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Ricerca telematica dei beni da pignorare: come funziona

11 Agosto 2020 | Autore:
Ricerca telematica dei beni da pignorare: come funziona

Ricerca con modalità telematiche all’interno dell’anagrafe tributaria e fiscale: quando procedere, come fare istanza, cosa succede dopo aver trovato i beni.

Secondo il codice civile, il debitore risponde dei suoi debiti con tutto il proprio patrimonio, presente e futuro; ciò significa che il creditore potrà aggredire non solo i beni attualmente a disposizione dell’obbligato, ma anche quelli di cui sarà titolare, tipo lo stipendio che percepirà dal datore di lavoro. Il problema del recupero dei crediti è però un altro: quello di individuare i beni di cui il debitore è effettivamente proprietario. Non poche volte, infatti, il debitore risulta all’apparenza nullatenente o quasi. In casi del genere, c’è uno strumento formidabile nelle mani del creditore: la ricerca telematica dei beni del debitore.

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, il creditore che sia in possesso di un valido titolo esecutivo e che abbia già notificato l’atto di precetto può fare istanza al presidente del tribunale affinché conceda l’autorizzazione alla ricerca telematica dei beni da pignorare: in pratica, derogando in via eccezionale al diritto alla riservatezza, il creditore (o l’ufficiale giudiziario incaricato) può accedere all’anagrafe tributaria e venire a conoscenza di tutti i beni di cui è titolare il debitore, ivi compresi i conti correnti presso gli istituti di credito. Uno strumento pressoché infallibile.

Se l’argomento ti interessa e hai dieci minuti di tempo a disposizione, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona la ricerca telematica dei beni del debitore da pignorare.

Ricerca telematica dei beni del debitore: cos’è?

La ricerca telematica dei beni [1] è uno strumento introdotto in Italia nel 2014 per favorire i creditori che, sempre più spesso, vedevano frustrato il loro diritto a causa dell’impossibilità di procedere contro debitori che, almeno in apparenza, erano sprovvisti di qualsiasi patrimonio.

Devi sapere, infatti, che esistono moltissime persone che, per un proprio stile di vita oppure in previsione dei debiti che accumulano, si spogliano (formalmente) della titolarità di qualsiasi bene, preferendo che autovetture, conti correnti e beni immobili vengano intestati a conoscenti o familiari.

Per quanto riguarda il lavoro, poi, molti di essi svolgono un’attività in nero, quindi non documentata e, pertanto, invisibile alla legge.

Per evitare che questi stratagemmi potessero sempre più vanificare le pretese dei creditori i quali, dopo un lungo iter processuale durato anni, si ritrovano con un pugno di mosche, la legge ha introdotto lo strumento rappresentato dalla ricerca telematica dei beni da pignorare. Vediamo a quali condizioni si può ricorrere a questa particolare procedura.

Ricerca telematica dei beni: quando si può fare?

La ricerca telematica dei beni del debitore da assoggettare a pignoramento è autorizzata dal presidente del tribunale territorialmente competente soltanto al ricorrere di determinati presupposti.

Per la precisione, affinché il creditore possa avanzare istanza al tribunale occorre che sia in possesso di un titolo esecutivo (una sentenza, un decreto ingiuntivo, ecc.) e che abbia già notificato lo stesso, unitamente o disgiuntamente al precetto.

In altre parole, solamente il creditore che abbia già adempiuto alle prime formalità dell’espropriazione forzata può chiedere al presidente del tribunale di essere autorizzato alla ricerca telematica dei beni del debitore.

Non è pertanto possibile procedere alla ricerca telematica se il giudizio tra creditore e debitore è ancora pendente, oppure se il creditore deve ancora rivendicare nelle opportune sedi il proprio diritto: la ricerca telematica è possibile solo nell’eventualità imminente di un’esecuzione coattiva, cioè di un’espropriazione.

Peraltro, poiché il precetto ha una validità limitata di novanta giorni e, al suo interno, contiene l’invito ad adempiere spontaneamente entro dieci giorni, l’istanza al presidente del tribunale per ottenere l’autorizzazione alla ricerca telematica dei beni da pignorare potrà essere presentata non prima di dieci giorni dalla notifica del precetto e non oltre novanta giorni dalla notifica dello stesso (dunque, il lasso di tempo utile è di ottanta giorni).

Solo se v’è fondato pericolo nel ritardo, il presidente del tribunale autorizza la ricerca telematica dei beni da pignorare prima della notificazione del precetto.

L’istanza per la ricerca telematica dei beni da pignorare

Nel rispetto dei termini visti nel precedente paragrafo, l’istanza per l’autorizzazione alla ricerca telematica dei beni da pignorare deve contenere, oltre alle generalità complete delle parti, l’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore e il suo il numero di fax, l’indicazione dei titoli sui quali si fonda il credito, la data di notifica dell’atto di precetto e la richiesta ad essere autorizzato ad ottenere le informazioni contenute nell’anagrafe tributaria ed, in particolare nell’archivio dei rapporti finanziari, nelle banche dati previdenziali, dai gestori di dette banche dati.

All’istanza va altresì allegata la copia del titolo esecutivo e la copia dell’atto di precetto, entrambe munite di conformità agli originali.

