L’esperto | Articoli

Pratica commerciale aggressiva: ultime sentenze

17 Giugno 2020
Pratica commerciale aggressiva: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: pratica commerciale aggressiva e scorretta; provvedimento sanzionatorio; tutela del consumatore; pubblicità ingannevole; condizioni e presupposti di ravvisabilità; differenza tra pratica commerciale aggressiva e pratica ingannevole; pratica commerciale aggressiva mediante indebito condizionamento.

Pratica commerciale aggressiva e scorretta

La Banca d’Italia non è competente a sanzionare una pratica commerciale ritenuta aggressiva e scorretta con riferimento alle modalità con le quali la stessa aggancia il consumatore, pubblicizzando in modo irragionevole e/o omissivo le condizioni di validità dell’offerta e il prezzo finale complessivo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 01/08/2019, n.10193

Quando è ravvisabile una pratica commerciale aggressiva?

Ai fini dell’esatta individuazione dei contorni della pratica commerciale valutata come « aggressiva », deve aversi riguardo alla circostanza che, oggetto di censura nel provvedimento sanzionatorio dell’A.G.C.M. non è la prassi di bloccare temporaneamente una certa somma di denaro sulla carta di credito del cliente a garanzia dei danni che potrebbe subire l’autovettura presa a noleggio, quanto piuttosto lo sfruttamento da parte del professionista della posizione di asimmetria e di oggettiva debolezza nella quale viene a trovarsi il consumatore, il quale, proprio per sottrarsi al disagio, non preventivato, di vedersi bloccare una rilevante somma sul plafond della propria carta di credito, utilizzabile ad altro scopo nel segmento temporale in cui si svolge il rapporto contrattuale con la società emittente, potrebbe essere indotto all’acquisto di prodotti accessori, assicurativi e non, prospettati dall’operatore quale unica soluzione alternativa alla costituzione della riserva.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 12/03/2019, n.3252

Pratica commerciale aggressiva: funzione di Facebook 

Integra una fattispecie di pratica commerciale aggressiva, in violazione degli artt. 24 e 25 del codice del consumo (d.lg. n. 206/2005), l’automatica attivazione della funzione di Facebook c.d. “Piattaforma attiva”, con il conseguente scambio reciproco dei dati dell’utente tra il social network e siti web/app di terzi, in assenza di un consenso espresso da parte dell’utente stesso, al quale viene impedito di esercitare una scelta libera e consapevole in merito, essendogli riconosciuta una mera facoltà di optout.

Inoltre, l’utente viene condizionato a non disattivare la funzione “Piattaforma attiva”, essendo indotto, da avvisi formulati da Facebook con toni perentori e in maniera poco chiara, a credere che la disattivazione comporti limitazioni di navigazione nei siti web/app di terzi e di fruibilità del social network stesso.

Infine, la preattivazione della “Piattaforma attiva” comporta l’automatica profilazione dei dati degli utenti di Facebook, essendo preimpostata da quest’ultimo il consenso dell’interessato al più ampio utilizzo delle informazioni sui propri interessi on-line, ai fini della visualizzazione di inserzioni “profilate”.

Garante concorr. e mercato, 29/11/2018, n.27432

Definizione di pratica commerciale aggressiva 

L’art. 24 del Codice del Consumo, nel descrivere la pratica commerciale aggressiva, pur indicando alcune possibili modalità, collega la ricorrenza dell’illecito ad una valutazione finalistica, ravvisabile ogni volta che « nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso », la condotta del professionista, creando un indebito condizionamento, « limita o è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o è idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso ».

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 08/02/2018, n.1523

Pratica commerciale aggressiva: in cosa consiste?

L’art. 24 del Codice del Consumo descrive la pratica aggressiva come una condotta fortemente invasiva, per le pressioni in cui in concreto consiste, della libertà di scelta del consumatore. Tale condotta, quindi, non incide, quanto meno necessariamente, sulla possibilità per il consumatore di acquisire gli elementi conoscitivi necessari circa il contenuto del contrarre, ma sulla stessa volontà di stipularlo per in presenza di un giudizio negativo sulla sua convenienza.

