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La successione del coniuge separato o divorziato

17 Maggio 2020
La successione del coniuge separato o divorziato

Coniuge separato o divorziato: ha diritto all’eredità e alla pensione di reversibilità?

I lettori ci chiedono spesso se il coniuge separato o divorziato ha diritto all’eredità: quali sono cioè le regole che disciplinano la divisione del patrimonio del defunto tra i suoi eredi da un lato e l’ex moglie o l’ex marito dall’altro? Quale parte hanno questi ultimi nella ripartizione di un’eventuale pensione di reversibilità? Quali diritti potrebbero rivendicare i figli nati da un precedente matrimonio? La successione del coniuge separato o divorziato, per come disciplinata dal nostro Codice civile, deve tenere conto di una serie di variabili, prima tra tutte, l’eventuale responsabilità, riconosciuta dal giudice, per la cessazione del matrimonio.

Ma procediamo con ordine.

La successione del coniuge separato

Dopo la separazione, di regola non vengono meno i diritti ereditari tra coniugi. In pratica, se uno dei due coniugi dovesse morire, l’altro ha diritto alla sua eredità. Quindi, non c’è alcuna differenza tra coniugi regolarmente uniti in matrimonio e coniugi separati.

L’eredità verrà, quindi, divisa in concorso tra il coniuge superstite e gli altri eredi in base a quanto stabilito in un eventuale testamento o, in mancanza, secondo le regole del Codice civile. Regole che prevedono l’assegnazione del patrimonio ai familiari più stretti e, in caso di assenza o rinuncia, a quelli meno vicini di grado.

Il testamento non può mai pregiudicare i diritti dell’ex coniuge separato il quale è considerato un “legittimario”: a lui, infatti, spetta sempre una parte del patrimonio del defunto, a prescindere dalle sue ultime volontà.

In assenza di testamento e in presenza di figli, l’intero patrimonio del defunto va diviso tra questi ultimi e l’ex coniuge. Nessun diritto, quindi, potrà rivendicare l’eventuale partner convivente, anche se è stata creata una famiglia di fatto registrata in Comune.

Al coniuge separato però non spetta il diritto di abitazione nell’ex casa coniugale che, invece, gli sarebbe spettato se la convivenza non fosse cessata. Difatti, questo diritto mira proprio a preservare la possibilità di continuare a vivere sotto lo stesso tetto, cosa che invece è già stata interrotta dalla separazione.

Diverso è il caso se il coniuge separato ha ottenuto l’assegnazione della casa coniugale perché collocatario dei figli: in tale ipotesi, egli avrà diritto ad abitare l’immobile di proprietà dell’ex, anche se ormai sono subentrati i suoi eredi, fino a quando i figli non andranno a vivere da soli o non saranno indipendenti da un punto di vista economico.

Non c’è, invece, alcuna successione del coniuge separato nel caso in cui questi abbia subito il cosiddetto addebito, ossia se il giudice ha riconosciuto in capo a quest’ultimo la responsabilità per la fine del matrimonio. Tale circostanza si verifica in presenza di comportamenti che abbiano decretato l’intollerabilità della convivenza come un tradimento, l’abbandono del tetto coniugale, le violenze fisiche o psicologiche, ecc.

Quindi, ad esempio, l’ex coniuge infedele non ha alcun diritto sull’eredità dell’altro. Anche in presenza di addebito, il coniuge superstite ha diritto solo ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti. Ciò succede in pratica tutte le volte in cui l’ex coniuge separato sia in condizioni di salute talmente precarie da non consentirgli né di lavorare né di procurarsi lo stretto indispensabile per vivere, tanto da trovarsi in serio rischio di sopravvivenza.

Maggiori chiarimenti in Coniugi separati: spetta l’eredità?

Che succede all’assegno di mantenimento se muore chi lo doveva versare?

Nel momento in cui muore l’ex coniuge che stava versando l’assegno di mantenimento, la relativa obbligazione non ricade sui suoi eredi, neanche se questi accettano l’eredità. Sicché, il coniuge superstite non può più ottenere l’assegno mensile.

Secondo un recente orientamento della Cassazione [1], la domanda per ottenere il mantenimento è personale e, come tale, non può essere rivolta ad altri. Significa che se muore l’ex, niente assegno perché nessuno sarà tenuto a pagarlo.

Leggi Divorzio: niente assegno se l’ex muore.

Pensione di reversibilità all’ex coniuge dopo la separazione

La separazione non fa venir meno il diritto dell’ex coniuge a ottenere la pensione di reversibilità, pensione che spetta anche in caso di rinuncia all’eredità. Tale diritto sorge automaticamente, purché il coniuge superstite non sia passato a nuove nozze, sia titolare di un assegno di mantenimento e il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla pronunzia di scioglimento del matrimonio.

La successione del coniuge divorziato

Dopo il divorzio si sciolgono tutti i rapporti tra i coniugi e viene meno anche il diritto di successione. Quindi, a partire dalla pronuncia della sentenza o dell’atto dell’ufficiale di Stato civile, all’ex coniuge superstite non spetta alcuna eredità. E ciò a prescindere dalla sussistenza o meno di un addebito.

Se, tuttavia, il coniuge defunto stava versando l’assegno divorzile all’ex, i suoi eredi dovranno continuare a farlo – nei limiti dell’eredità percepita – per arginare lo stato di bisogno del superstite. Ma se il coniuge divorziato si risposa perde il diritto all’assegno vitalizio.

Resta la possibilità di ottenere la pensione di reversibilità che, però, andrà divisa con l’eventuale secondo coniuge del defunto secondo una percentuale decisa dal giudice che, di norma, è del 40% ma che dovrà tenere conto di una serie di parametri come la durata dei rispettivi matrimoni e della convivenza.

Al coniuge superstite spetta, anche dopo il divorzio, una quota del Tfr maturato dal coniuge defunto anche dopo la sentenza di divorzio, ma solo se il coniuge divorziato ha diritto all’assegno divorzile e non si è risposato.



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