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Autolesionismo: ultime sentenze

25 Marzo 2021
Autolesionismo: ultime sentenze

Continuativa sottoposizione a controllo mediante video sorveglianza; autolesionismo del lavoratore nel conseguimento della rendita da infortunio; prevenzione di episodi di involontario autolesionismo in una paziente in stato di evidente agitazione.

Autolesioni: l’obbligo di sorveglianza

II contratto di ricovero produce, quale effetto naturale ex art. 1374 c.c., l’obbligo della struttura sanitaria di sorvegliare il paziente in modo adeguato rispetto alle sue condizioni, al fine di prevenire che questi possa causare danni a terzi o subirne; la prova liberatoria dell’impossibilità oggettiva non imputabile offerta dal danneggiante, richiesta dall’art. 1218 c.c., va verificata sul piano della non esigibilità di un comportamento diverso da quello in concreto tenuto.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva fondato la responsabilità degli operatori sanitari della struttura sul mero fatto dell’autolesione provocatasi da una paziente con problemi psichici che le misure di contenzione adottate avrebbero dovuto scongiurare, senza interrogarsi su quali misure diverse, in considerazione dello stato gestazionale della paziente e dell’impossibilità di praticare trattamenti farmacologici, si sarebbero dovute esigere in concreto).

Cassazione civile sez. III, 11/11/2020, n.25288

Richiesta di risarcimento danni

In tema di richiesta di risarcimento danni avanzata dagli stretti congiunti di un paziente con problemi psichici ricoverato presso una struttura sanitaria, qualora essi facciano valere il danno patito “iure proprio” da perdita del rapporto parentale, in particolare nel caso in cui l’iniziativa autolesionistica del malato si risolva in un atto suicidario portato a compimento a causa dell’omessa vigilanza, deve escludersi che l’azione esercitata sia riconducibile alla previsione dell’art. 1218 c.c., poiché il rapporto contrattuale è intercorso solo tra la menzionata struttura ed il ricoverato; ne consegue che l’ambito risarcitorio nel quale la domanda deve essere inquadrata è necessariamente di natura extracontrattuale, atteso che questi ultimi non possono essere nella specie qualificati “terzi protetti dal contratto”, potendo postularsi l’efficacia protettiva verso terzi del contratto concluso tra il nosocomio ed il paziente esclusivamente ove l’interesse del quale tali terzi siano portatori risulti anch’esso strettamente connesso a quello regolato già sul piano della programmazione negoziale.

Cassazione civile sez. III, 08/07/2020, n.14258

Suicidio in carcere

L’amministrazione penitenziaria ha, nei confronti dei detenuti, un obbligo di protezione scaturente dal contatto sociale qualificato che si verifica appena questi fanno il proprio ingresso nella struttura carceraria: si tratta di un contatto sociale qualificato, ossia idoneo a produrre obbligazioni in conformità dell’ordinamento giuridico ex art. 1173 c.c. ultima parte, poichè, da quel momento, l’amministrazione e il ristretto cessano di essere due estranei e fra loro si instaura un rapporto funzionale a realizzare una finalità costituzionalmente rilevante, precisamente la rieducazione del detenuto di cui all’art. 27 comma 3 Cost.

(Nella specie è stato affermato che tra gli obblighi di protezione che l’amministrazione penitenziaria assume nei confronti dei detenuti e delle loro famiglie rientra, senza dubbio, anche quello di impedire i gesti di autolesionismo che gli internati eventualmente si infliggano).

Tribunale Firenze sez. II, 17/06/2019, n.1914

Gesto di autolesionismo volto ad ostacolare l’operato degli agenti 

Il gesto di autolesionismo può integrare la violenza del reato di resistenza a pubblico ufficiale se è diretto ad ostacolare l’operato degli agenti.(Nel caso di specie, l’imputato aveva brandito un’ arma  durante una perquisizione).

