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È vietato tenere i cani alla catena?

10 Agosto 2020 | Autore:
È vietato tenere i cani alla catena?

Diritti degli animali e poteri dei proprietari. Quali sono i doveri che i padroni devono osservare. Limiti e norme vigenti in materia. 

Tuo padre ha finalmente realizzato il tuo desiderio. Ti ha regalato un cane di grossa taglia: un american pit bull terrier. È un animale possente, forte, che può fare da guardia alla tua villa quando ti allontani per lungo tempo.

Tuttavia, un cane del genere deve essere ben custodito. Devi adottare tutti gli accorgimenti utili a evitare che aggredisca terze persone. Inizi, quindi, a tenerlo legato alla catena quando sei a casa e a lasciarlo libero in giardino quando sei fuori.

Tale comportamento viene contestato dal tuo vicino che ti accusa di maltrattare il tuo animale. Il tuo confinante è un convinto animalista e ti ripete in continuazione che è vietato tenere i cani alla catena.

Ma è effettivamente così? Stai trasgredendo le norme di legge oppure puoi continuare a proteggere le persone che vengono a trovarti da eventuali aggressioni?

Nelle righe che seguono forniamo una risposta alla tua domanda.

Quali comportamenti bisogna tenere nei confronti degli animali?

Quando si compra un cane o un altro animale domestico si acquisiscono su di esso diritti e doveri. Il proprietario, infatti, deve osservare le disposizioni contenute:

  • nel codice civile;
  • nel codice penale;
  • nelle leggi speciali;
  • nei regolamenti regionali e comunali.

L’argomento è di particolare attualità. Pensa, infatti, che la stessa Unione Europea si è interrogata sui diritti degli animali.

Se credi, quindi, di poter fare tutto ciò che vuoi perché consideri il tuo amico a quattro zampe come una “cosa” che ti appartiene sappi che sei in grande errore.

Sul punto sono state adottate addirittura delle Convenzioni internazionali che hanno influenzato il nostro sistema giuridico e hanno portato all’introduzione di nuove ipotesi di reato. Alcuni atteggiamenti assumono, infatti, rilevanza penale: pensa, ad esempio, alle ipotesi di maltrattamento, di uccisione o di abbandono. Le sanzioni fanno riferimento alle condotte realizzate sia sugli animali da compagnia sia su quelli randagi.

L’obiettivo è quello di custodire la salute pubblica (che può essere compromessa dalla presenza di cadaveri in giro per le strade) e di preservare gli animali da sofferenze ingiustificate. Per tal motivo, nel caso in cui sia necessario provocare la morte di un animale da compagnia (pensa, ad esempio, al caso di una malattia incurabile), per porre fine alle sue sofferenze occorre interpellare un veterinario o un altro professionista del settore.

Quali sono gli obblighi del proprietario di un cane?

I cani rientrano a pieno titolo nella categoria degli animali di compagnia. Secondo un accordo intervenuto tra lo Stato e le Regioni [1] con tale definizione si intendono:

  • gli animali non selvaggi;
  • tenuti dagli uomini per ragioni di compagnia o per motivi affettivi;
  • che non sono destinati a scopi riproduttivi o alimentari.

La proprietà di tali esseri viventi può avere una specifica utilità per l’essere umano: pensa, ad esempio, ai cani di aiuto per i disabili.

Gli animali domestici sono tutelati da una legge del 2010 [2] che ha permesso l’applicazione anche nel nostro Paese della Convenzione di Strasburgo sui diritti degli animali [3].  L’uomo ha, infatti, l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi e di tenere in debito conto il loro valore per la società.

Il padrone di un cane deve, quindi, occuparsi della sua salute e del suo benessere e deve:

  • rifornirlo di cibo e di acqua sufficienti alla sua esistenza;
  • assicurargli le cure sanitarie necessarie;
  • consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico;
  • prendere gli accorgimenti necessari per impedire la fuga;
  • garantire la tutela di terzi dalle aggressioni;
  • assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora.

Tali azioni devono essere ovviamente proporzionate all’età, alla razza, al sesso e alla specie dell’animale. Per tal motivo è indispensabile affidarsi ai consigli di un veterinario.

Inoltre, nessuno può cagionare inutilmente dolori, sofferenze o angoscia a un animale domestico, selvaggio o randagio.

È possibile tenere un cane in catene? 

Quando si possiede o si ha in custodia un animale da compagnia bisogna bilanciare due diversi interessi. Da un lato occorre tutelare la sua salute e il suo benessere e, dall’altro lato, è indispensabile proteggere le persone da eventuali aggressioni.

In alcuni casi, la strada scelta per raggiungere entrambi gli scopi è quella di legare il proprio animale a una catena.

Sul punto, dobbiamo sin da subito fare una precisazione. In linea di massima, tale condotta, disciplinata soprattutto dalle disposizioni regionali, non è vietata dalla legge.

Come ti abbiamo accennato, le norme possono essere più o meno severe a seconda della provincia, del comune o della Regione in cui sono state adottate. Tuttavia, in linea di massima e secondo prassi consolidata, affinchè si tratti di una pratica lecita, è indispensabile osservare le seguenti condizioni:

  1. deve essere garantita adeguata libertà di movimento, proporzionata soprattutto all’età, alla taglia e alla razza dell’animale;
  2. se il cane è tenuto fuori casa, deve essere fornito un ricovero asciutto e isolato dal terreno, adatto alle dimensioni dell’animale e al riparo dalle intemperie;
  3. la catena deve avere una lunghezza di quattro-cinque metri e deve consentire all’animale di raggiungere comodamente la cuccia, il cibo e l’acqua;
  4. non possono essere utilizzati apparecchi o attrezzatura appuntite, acuminate, irritanti o a strozzo idonei a cagionare soffocamento, ferite o qualsiasi tipo di sofferenza all’animale;
  5. se si tratta di cagne, è buona norma che siano sterilizzate per evitare pericoli durante i periodi destinati all’accoppiamento.

Quando tali condizioni (minime e indispensabili) vengono violate, si incorre in sanzioni di natura penale.

In particolare, secondo quanto ha stabilito più volte la magistratura, in casi del genere si configura il reato di maltrattamento di animali. Tale condotta viene punita con la reclusione da tre a diciotto mesi e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Sul punto si è pronunciata anche la stessa Corte di Cassazione a dimostrazione che, nonostante si parli di animali, la questione tocca la coscienza delle persone e dell’intero sistema giuridico.


note

[1] Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 06.02.2003

[2] Legge 04.11.2010 n. 201 

[3] Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali di compagnia del 13.11.1987

 


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