Cosa farà il nuovo infermiere di famiglia

15 Maggio 2020 | Autore:
Cosa farà il nuovo infermiere di famiglia

I compiti e le attribuzioni della nuova figura professionale che andrà a potenziare la sanità territoriale, come previsto dal Decreto Rilancio.

Il Decreto Rilancio varato dal Consiglio dei ministri ha introdotto, come abbiamo anticipato ieri, il nuovo infermiere di comunità o di famiglia.

È una figura professionale già presente in alcune Regioni d’Italia e giudicata positiva dalla Fnopi (Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche), che adesso il Governo vuole potenziare prevedendo 9.000 assunzioni nella sanità territoriale entro il 2021, mentre per l’anno in corso si ricorrerà a contratti di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa.

Il rapporto ottimale sarà di 8 infermieri ogni 50mila abitanti e il Decreto Rilancio ha stanziato 332.640.000 euro per il loro reclutamento. Per la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli, interpellata dall’Adnkronos Salute “questo è il primo passo: si deve proseguire con un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze”.

A questo passo “deve seguire un ampliamento della figura di questi professionisti che deve essere da subito ben definita, strutturata e riconosciuta a livello formativo. Per farlo la Fnopi è come sempre pronta alla collaborazione più ampia con le istituzioni”, assicura.

Ma la figura dell’infermiere di famiglia era già contemplata in un disegno di legge del 2019 che ne individuava alcune funzioni. Adesso il Decreto Rilancio prevede nuovi compiti, che probabilmente sono quelli che hanno indotto il Governo a inserirli nella decretazione d’urgenza, inserendoli proprio nell’art. 1 del provvedimento, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di assistenza territoriale”.

Si occuperanno, infatti, della presa in carico dei soggetti infettati dal Covid-19. Ma tra i compiti loro assegnati c’è anche dell‘assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, ai disabili ed alle persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità.

Secondo il ministro della Salute, Roberto Speranza, l’infermiere “rivestirà sempre di più, un ruolo fondamentale nei servizi sul territorio, negli ospedali, ma anche a domicilio, nel contatto stretto con le famiglie“, scrive in una lettera indirizzata alla Fnopi in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, nella celebrazione dei 200 anni dalla nascita di Florence Nightingale.

Ora, sul quotidiano Italia Oggi, la Fnopi ha illustrato le dieci funzioni che dovrebbe avere l’infermiere di famiglia, una sorta di decalogo utile a individuare i compiti di questa figura professionale destinata ad assumere uno spazio maggiore ed un ruolo sempre più centrale nella sanità.

Si parte dal “Valutare lo stato di salute e i bisogni della persona nelle diverse fasi della vita (adulta, infanzia, adolescenza), del contesto familiare e conoscere quelli di comunità” e dal “Promuovere e partecipare ad iniziative di prevenzione e promozione della salute rivolte alla collettività”, ma si contempla anche il “Promuovere interventi informativi ed educativi rivolti ai singoli, alle famiglie e ai gruppi, atti a promuovere modificazioni degli stili di vita”.

Da qui, si giunge a “Presidiare e facilitare i percorsi nei diversi servizi utilizzando le competenze presenti nella rete”, ed ancora “Pianificare ed erogare interventi assistenziali personalizzati alla persona e alla famiglia, anche avvalendosi delle consulenze specifiche degli infermieri esperti”.

La Fnopi fa gli esempi del wound care, la cura delle ferite, la gestione delle stomie (le aperture chirurgiche che consentono la fuoriuscita di feci e urine), la nutrizione artificiale domiciliare, la ventilazione domiciliare e l’applicazione di cure palliative.

Proseguendo nell’illustrazione dei compiti, la Fnopi indica il “Promuovere l’aderenza ai piani terapeutici e riabilitativi” ed il “Partecipare alla verifica e monitoraggio dei risultati di salute”.

Ed ancora, per il collegamento con la rete sanitaria territoriale, si individua quello di “Sostenere i percorsi di continuità assistenziale tra sociale e sanitario, tra ospedale e territorio e nell’ambito dei servizi territoriali sanitari e sociosanitari residenziali e semi-residenziali” e di “Garantire le attività previste per la realizzazione degli obiettivi della nuova sanità di iniziativa“.

Infine, la Fnopi ritiene necessario per l’infermiere di famiglia “Partecipare nell’integrazione professionale al perseguimento dell’appropriatezza degli interventi terapeutici e assistenziali, contribuendo alla relazione di cura, al rispetto delle volontà del paziente espresse nella pianificazione delle cure, anche in attuazione della legge 219/17 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento)”.



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