Coronavirus: tutte le novità del decreto legge

15 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: tutte le novità del decreto legge

Le misure di contenimento della diffusione del Covid-19; le sanzioni ed i controlli. Le misure si applicheranno dal 18 maggio 2020 e saranno valide fino al 31 luglio 2020.

Il decreto legge quadro che approderà oggi in Consiglio dei ministri è composto da tre articoli. Nel decreto, è scritto nero su bianco che “le singole regioni possono adottare propri protocolli nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali”. Per le Regioni, è prevista la trasmissione giornaliera dei dati sull’andamento epidemiologico e sullo stato di salute del sistema sanitario regionale all’Iss, al ministero della Salute e al Comitato tecnico scientifico, così da intervenire nell’immediato se sarà necessaria una nuova stretta a livello territoriale.

Le misure del decreto si applicano dal 18 maggio 2020 e saranno valide fino al termine dello stato di emergenza, vale a dire fino al 31 luglio 2020. Stando a fonti di governo, al decreto dovrebbe seguire -tra la serata di oggi ma con ogni probabilità nella giornata di domani- il varo di un nuovo Dpcm.

Queste disposizioni si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

Ma analizziamo i punti principali del nuovo decreto legge.

Misure di contenimento della diffusione del Covid-19

A partire dal 18 maggio 2020, gli spostamenti all’interno del territorio regionale non sono soggetti ad alcuna limitazione, fatte salve le misure di contenimento più restrittive adottate, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, relativamente a specifiche aree del territorio regionale, soggette a particolare aggravamento della situazione epidemiologica (per maggiori informazioni leggi Coronavirus: resta il divieto di spostamento tra Regioni).

Fino al 2 giugno 2020, sono vietati i trasferimenti e gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui ci si trova, a meno che non si tratti di comprovate esigenze lavorative, ragioni di assoluta urgenza, motivi di salute. In ogni caso, è possibile rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Dal 3 giugno 2020, gli spostamenti sul territorio nazionale possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree.

Coloro che sono risultati positivi al virus e, pertanto, sono sottoposti alla misura della quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria, non possono spostarsi dalla propria abitazione o dimora fino all’accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria.

Nei casi in cui in alcune aree pubbliche o aperte al pubblico non sia possibile assicurare il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, il sindaco può disporne la chiusura temporanea.

Sono consentite le attività economiche e produttive a patto che vengano rispettati i contenuti di protocolli o linee guida, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di esercizio o in ambiti analoghi, adottati a livello nazionale. Le singole regioni possono adottare propri protocolli nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali.

A seguito del mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida, regionali, o, in assenza, nazionali, è prevista la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

Per garantire lo svolgimento delle attività economiche e produttive e ogni altra attività in condizioni di sicurezza, le regioni monitorano con cadenza giornaliera l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale.

Sanzioni e controlli

A meno che il fatto costituisca reato, le violazioni delle disposizioni del nuovo decreto, ovvero dei decreti e delle ordinanze emanati in attuazione del presente decreto, sono punite con la sanzione amministrativa di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020 n. 19, ovvero da 400 a 3000 euro. La sanzione non è prevista solo per le imprese, ma anche per i cittadini che aggirano le regole.

Qualora la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, viene applicata la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

Le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità statali sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità regionali e locali sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte.

In occasione dell’accertamento delle violazioni, qualora risulti necessario per impedirne la prosecuzione o la reiterazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni.

Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione.

In caso di reiterata violazione della stessa disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.

Salvo che il fatto costituisca violazione dell’articolo 452 del codice penale o comunque più grave reato, la violazione della misura di cui all’articolo 1, comma 4, è punita ai sensi dell’articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

Il prefetto assicura l’esecuzione delle misure disposte da autorità statali, nonché monitora l’attuazione delle restanti misure da parte delle amministrazioni competenti



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