Diritto e Fisco | Articoli

Vendere auto senza bollo pagato

15 Maggio 2020
Vendere auto senza bollo pagato

I debiti e i problemi fiscali lasciati dal venditore si trasferiscono sull’acquirente?

Un nostro lettore ci chiede cosa rischierebbe se, comprando un’auto usata, dovesse accorgersi solo in un secondo momento che il precedente proprietario non ha pagato il bollo auto. «Se la macchina viene venduta prima dell’eventuale fermo amministrativo imposto dall’agente della riscossione – a seguito dell’omesso versamento del tributo e della conseguente cartella esattoriale – l’acquirente comprerà anche i problemi fiscali o, con la vendita, si annulla tutto?».

Vendere auto senza bollo pagato è piuttosto frequente ma, per sapere quali sono le conseguenze per chi compra, è bene comprendere la natura dell’imposta automobilistica e su chi grava. Procediamo con ordine.

Che succede a chi non paga il bollo auto?

Il bollo auto è un’imposta. Sembra una premessa scontata ma è proprio da questo aspetto che dipende tutto il resto del discorso. E, difatti, chi non versa il bollo auto non compie una violazione del Codice della strada ma una evasione fiscale. 

Il presupposto d’imposta – ossia la condizione che determina il debito con la Regione – è la proprietà del veicolo. Pertanto, deve versare il bollo chi, al momento della scadenza del pagamento, risulta essere intestatario del veicolo in base ai pubblici registri (il Pra).

A differenza di quanto avviene con l’assicurazione obbligatoria, l’omessa regolarizzazione del bollo auto non impedisce l’utilizzo del mezzo che può continuare a circolare liberamente. La polizia non potrà quindi effettuare alcun tipo di accertamento o contestazione, spettando tale attività all’ente locale titolare del tributo.

Tuttavia, l’esistenza del debito con l’amministrazione determina il recupero coattivo dell’imposta tramite i meccanismi di riscossione esattoriale. Il che significa che la Regione (o la Provincia autonoma), dopo aver notificato al titolare del veicolo un atto di accertamento con contestuale sollecito di pagamento, effettua la cosiddetta iscrizione a ruolo: in pratica, emette un atto ove sancisce la natura e l’entità del proprio credito per poi trasmetterlo all’agente della riscossione. Quest’ultimo, prima di procedere alla riscossione forzata, notifica all’automobilista la cartella esattoriale.

Dal ricevimento della cartella esattoriale il contribuente ha 60 giorni per contestarla o pagare. Dopodiché, l’esattore può promuovere le misure cautelari o esecutive.

Di solito, la misura cautelare più utilizzata per spingere il contribuente a pagare volontariamente è il fermo auto, anche noto come fermo amministrativo. Prima di eseguire il fermo, l’esattore deve notificare un preavviso di fermo, almeno 30 giorni prima.

Con il fermo, non si può più circolare, pena pesanti sanzioni.

Il debito del bollo auto si trasferisce all’acquirente?

Come detto, obbligato passivo al versamento dell’imposta automobilistica è solo il proprietario del mezzo. Con la conseguenza che il debito fiscale, anche dopo la vendita del veicolo, resta sempre in capo a questi, ossia al venditore. 

In buona sostanza, ogni proprietario dell’auto che si sia succeduto nel tempo resta debitore nei confronti dell’amministrazione solo delle somme a titolo di imposta scadute nel periodo in cui questi risultava titolare del mezzo al Pra. 

Non sarà, quindi, possibile la notifica di una cartella esattoriale, e tanto meno l’iscrizione di un fermo, in capo all’acquirente dell’auto per i debiti lasciati dal precedente titolare. 

Piuttosto, è possibile che si verifichi il contrario, ossia che dopo la vendita l’acquirente non registri il passaggio di proprietà al Pra. Sicché, in tale ipotesi, il venditore si troverà ad essere ancora – solo formalmente – intestatario del veicolo e, come tale, destinatario di multe e richieste di pagamento del bollo auto di pertinenza invece dell’acquirente. 

In tali casi, per tutelarsi, il venditore deve diffidare il nuovo proprietario, imponendogli di lasciarlo indenne da tali debiti e di provvedere al più presto alle registrazioni presso il Pra. Se ciò non dovesse succedere, il vecchio titolare del mezzo ha due carte:

  • recarsi al Pra e, a proprie spese, procedere alla trascrizione del passaggio di proprietà, versando le relative imposte;
  • oppure promuovere davanti al giudice di pace un procedimento per la perdita di possesso del veicolo.

In entrambi i casi, viene formalizzato al Pubblico Registro automobilistico il passaggio di titolarità del veicolo.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube