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Documenti per separazione

13 Agosto 2020
Documenti per separazione

Cosa allegare alla domanda di separazione dei coniugi?

Hai deciso di separarti da tuo marito dopo tanti anni di matrimonio. Non è stata una scelta facile, ma non puoi più andare avanti come se nulla fosse. I continui litigi non fanno altro che peggiorare la situazione e i vostri due figli ne soffrono molto. Decidi, quindi, di rivolgerti al tuo avvocato di fiducia, il quale ti illustra per bene la procedura e i documenti per la separazione. Ti interessa l’argomento? Bene, allora mettiti comoda e leggi con attenzione l’articolo.

Cos’è la separazione?

Prima di addentrarci nell’argomento è doveroso fare una piccola premessa. La separazione è un istituto che consente ai coniugi di sospendere temporaneamente alcuni effetti del matrimonio, come ad esempio il dovere di coabitazione e il dovere di fedeltà reciproca.

Facciamo un esempio che ti aiuti a capire meglio.

Tizio e Caia decidono di separarsi perché non vanno più d’accordo. Si rivolgono al giudice, il quale pronuncia la separazione con l’obbligo di Tizio di versare il mantenimento a Caia e al figlioletto Sempronio. Da questo momento, Tizio e Caia sono autorizzati a non vivere più sotto lo stesso tetto ed avere una relazione sentimentale con altre persone.

Ebbene, come puoi notare, con la separazione permane comunque l’obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli e di prestare assistenza materiale nei confronti del coniuge economicamente più debole.

Tipologie di separazione

La separazione può essere:

  • consensuale: quando i coniugi trovano un punto di incontro sulle condizioni della separazione (in riferimento ai figli, al mantenimento e alla casa coniugale). In caso di accordo, quindi, la coppia può scegliere la negoziazione assistita da un avvocato, effettuare una dichiarazione dinanzi al sindaco (a determinate condizioni) oppure rivolgersi al tribunale, depositando una domanda congiunta di separazione; 
  • giudiziale: quando si verificano circostanze di fatto che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza e non c’è accordo tra i coniugi sulle condizioni della separazione. In pratica, il procedimento è promosso da uno solo dei coniugi (assistito da un difensore) e si conclude con una sentenza.

Qualora i coniugi decidano di separarsi ricorrendo al giudice, il presidente del tribunale dovrà tentare una conciliazione tra marito e moglie. Se la conciliazione ha esito positivo, allora il procedimento si conclude; altrimenti, il giudice omologa l’accordo di separazione qualora lo ritenga equo e non pregiudizievole per i coniugi e per i loro figli (in caso di separazione consensuale) oppure pronuncia i provvedimenti provvisori, destinati a regolare i rapporti tra i coniugi e rinvia la trattazione della causa davanti ad un altro giudice (in caso di separazione giudiziale).

Documenti per separazione

A questo punto, cerchiamo di capire quali sono i documenti necessari per la separazione (consensuale o giudiziale).

Alla domanda di separazione deve essere allegata la seguente documentazione:

  • estratto dell’atto di matrimonio (da richiedere presso il Comune ove il matrimonio è stato celebrato);
  • certificato di residenza di entrambi i coniugi;
  • stato di famiglia di entrambi i coniugi;
  • dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi (se la coppia ha figli minori);
  • copia di un documento di identità in corso di validità di entrambi i coniugi;
  • copia del codice fiscale di entrambi i coniugi.

Attenzione: non sono ammesse le autocertificazioni.

Quali sono gli effetti della separazione?

Con la separazione personale dei coniugi si producono i seguenti effetti:

  • cessano l’obbligo di convivenza e fedeltà: in altre parole, i coniugi sono autorizzati ad abitare in due case diverse e a frequentare altre persone (sempre nel rispetto della reputazione dell’altro coniuge);
  • permane l’obbligo di assistenza materiale: vuol dire che il coniuge economicamente più debole ha diritto a ricevere dall’altro un assegno di mantenimento (solitamente, mensile);
  • permane il dovere di entrambi i coniugi di provvedere all’educazione, al mantenimento e all’istruzione dei figli; 
  • i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori;
  • rimangono invariati i diritti di successione di un coniuge nei confronti dell’altro, a meno che non sia stata pronunciata la separazione con addebito. In tal caso, il coniuge a cui è stata attribuita la colpa per la fine del matrimonio non può vantare diritti successori nei confronti del patrimonio dell’altro;
  • il coniuge separato superstite ha diritto ad una parte della pensione di reversibilità e del trattamento di fine rapporto (TFR) dell’altro coniuge;
  • si scioglie la comunione legale, se è stata scelta come regime patrimoniale della famiglia;
  • il giudice può vietare alla moglie l’uso del cognome del marito, quando ciò sia pregiudizio per lo stesso.

Quanto costa la separazione?

Ti dico subito che i costi variano a seconda che si scelga la separazione consensuale o giudiziale. Esaminiamo entrambe le ipotesi in modo da avere un quadro completo:

  • in caso di separazione consensuale, i costi sono nettamente inferiori perché i coniugi non devono affrontare un processo e possono scegliere anche un solo avvocato. Per darti comunque un’idea di quanto potrebbe venirti a costare l’intera procedura di separazione consensuale si può affermare che l’onorario dell’avvocato va da un minimo di 700/800 euro a coniuge ad un massimo di circa 3.000 euro. Va inoltre aggiunto il contributo unificato (cioè la tassa per avviare il procedimento) che, in questo caso, è pari a 43 euro;
  • in caso di separazione giudiziale, i costi sono di gran lunga più elevati. Pertanto, se la coppia non riesce a raggiungere un accordo l’onorario dell’avvocato (uno per parte) può andare oltre i 4mila euro. Anche in questo caso è necessario pagare il contributo unificato, che per la separazione giudiziale è pari a 98 euro. Inoltre, il coniuge (moglie o marito) a cui è stata addebitata la separazione dovrà pagare tutte le spese processuali.

Va precisato, infine, che qualora uno dei coniugi abbia un reddito basso (che non superi determinati limiti fissati dalla legge) può ricorrere al gratuito patrocinio. In pratica, tutte le spese saranno sostenute dallo Stato.



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