimonio era stato in precedenza trascritto in Italia, in forza di provvedimento definitivo; b) il relativo procedimento, non trattandosi di adozione internazionale, ai sensi della l. n. 184 del 1983, si è correttamente svolto ai sensi della l. n. 218 del 1995, art. 41 e 64 ss., in contradditorio con i sindaci che, come ufficiali di governo, hanno rifiutato la trascrizione, a loro volta legittimati, in quanto titolari di un interesse al riguardo, a ricorrere in Cassazione.

Cassazione civile sez. I, 31/05/2018, n.14007

Adozione internazionale: l’indennità di maternità

Stante la natura auto-applicativa della pronuncia Corte cost. n. 385/2005, il libero professionista che adotti un bambino (nella specie, nelle forme dell’adozione internazionale) ha diritto all’indennità di maternità exart. 72 d.lg. n. 151/2001, in alternativa alla madre.

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2018, n.10282

Convenzione dell’Aja

Il riconoscimento di una sentenza di adozione emessa all’estero può avvenire esclusivamente in applicazione della disciplina dell’adozione internazionale regolata dalle procedure richiamate dagli artt. 29 e 36 della l. n. 184 del 1983 (come modificata dalla l. n. 476 del 1998, di ratifica ed attuazione della Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993), con la conseguenza che, in tale ipotesi, non possono essere applicate le norme generali di diritto internazionale privato relative al riconoscimento dei provvedimenti stranieri, ma devono essere applicate le disposizioni speciali in materia di adozione ai sensi della l. n. 218 del 1995, art. 41 comma 2.

Cassazione civile sez. VI, 22/09/2017, n.22220

Adozione internazionale di un bambino 

Può riconoscersi l’efficacia in Italia, ai sensi dell’art. 36, comma 4, l. n. 184 del 1983, dell’adozione piena di un bambino, ancora in tenera età, disposta da un provvedimento straniero (nella specie, del Benin), da parte di una donna non coniugata, cittadina italiana, già dichiarata idonea all’adozione internazionale, atteso che sono state osservate tutte le prescrizioni di legge e che tale statuizione non contrasta: a) con i principi espressi dalla convenzione dell’Aia sulle adozioni internazionali del 29 maggio 1993; b) con l’ordine pubblico internazionale, tenuto anche conto che l’art. 35, comma 3, l. cit. va interpretato alla stregua del principio di continuità transazionale degli statu familiari, espresso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, derogabile solo a fronte di principi e valori largamente condivisi negli Stati del consiglio d’Europa, tale non essendo la riserva dell’adozione piena alle sole coppie coniugate, prevista dall’ordinamento italiano ma non da quello di altri paesi; c) né infine con il superiore interesse del minore, nella specie concretamente accertato dalle autorità locali.

Tribunale minorenni Genova, 08/09/2017

Stepchild adoption

È inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale degli art. 35 e 36 l. 4 maggio 1983 n. 184, nella parte in cui non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore il riconoscimento in Italia, come adozione in casi particolari, della sentenza straniera che abbia pronunciato la sua adozione in favore del coniuge dello stesso sesso del genitore, in riferimento agli art. 2, 3, 30, 31 e 117 cost., quest’ultimo in relazione agli art. 8 e 14 Cedu (la corte ha rilevato che il giudice rimettente, non distinguendo tra le due diverse fattispecie di cui all’art. 41 l. n. 218 del 1995, ha erroneamente ritenuto applicabile nel caso di specie la disciplina in tema di adozione internazionale di minori, di cui all’art. 36, comma 4, l. n. 184 del 1983).

Corte Costituzionale, 07/04/2016, n.76

Paesi aderenti alla convenzione dell’Aja

La disciplina dell’adozione internazionale, introdotta con legge di riforma n. 476/1998, distingue due situazioni del tutto diverse che concernono, rispettivamente, l’adozione disposta dai Paesi aderenti alla convenzione dell’Aja del 1993 e da quelli che «nello spirito di tale convenzione» abbiano stipulato un accordo bilaterale con l’Italia; e, dall’altro, i Paesi non aderenti a tale convenzione.

Questa distinzione comporta, in concreto, che il riconoscimento del provvedimento adottivo straniero di cui alla prima ipotesi risulta, a differenza della seconda, pressoché automatico, con effetto immediato nel nostro ordinamento, pur permanendo la necessità di una mediazione giudiziale che risulta una pronuncia a carattere meramente dichiarativo.

Corte appello Brescia, 15/01/2016

Riconoscimento in Italia di adozione internazionale

In materia di adozione internazionale, non è necessario che vi sia coincidenza tra paese straniero, in cui la coppia genitoriale risiede da due anni, e quello in cui la competente autorità ha pronunciato l’adozione, e ciò nell’ottica di tutelare i cittadini italiani residenti all’estero per lavoro i quali, per ciò solo, non devono attenersi alla procedura di adozione stabilita in Italia, ma possono altresì attivare quella prevista dalla normativa locale.

Corte appello Milano sez. famiglia, 16/05/2016

Requisiti di idoneità all’adozione di minori stranieri

In tema di adozione internazionale, il provvedimento camerale con cui la Corte di appello decide sul reclamo avverso il decreto del tribunale per i minorenni, in tema di accertamento della sussistenza dei requisiti di idoneità all’adozione di minori stranieri, a norma dell’art. 30 l. n. 183 del 1984, non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 della costituzione, trattandosi di provvedimento non definitivo, il quale, anche nel caso in cui abbia rigettato l’istanza (peraltro sempre riproponibile), non incide su diritti né su status dei richiedenti, e neppure risolve un conflitto tra contrapposti interessi, limitandosi a concludere un procedimento di volontaria giurisdizione, volto alla tutela dell’unico interesse preso in considerazione dalla legge, che è quello del minore.

Cassazione civile sez. I, 28/01/2015, n.1628

Reclamo avverso il decreto del Tribunale per i minorenni

In tema di adozione internazionale, il provvedimento camerale con cui la corte di appello decide sul reclamo avverso il decreto del Tribunale per i minorenni, in tema di accertamento della sussistenza dei requisiti di idoneità all’adozione di minori stranieri, a norma dell’art. 30 l. 4 maggio 1983 n. 184, non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 comma 7 cost., trattandosi di provvedimento non definitivo, il quale, anche nel caso in cui abbia rigettato l’istanza (peraltro sempre riproponibile), non incide su diritti né su “status” dei richiedenti, e neppure risolve un conflitto tra contrapposti interessi, limitandosi a concludere un procedimento di volontaria giurisdizione, volto alla tutela dell’unico interesse preso in considerazione dalla legge, che è quello del minore.

Cassazione civile sez. I, 08/08/2013, n.18978



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