Corte appello L’Aquila, 12/04/2018, n.887

Episodi di involontario autolesionismo

Quanto all’allegato inadempimento dell’obbligo di vigilanza da parte della struttura ospedaliera per non aver adottato accorgimenti idonei ad evitare il decesso della paziente e nel non aver predisposto controlli e vigilanza appropriati al fine di prevenire la verificazione di episodi di involontario autolesionismo in una paziente in stato di evidente agitazione, si rileva che il suddetto obbligo veniva in realtà adempiuto con modalità compatibili con le esigenze organizzative e le risorse umane disponibili e, d’altra parte, non sussistono elementi per imputare ai sanitari l’asserita carenza d’informazione atteso che in atti sussiste la prova che l’attrice veniva informata della prima caduta dal letto ed è ragionevole supporre che nella circostanza alla medesima venisse rappresentata – come normalmente accade – la necessità di una vigilanza personalizzata approntata tuttavia solo in un secondo momento.

Tribunale Parma sez. I, 25/06/2015, n.1048

Gesti di autolesionismo e stato di necessità

Integra il delitto di sequestro di persona la condotta di chi tenga legato per giorni a letto, con cinghie di contenzione, un familiare non autosufficiente (nella specie: la madre adottiva), in assenza di una specifica situazione di imminente pericolo di cadute o gesti di autolesionismo idonea a configurare gli estremi dello stato di necessità. (In motivazione, la S.C. ha ritenuto non configurabile la scriminante di cui all’art. 54 c.p. neppure in forma putativa, avendo lo stesso imputato fatto riferimento alla possibilità di ricorrere all’ausilio di personale sanitario e di un letto a sponde, e dovendo quindi escludersi un suo erroneo convincimento di trovarsi in uno stato di necessità).

Cassazione penale sez. VI, 06/03/2014, n.24358

Resistenza a pubblico ufficiale

Costituisce resistenza a pubblico ufficiale l’autolesionismo e la minaccia operata per divincolarsi e diretta ad ostacolare l’operato del pubblico ufficiale (Nel caso di specie l’imputato, dopo aver cercato di divincolarsi affermava: ” questa storia non finisce qui, ci vediamo dopo so dove prendervi, tanto dovranno finire questi sei mesi e so dove prendervi” e, subito dopo, si schiaffeggiava).

Tribunale Napoli, 19/06/2012, n.226

Trattamento terapeutico ambulatoriale

Ad un soggetto (nella specie, minore alla soglia della maggiore età) afflitto, da non poco tempo, da assai gravi problemi d’ordine neurologico e psichiatrico, attestati da ripetute, attendibili, motivate, concordanti relazioni medico-legali (marcata aggressività, pressoché quotidiana, verso i genitori, pesantemente minacciati e insultati, condotta violenta e prevaricatrice, atti di autolesionismo, minacce di togliersi la vita, cronico, totale rifiuto di adempiere gli obblighi scolastici, manifestazioni di idee grandiose e del tutto sproporzionate alle proprie capacità, pretesa di ottenere subito, ove lavorasse, una assai cospicua, irragionevole retribuzione, nonché di conoscere noti e famosi personaggi dello sport, ecc.), reduce da un ricovero in un istituto psichiatrico del Paese di provenienza, ma ancora insuperabilmente contrario ad ogni trattamento curativo ambulatoriale, la necessaria protezione fisica e terapeutica può essere assicurata solo ai sensi e per effetti di cui alla normativa sui trattamenti sanitari obbligatori (l. n. 180 e n. 833 del 1978). Il T.m., pur concordemente adìto dai genitori, non può che dichiarare la propria incompetenza ed il “non luogo a provvedere” sul ricorso parentale.

Tribunale minorenni Milano, 13/04/2010

Modalità del trattamento penitenziario

Il controllo a mezzo di video sorveglianza disposto sull’intero arco della giornata, fino a ricomprendervi quello relativo ai momenti di maggior intimità personale e riservatezza, è inammissibile per violazione degli artt. 3 e 8 Cedu e dell’art. 27 comma 2 cost. e pertanto è giustificabile unicamente nell’ottica del favor custodiae che può ricorrere ad esempio in presenza del pericolo di atti di autolesionismo, pertanto di evenienze che la p.a. deve istituzionalmente contrastare nell’interesse del detenuto.

In assenza di siffatte ragioni, una così incisiva e invasiva modalità di controllo, idonea a determinare nel tempo pesantissime conseguenze sulla stessa psicologia del detenuto e quindi sulla sua salute personale, può essere consentita solo in presenza di motivate necessità che il giudice territoriale deve motivatamente illustrare.

Tribunale Milano sez. sorveglianza, 09/03/2010

Tutela dei lavoratori e fatti di autolesionismo

Le misure protettive prescritte dagli art. 55 e 68 d.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, relative, rispettivamente, agli organi ed elementi per la trasmissione del moto e agli organi lavoratori e zone di operazione delle macchine, tendono a tutelare il lavoratore da “infortuni”, cioè da eventi accidentali, indipendentemente dal comportamento del lavoratore medesimo e quindi tendono ad impedire attività anche estranee alla serie di operazioni insite nella specifica lavorazione, restando esclusi solo eventuali fatti di autolesionismo.

Cassazione penale sez. IV, 18/03/2009, n.22320

Pericolosità del detenuto

L’inserimento del detenuto nel circuito E.I.V. (elevato indice di vigilanza) non può essere assimilato ai provvedimenti adottati ai sensi degli art. 14 bis (sottoposizione a regime di sorveglianza particolare) e 41 bis comma 2 ord. penit., in quanto il suddetto provvedimento, lungi dal limitare la partecipazione del detenuto ad attività trattamentali, stabilisce soltanto, per ragioni di opportunità specificamente indicate, l’allocazione intramuraria del detenuto in determinati istituti, con la prescrizione di determinate cautele dettate non solo in relazione alla sua particolare pericolosità, ma anche per evitare atti di autolesionismo, o aggressioni da parte di altri detenuti.

Ne consegue che il relativo provvedimento, essendo di esclusiva competenza dell’amministrazione penitenziaria, si sottrae al controllo del magistrato di sorveglianza, potendo costituire oggetto di reclamo solo i singoli atti esecutivi di esso che siano lesivi dei diritti primari del detenuto.

Cassazione penale sez. I, 03/02/2004, n.14487

Autolesionismo del lavoratore e rendita da infortunio

Deve ravvisarsi il dolo del lavoratore con conseguente esclusione del nesso di casualità e liberazione del datore di lavoro da ogni responsabilità nel caso di accertata colpevolezza esclusi del primo, rappresentati dalla coscienza e volontà dell’evento di danno, come nell’ipotesi di autolesionismo del lavoratore nel conseguimento della rendita da infortunio.

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2003, n.6377

Danni alla persona subiti da un alunno

Per i danni alla persona subiti da un alunno di un istituto scolastico durante l’orario di permanenza all’interno dell’istituto stesso ed a causa di un atto di autolesionismo è chiamato a rispondere detto istituto non ai sensi dell’art. 2048 comma 2 c.c., norma applicabile esclusivamente ai danni riconducibili all’azione di altri alunni, bensì secondo i principi della responsabilità contrattuale di cui all’art. 1218 c.c., allorquando la custodia e la vigilanza siano state attuate in maniera inadeguata e negligente, tenuto conto dell’età dei soggetti da sorvegliare.

Tribunale Roma, 17/02/2003

Autolesionismo motivato da uno stato di momentaneo sconforto del detenuto

In tema di liberazione anticipata, un’azione di autolesionismo motivata da uno stato di momentaneo sconforto da parte del detenuto e non determinata da ulteriori motivazioni sintomatiche di rifiuto collaborativo al trattamento rieducativo non è di per sè determinante al fine di valutare negativamente il comportamento del detenuto stesso nel relativo semestre per l’eventuale applicabilità della misura alternativa in questione, specie se all’episodio non abbia fatto seguito alcun provvedimento disciplinare.

Cassazione penale sez. I, 06/04/1994



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8 Commenti

  1. Purtroppo molti ragazzi soffrono di autolesionismo, che in inglese viene anche definito cutting. Si ricorre all’uso di strumenti come lamette ecc per arrivare a farsi del male. Ma io dico, i genitori di questi ragazzi dove stanno? Non si accorgono di nulla? è possibile che non si interessino allo stato d’animo dei loro figli?