L’istanza di autorizzazione alla ricerca telematica dei beni va iscritta a ruolo ed è soggetta al contributo unificato di 43 euro (salvi i casi di esenzione), ma non al pagamento della marca da bollo per le spese forfettizzate di 27 euro.

Ricerca telematica dei beni del debitore: come funziona?

Vediamo ora come funziona la ricerca con modalità telematica dei beni da pignorare. Come anticipato, per ottenere l’autorizzazione dal tribunale occorre che il creditore abbia già notificato al debitore il titolo esecutivo (che gli riconosce formalmente il suo diritto di credito) e il precetto. Solo dopo aver compiuto questi adempimenti si potrà formulare al giudice l’istanza di indagine sul patrimonio del debitore.

Se il presidente del tribunale, letta l’istanza del creditore, ritiene fondata la richiesta, dispone che l’ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria e in quella degli enti previdenziali (tipo Inps), per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito (banche) e datori di lavoro.

Terminate le operazioni di ricerca telematica, l’ufficiale giudiziario redige un processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze. L’ufficiale giudiziario procede altresì ad effettuare il pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto.

Se la ricerca telematica ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, allora quest’ultimo accede agli stessi per provvedere al pignoramento. Se, al contrario, i luoghi non sono compresi nel territorio di sua competenza, il pignoramento verrà effettuato dall’ufficiale giudiziario territorialmente competente.

Anagrafe tributaria: cos’è?

Come abbiamo appena visto nel paragrafo superiore, la ricerca con modalità telematica dei beni del debitore avviene effettuando un controllo anche all’interno dell’anagrafe tributaria. Di cosa si tratta?

L’anagrafe tributaria è un’enorme banca dati utilizzata per la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alla fiscalità dei contribuenti italiani.

Detto in altre parole, l’anagrafe tributaria è un database informatico dove sono custodite tutte le informazioni in possesso dell’Agenzia delle entrate sui contribuenti italiani. Dunque, tutti coloro che hanno avuto almeno una volta a che fare con l’Agenzia delle entrate sono presenti nella banca dati. Ma non solo.

Anagrafe dei rapporti finanziari: cos’è?

All’interno dell’anagrafe tributaria è possibile rinvenire anche i rapporti che intercorrono con gli istituti di credito (banche e poste, sostanzialmente): si parla in questi casi di anagrafe finanziaria.

L’archivio dei rapporti finanziari (o anagrafe finanziaria) è una banca dati dell’anagrafe tributaria che contiene al suo interno tutte le informazioni che gli operatori finanziari devono sistematicamente trasmettere al fisco.

In altre parole, l’anagrafe dei rapporti finanziari è una banca dati in cui sono contenuti i dati identificativi e contabili di tutti i soggetti titolari di rapporti di conto corrente o di deposito, istituita al fine di rendere più efficiente l’attività di controllo del Fisco.

Dunque, chiunque sia titolare di un conto corrente, di una carta prepagata, di un deposito o di qualsiasi altro strumento presso gli istituti di credito (banche e Poste), può stare certo che il suo nome comparirà all’interno dell’anagrafe dei rapporti finanziari.

L’anagrafe dei rapporti finanziari (conosciuta anche come anagrafe dei conti correnti bancari) è uno strumento praticamente infallibile, visto che ogni operatore finanziario ha per legge l’obbligo di comunicare all’anagrafe le informazioni sui saldi e sulle movimentazioni dei rapporti attivi dei contribuenti italiani.

Comprenderai bene dunque che la ricerca telematica dei beni da pignorare, consentendo l’accesso all’anagrafe tributaria, permette di ficcare il naso anche nell’anagrafe finanziaria, con tutto ciò che ne consegue.

Cosa succede dopo la ricerca telematica dei beni?

Se la ricerca telematica dei beni del debitore ha esito positivo, allora si potrà procedere col pignoramento vero e proprio, cioè con l’invio dell’ingiunzione al debitore di non disporre dei beni sui quali si procederà con l’esecuzione forzata. Ma andiamo con ordine.

Terminate le operazioni in questione, l’ufficiale giudiziario prepara un processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze. A questo punto, l’ufficiale giudiziario procede a pignoramento, munito del titolo esecutivo e del precetto.

Nel caso in cui l’accesso telematico abbia permesso di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore, compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, quest’ultimo accede agli stessi per provvedere d’ufficio agli adempimenti previsti.

Se invece i luoghi non sono compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, una copia autentica del verbale sarà rilasciata al creditore che, entro 15 giorni, dovrà presentarla, insieme ad apposita istanza, all’ufficiale giudiziario territorialmente competente.

Se la ricerca telematica dei beni da pignorare ha consentito di individuare crediti del debitore o cose di quest’ultimo nella disponibilità di terzi, allora si procederà in questo modo.

L’ufficiale giudiziario notifica al debitore e al terzo il verbale, che dovrà altresì contenere l’indicazione del credito per cui si procede, il titolo esecutivo e il precetto, l’indirizzo di posta elettronica certificata, il luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente, l’ingiunzione al debitore e l’avvertimento al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute.


note

[1] Art. 492-bis cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


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