Cronaca | News

Coronavirus, perché la pandemia era prevedibile

15 Maggio 2020
Coronavirus, perché la pandemia era prevedibile

Uno dei maggiori esperti spiega per quale motivo avremmo potuto preventivare una tale catastrofe.

Le avvisaglie che potessimo presto trovarci di fronte a una pandemia c’erano. Ne è convinto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Coronavirus, secondo il quale “c’erano tutte le evidenze che una cosa simile sarebbe potuta accadere”. Ricciardi si è espresso in questi termini durante un webinar, seminario online dedicato al futuro delle politiche sanitarie in Europa; lo veniamo a sapere grazie all’agenzia di stampa Adnkronos.

Segnali trascurati

Quando parla di “evidenze”, Ricciardi si riferisce al salto del virus dall’animale all’uomo: “Le cose si prevedono, si studiano e si evitano se si analizzano i dati”. Cosa che, a detta di Ricciardi, non è stata fatta.

Non è il primo a sostenerlo. Lo stesso virologo Roberto Burioni ritiene che il Coronavirus fosse “prevedibilissimo” e che “da tempo gli scienziati avessero lanciato un allarme circa una possibile epidemia”. La minaccia di oggi, fa notare Ricciardi, “era stata anticipata non solo dagli scienziati, ma anche dall’imprenditore Bill Gates“. Esiste un video, datato 2015, in cui il fondatore di Microsoft lanciava un avvertimento quasi profetico: quello di un mondo impreparato a gestire una pandemia da milioni di morti, dopo aver investito molto in armi e troppo poco nella lotta contro i virus, quindi nella scienza. “Se qualcosa ucciderà dieci milioni di persone, nei prossimi decenni – aveva affermato Gates – è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra”.

Ricciardi ha aggiunto anche che si tratta di un virus “persistente” e che, per questo motivo, “non dobbiamo né possiamo abbassare la guardia. Rispetto alla Sars, alla Mers, questo virus ha una capacità di diffondersi molto maggiore, perché si diffonde tra gli asintomatici, oltre che in paucisintomatici, sintomatici e in soggetti in cui la sintomatologia si è risolta e dunque apparentemente sani. Inoltre colpisce tutti gli organi, e quello che non sappiamo è come mai in alcuni casi con sintomatologia benigna. Anche quando viene superato dà dei danni che ancora dobbiamo affrontare. Non possiamo parlare di post pandemia come se fosse finita”.

Anni di tagli alla sanità 

Oltre alle avvisaglie trascurate e alla mancanza di investimento nella scienza e negli studi appositi, va anche considerato che il virus ha avuto un impatto tanto più devastante su una sanità maltrattata per anni. Aspetto che Ricciardi non ha dimenticato: “La pandemia si è scatenata su un Servizio sanitario nazionale indebolito da anni di tagli brutali – ha detto -. Avevamo cinquemila letti in Italia per 60 milioni di abitanti, contro i 28mila della Germania per 80 milioni di abitanti. Ecco perché la Germania non ha mai avuto problemi di saturazione. E pensate che alcune tra le migliori strutture del nostro Paese si sono trovate a combattere a mani nude contro il virus (stessa frase utilizzata da Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano; le sue dichiarazioni, più in dettaglio, sono contenute in questo articolo: Coronavirus, la bomba invisibile degli asintomatici al lavoro). Inoltre in Italia a un certo punto nelle terapie intensive c’erano solo pazienti Covid, ecco perché la mortalità per infarto acuto del miocardio è aumentata”.

Nonostante le difficoltà, l’Italia ha avuto una “grandissima capacità di reazione, raddoppiando i posti di terapia intensiva nell’arco di due mesi. Non l’ha mai fatto nessun Paese al mondo”. Va colta l’opportunità per mettere in sicurezza il nostro servizio sanitario, attrezzandosi magari per una convivenza anche lunga con il virus: non sappiamo quando troveremo una terapia. Ricciardi ha le idee chiare: “Occorre creare negli ospedali percorsi differenziati, dedicati al Covid, e lo dovremmo fare in tempi brevi, perché ottobre è dietro l’angolo. Dovremo poi ripensare il rapporto tra medici di Medicina generale e il Servizio sanitario nazionale profondamente. Infine c’è il capitolo della Medicina territoriale. Non possiamo perdere questa occasione: non è a rischio solo la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale ma anche la sopravvivenza e la salute della popolazione”.



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