Superbonus 110%: i vincoli che rischiano di farlo fallire

15 Maggio 2020 | Autore:
Superbonus 110%: i vincoli che rischiano di farlo fallire

Tempi lunghi e burocrazia pesante potrebbero limitare in modo importante il ricorso alla cessione del credito per beneficiare dell’agevolazione.

Non è tutto oro quel che luccica. Un modo di dire che potrebbe applicarsi anche al superbonus del 110% previsto nel decreto Rilancio per chi esegue in casa dei lavori di ristrutturazione edilizia che prevedano un miglioramento energetico (cappotto termico o caldaie a pompa di calore o a condensazione). Leggendo tra le pieghe del decreto (come avevamo già anticipato un paio di giorni fa) si scoprono dei vincoli che rischiano di farlo fallire tra obblighi, visti di conformità, decreti attuativi, requisiti e asseverazioni varie. Una strada molto più tortuosa di quella che finora ha portato alla detrazione del 50% e all’Iva agevolata al 10% per una semplice ristrutturazione.

Primo ostacolo: i tempi. Va ricordato che l’emergenza coronavirus non è ancora passata e che il Parlamento si deve pronunciare prima che il decreto Rilancio diventi legge. Il che non è proprio una consolazione. Inoltre, chi vorrà usufruire del beneficio in condominio dovrà attendere non solo il passaggio precedente ma anche il benestare dell’assemblea. Considerando che il superbonus del 110% sparirà nell’arco di un anno e mezzo, tentare di fare un lavoro di miglioramento energetico gratis, come annunciato dal Governo, non sarà una passeggiata ma una vera corsa contro il tempo che potrebbe scoraggiare molti contribuenti.

Ad allungare la distanza fino al traguardo, la necessità di approvare dei decreti attuativi. Il ministero dello Sviluppo economico dovrà mettersi al lavoro per farlo entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, termine che poi il Parlamento probabilmente trasformerà in 30 giorni dalla conversione in legge. Non se ne può fare a meno, perché i decreti devono definire i requisiti tecnici che i progetti devono rispettare per accedere al superbonus, oltre ai massimali di spesa specifici per i singoli interventi e ai controlli a campione che potranno essere eseguiti anche dall’Enea. Vanno, infine, definite le modalità di trasmissione delle asseverazioni rilasciate dai progettisti.

Finita qui? Nemmeno per sogno. Anche l’Agenzia delle Entrate dovrà intervenire per stabilire le modalità di trasmissione del visto di conformità che commercialisti e Caf dovranno rilasciare sulla documentazione necessaria a richiedere la cessione del credito a banche o altri intermediari. Se il visto non c’è, non c’è nemmeno la cessione del credito, quindi addio superbonus.

Altro vincolo riguarda il tipo di intervento che dà diritto all’agevolazione. Gli interventi da considerare sono tre: il rifacimento del cappotto termico (60mila euro a unità immobiliare), la sostituzione degli impianti invernali con impianti centralizzati alimentati da caldaie a condensazione, fotovoltaico o geotermia in classe A (30mila euro a unità immobiliare) e la sostituzione degli impianti con le stesse caratteristiche sugli edifici unifamiliari (anche in questo caso con un limite di spesa di 30mila euro). Per avere l’incentivo bisognerà dimostrare di far fare due salti di classe energetica all’immobile o almeno portarlo alla classe più alta. Non sarà semplice dimostrare di aver utilizzato materiali che rispettano i criteri ambientali minimi definiti dal ministero dell’Ambiente. E attenzione, perché il loro utilizzo deve essere attestato da un professionista.

I tre interventi che abbiamo citato danno diritto al superbonus del 110% anche per gli interventi già agevolati dall’ecobonus. Stesso discorso per l’installazione di impianti fotovoltaici o di colonnine di ricarica elettrica negli edifici. Ultima ma non ultima considerazione: il superbonus è usufruibile solo per la prima casa, nel caso a qualcuno venisse la tentazione di richiederlo per sistemare la casa al mare.



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4 Commenti

  1. Buongiorno, oltre quello da lei descritto chiaramente, dovremmo sempre fare i conti con i tempi amministrativi dei comuni e regioni, che nella migliore delle ipotesi tra la redazione dei progetti e le relative approvazioni, nel caso di un progetto di ristrutturazione pesante (con sisma bonus) drenerà almeno altri 150 gg, nella speranza che il ns immobile non si trovi in zone vincolate, oltre alla deroga ad Oggi attiva dell art 103 del I dpcm che consentirà alle amministrazioni ulteriori proroghe. Chi le scrive fa parte del direttivo del collegio dei Geometri di Terni, e prima che venisse approvato il dl maggio ha condiviso tali preoccupazioni con il sottosegretario Fraccaro. Se lei fosse interessato ci contatti, stiamo predisponendo una petizione nazionale da sottoporre al governo.

    1. Siamo alle solite, si aspetta tanto una possibilità di lavoro ma come al solito la burocrazia mette sempre le morse alle ruote della economia. L’idea è buona (bonus 110%) ma i vincoli di sinceramente sono come di re non si può fare. Il Fallimento dell’ecobonus del 65% dovrebbe fare capire che la Gente non vuole spendere per una esigenza collettiva ora fare fallire anche questa sinceramente è un limite intellettuale di questo Governo, che i vincoli ce li ha nel cervello.pino

      1. Scusate volevo ancora dire che questo Governo l’inventore delle autocertificazione non potrebbe snellire con le autocertificazione eseguite dal progettista?

  2. I rischi sono praticamenti tutti del committente. Tutto il rischio dell’iniziativa il committente lo affronta dopo la fine dei lavori, ovvero dopo aver speso tutti i soldi per gli interventi, Infatti, solo dopo la fine dei lavori, magari anche dopo alcuni anni, il committente saprà se l’operazione 110% sarà andata a buon fine. Il committente potrà vedere fallire l’operazione Superbonus per motivi tecnici ma anche per banali motivi di conformità dei documenti.
    Il porre il rischio dopo tutti i pagamenti è sicuramente un deterrente straordinariamente più forte di qualsiasi intenzione di tentare la dispendiosa e complicata via di usufruire del superbonus.

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