Coronavirus, la bomba invisibile degli asintomatici al lavoro

15 Maggio 2020
Coronavirus, la bomba invisibile degli asintomatici al lavoro

La voluta e temuta Fase 2 aprirà alla circolazione di un gran numero di portatori sani di Covid-19.

La paura e la voglia di riaprire. A quasi tre mesi dall’inizio dell’incubo Coronavirus – la scoperta dell’ormai famoso paziente uno di Codogno risale al 20 febbraio – ci ritroviamo provati da un lungo lockdown, emotivamente ed economicamente. Più volte abbiamo riflettuto sul rischio tensioni sociali, dovute al blocco di un intero Paese, eccezion fatta per quelle attività ritenute primarie e quindi da garantire anche durante l’emergenza. Il 18 maggio milioni di italiani torneranno al lavoro. Un ulteriore step necessario che, però, desta preoccupazione, soprattutto in Lombardia.

La grande paura degli asintomatici

Si teme che la Fase 2 sia portatrice della cosiddetta seconda ondata. Per almeno due motivi: gli asintomatici che tornano al lavoro e che sarebbero un esponenziale veicolo di contagio, loro malgrado, e la mancanza di kit completi per proteggere i medici, i più esposti nella lotta contro il Covid. Per questi motivi l’argomento riaperture è un nodo particolarmente problematico per il presidente dell’Ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, che ha esposto le sue perplessità all’agenzia di stampa Adnkronos.

“Io starei molto attento, soprattuto in grosse realtà urbane come Milano – avverte Rossi -. Nutro serie preoccupazioni, perché su Milano e provincia finora i dati non sembrano certo entusiasmanti. Resta il problema degli asintomatici: non hanno sintomi, non vengono testati e tornano a lavorare. È un grosso, grossissimo rischio”. Una bomba invisibile che, con la ripartenza, rischierebbe di esplodere.

“Sono moltissimi – dice Rossi -. Dall’ultimo schema dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che ho visto sono oltre il 25%, ma probabilmente sono il 30-35%, come si è osservato a Vo’ Euganeo, mappando a tappeto tutto il Comune. Queste persone, che tornano a lavorare perché si riapre, non ricevono nessun tipo di invito, neanche su base volontaria, a sottoporsi a test sierologici o a tamponi. Non lo fanno, non lo possono neanche fare, a meno che qualche datore di lavoro non si metta d’accordo con realtà private. Ripeto: rappresentano un grosso, grossissimo rischio“.

Lottare a mani nude, senza protezioni

La regione più duramente colpita dal Covid ce la mette tutta per guardare avanti. “Certo ci sarà una risalita dei contagi – ha riconosciuto oggi, ai microfoni dell’agenzia di stampa Adnkronos il governatore Attilio Fontana -. Ce lo dicono i Comitati scientifici e gli esperti, ma si ritiene che sia fisiologica e se si rispetteranno le misure di sicurezza la situazione dovrebbe restare sotto controllo”. Una Fase 2 che Fontana vede quasi come uno scatto di reni: “Siamo stati i primi a entrare nell’emergenza sanitaria del Coronavirus, dovremo essere i primi a uscirne”. Ma chi, negli ospedali, è ancora impegnato in un violento corpo a corpo con il Covid, non ha la sua stessa fiducia.

“Lavoriamo oggi come allora, praticamente a mani nude – ha detto ancora Roberto Carlo Rossi -. Abbiamo avuto 13 colleghi morti e la situazione è ancora pessima”. Alla sofferenza per aver perso chi ha lottato per salvare vite in corsia, a prezzo della propria, si somma l’amarezza di constatare che tutto è rimasto com’era: manca ancora l’equipaggiamento adatto. E così è impossibile proteggere i camici bianchi. Rossi racconta all’Adnkronos che “alcuni dispositivi di protezione individuali e prodotti disinfettanti sono stati donati. Però per quanto riguarda i kit completi – composti da guanti, occhiali, visiera o tutti e due, mascherine Ffp2 e camici idrorepellenti – non se ne parla neanche di avere questi dispositivi periodicamente, senza andare a mendicarli”.



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