L’obesità trascurata e quel tabù su farmaci e chirurgia

15 Maggio 2020
L’obesità trascurata e quel tabù su farmaci e chirurgia

Un’indagine mostra come il 40% degli italiani sia convinto che non si tratti di una malattia cronica e ritenga di doverla/poterla gestire autonomamente curando l’alimentazione e facendo movimento.

In molti casi non la si considera una malattia, probabilmente perché spesso deriva da stili di vita scorretti. Ma è un errore. L’obesità è una patologia cronica, considerata da tempo come tale dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) caratterizzata da un accumulo di grasso che incide sulla salute in generale e sulle aspettative di vita. Come tale va curata, se necessario anche ricorrendo a farmaci e chirurgia. Rimedi spesso ignorati per questo tipo di problema.

Un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos ci mette al corrente di un’indagine sul tema, dalla quale emerge che il 40% delle persone che ne sono affette non la qualifica come malattia cronica e gli stessi medici raramente raccomandano ai pazienti di ricorrere a farmaci per la perdita di peso su prescrizione (11%) o alla chirurgia bariatrica (10%).

I dati provengono dallo studio internazionale Action-Io. Quelli che riguardano l’Italia sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Eating and Weight Disorders – Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity. Migliorare le abitudini alimentari e fare sport sono le strategie più efficaci per una corretta gestione del peso a lungo termine secondo 7 persone su 10 con obesità, considerata una malattia cronica solo da poco più del 60% dei malati.

Tra i medici, il 91% dichiara l’obesità una malattia cronica, da affrontare – per quasi 8 su 10 di loro – comunque con misure di miglioramento dello stile di vita. Obiettivo dello studio, che ha coinvolto 11 Paesi in cinque continenti, è stato quello di identificare le percezioni, le attitudini, i comportamenti e gli ostacoli per la cura dell’obesità sia per le persone con obesità sia per i medici. In Italia sono state 1.500 le persone con obesità e 300 i medici che hanno completato il questionario. È importante sottolineare che solo una piccola parte di persone con obesità (il 13%) e di medici (il 19%) ha dichiarato che la società e/o l’assistenza sanitaria italiana stiano rispondendo alle esigenze delle persone con questa malattia.

“L’obesità – afferma all’Adnkronos Salute Paolo Sbraccia, vice presidente Ibdo Foundation e ordinario di Medicina interna dell’università di Roma Tor Vergata – deve essere considerata come una malattia cronica, a patogenesi multifattoriale, che necessita di cure e attenzioni adeguate. La gestione terapeutica è complessa e richiede un approccio multidimensionale. Le principali linee guida dell’obesità indicano che il primo passo della terapia è rappresentato dalla modificazione degli stili di vita attraverso l’intervento nutrizionale, l’incremento dell’attività fisica strutturata e le modifiche comportamentali. Tuttavia, quando questa prima strategia risulta insufficiente o del tutto inefficace è possibile ricorrere alla terapia farmacologica e in alcuni casi alla chirurgia bariatrica“. Ma c’è ancora molta diffidenza verso queste soluzioni, come conferma l’indagine.

Dallo studio è emerso che rispetto alle conversazioni riguardo il peso, le raccomandazioni più frequenti dei medici alle persone con obesità sono state migliorare le abitudini alimentari e ridurre l’apporto calorico (63%) e praticare attività fisica (63%). Meno frequentemente è stato consigliato di seguire una dieta specifica (22%) o programmi di allenamento (34%) e raramente di ricorrere a farmaci per la perdita di peso su prescrizione o alla chirurgia bariatrica. Poche volte è stato anche raccomandato di rivolgersi a degli specialisti (24%) e a nutrizionisti o dietisti (31%).

Inoltre, solo una minoranza di medici ritiene attualmente disponibili valide opzioni farmacologiche (25%) o di chirurgia bariatrica (58%) per perdere peso. Analogamente, la maggior parte delle persone con obesità ha dichiarato che preferisce gestire il proprio peso autonomamente piuttosto che dover ricorrere all’utilizzo di farmaci (83%) o della chirurgia (81%).

“I dati italiani rivelano la necessità di implementare le conoscenze sull’obesità di medici, governi, persone con obesità e opinione pubblica in generale, migliorando l’educazione relativa alle basi biologiche per far sì che venga riconosciuta come malattia cronica – afferma Sbraccia -. In secondo luogo, bisogna sfidare la percezione errata che l’obesità sia sotto il controllo dell’individuo e i medici devono promuovere conversazioni utili sulla perdita di peso. Infine, è necessario migliorare la formazione degli operatori sanitari per quanto riguarda la gestione clinica dell’obesità sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare”.



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