  2. C’è chi arriva all’autolesionismo imitando gli altri coetanei, oppure perché il proprio malessere arriva a volersi fare del male, perché il dolore fisico tenta di coprire quello psicologico. Che inferno deve avere nell’anima una persona per arrivare a tanto? Bisognerebbe seguire seriamente chi soffre di questo problema perché dall’uso di una lametta per un taglietto al suicidio, anche involontario perché magari non si sa che vena si prende, è un attimo. Quindi, fate tanta informazione, parlate dei problemi con i vostri figli, non lasciateli soli ad affrontare i loro problemi, hanno bisogno di essere guidati e aiutati. Tenete sempre gli occhi aperti, perché dietro un “va tutto bene”, spesso si può nascondere un grave malessere.

  3. Uscire dall’autolesionismo e da un vortice di buio interiore è possibile. Spesso, affidarsi ad un bravo professionista è fondamentale, perché aiuta il paziente a capire e i familiari a saper stare vicino all’autolesionista senza attaccarlo e cercando di capire cosa lo spinge a queste azioni.

  4. La vita è una e non si dovrebbe rischiare di sciuparla o metterla a rischio quando dall’altra parte c’è stato chi avrebbe dato qualsiasi cosa per vivere ancora qualche attimo e magari è stato strappato alla vota da un incidente, da un omicidio, da qualche brutta patologia. Ecco che cosa dovrebbero capire coloro che arivano all’autolesionismo che nonostante tutto il disagio e il dolore che vivono, loro hanno una vita davanti per poter rimediare e cercare di migliorare le cose, al contrario di chi non è più su questo mondo per tentare e ritentare a sbagliare e cercare di migliorarsi. La vita è un dono!

  5. Molti genitori si colpevolizzano perché i figli arrivano a soffrire di alcuni disagi psicologici…non è colpa vostra sappiatelo. Voi potete cercare di aiutare i vostri figli, stargli vicini, essere un esempio per loro e sostenerli, ma non dovete essere sempre lascivi, ma insegnare ciò che è giusto e sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male… Dovreste far capire l’importanza di essere su questa terra per uno scopo che alla fine non ha alcun senso farsi del male, perché solo alla morte non c’è rimedio, mentre per tutto il resto se le vostre parole non sortiscono alcun effetto, allora rivolgetevi ad uno specialista.

  6. Nell’epoca della pandemia del Covid 19, i casi di autolesionismo ed i tentativi di suicidio sono decisamente aumentati. Sono numerosi gli esperti che hanno lanciato l’allarme e la situazione è davvero preoccupante perché interessa anche i più piccini. Dobbiamo solo sperare che questi vaccini possano farci uscire da questo incubo

  7. Pensiamo a tutto il disagio che stiamo vivendo in quest’ultimo anno: paura del contagio, isolamento, mancanza di relazioni sociali, lockdown, uscite solo per le urgenze (lavoro, scuola, spesa, negozi, assistenza ad anziani o disabili, farmacia), uscite al bar e al ristorante solo entro determinati orari (quando è stato possibile), chiusura degli istituti scolastici, smart working, carico di stress dovuto all’esigenza di conciliare tutto (casa, lavoro e famiglia). Ecco sia adulti che adolescenti o bambini stiamo vivendo in maniera particolare questo ultimo anno e la nostra emotività, il nostro limite di sopportazione si sta esaurendo. Purtroppo, mi rendo conto che qualcuno riesce a fronteggiare i vari problemi, qualcun altro arriva al compimento di certi gesti estremi e pericolosi

    1. Per maggiori informazioni, ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli: Smart working: come affrontare stress e ansia; L’autolesionismo nei bambini e negli adolescenti; Così lo stop delle scuole sta rovinando i ragazzi; Stress da Coronavirus: come conciliare lavoro e vita privata; Disturbo post traumatico da stress; Danno da stress: ultime sentenze; Coronavirus: in arrivo un’ondata di depressione.

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