È evidente che la pratica commerciale aggressiva si distingue dalla pratica ingannevole. Mediante quest’ultima, infatti, l’agente scorretto si propone di ottenere la stipula di un contratto del cui contenuto il consumatore non è ben consapevole; mediante la pratica aggressiva, l’agente si propone di condizionare la volontà del consumatore, facendogli concludere un contratto della cui convenienza non è convinto (nel caso di specie, è stato riconosciuto come non « aggressivo » il comportamento dell’impresa appellante, in quanto ritenuto non preordinato e nemmeno idoneo a coartare una volontà negativa).

Consiglio di Stato sez. VI, 22/06/2011, n.3763

Richieste di recesso dei consumatori

Integra una pratica commerciale scorretta, nonché aggressiva, quella condotta di una società distributrice di libri attuata con tecniche di aggancio, mediante l’invio non richiesto di libri promessi come gratuiti al fine di acquisire in modo surrettizio il consenso dei consumatori senza, peraltro, fornire una risposta alle richieste di recesso dei consumatori che intendevano non ricevere più i libri spediti dallo stesso professionista che imponeva loro anche il pagamento non dovuto per l’invio successivo di altre pubblicazioni non richieste.

Nell’attuazione di simili condotte, non è stata riscontrata, peraltro, quella « diligenza professionale » di cui all’art. 20, comma 2, del codice del consumo, vale a dire quel « normale grado della specifica competenza ed attenzione », che, ai sensi dell’art. 18, comma 1, lett. h , del codice, ragionevolmente un consumatore può attendersi dal professionista.

Nel caso di specie, la diligenza professionale doveva intervenire sia nella fase promozionale dell’offerta, rendendo immediatamente percepibili al consumatore le informazioni relative alla natura e alle caratteristiche principali della proposta editoriale, sia nelle fasi successive di esecuzione del rapporto contrattuale, ove il professionista avrebbe dovuto farsi carico delle richieste dei consumatori finalizzate alla risoluzione dei rapporti commerciali in essere.

Garante concorr. e mercato, 18/03/2010, n.20908

Pratica commerciale scorretta e aggressiva del professionista

Pratiche consistenti nel veicolare atti di citazione in un foro diverso da quello ex lege competente per territorio sono inquadrabili tra quelle ex post vendita, ai sensi della Direttiva n. 2005/29/CE e delle Linee Guida della Commissione Europea (SEC 2009/1666 del 3 dicembre 2009) che si palesano come scorrette e aggressive indipendentemente dalla temerarietà della lite o dall’effettiva spettanza del credito poi dimostrata in giudizio. Ciò in quanto una simile condotta è idonea a indurre il consumatore a saldare l’asserito debito anche se convinto di non averlo mai contratto o quanto meno di averlo contratto per un importo inferiore e ciò per non intraprendere un contenzioso dinanzi ad un giudice diverso da quello di residenza.

L‘induzione psicologica porta il consumatore a recedere dalla propria posizione perché, nel bilanciamento dei relativi oneri, saldare la somma che gli si imputa a debito sarebbe comunque economicamente più conveniente che difendersi in un giudizio presso Tribunali lontani.

Le sopra menzionate modalità di esercizio dell’attività giudiziale di recupero crediti, quindi, realizzano una fattispecie di pratica commerciale aggressiva ai sensi dell’art. 24 del Codice del Consumo, in quanto risultano presenti gli elementi che la connotano, quali quello « strutturale », rappresentato dall’indebito condizionamento, e quello « funzionale », consistente nell’effetto distorsivo che la pratica induce sulla libertà di scelta del consumatore.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 11/09/2018, n.9269

Tutela della concorrenza e dei consumatori

L’art. 2, lett. j), e gli art. 8 e 9 della direttiva 2005/29/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/Cee del Consiglio e le direttive 97/7/Ce, 98/27/Ce e 2002/65/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Ce) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che il ricorso da parte del professionista a una modalità di stipulazione o di modifica dei contratti per la fornitura di servizi di telecomunicazioni, come quella in discussione nel procedimento principale, in forza della quale il consumatore deve assumere la decisione definitiva di natura commerciale in presenza di un corriere, all’atto di consegna del modello contrattuale, senza poter consultare liberamente il suo contenuto durante la visita di detto corriere: non costituisce una pratica commerciale aggressiva in ogni caso; non costituisce una pratica commerciale aggressiva mediante indebito condizionamento per il solo fatto che non siano stati inviati al consumatore in anticipo e in modo individuale, segnatamente mediante messaggio di posta elettronica o spedizione al suo domicilio, tutti i modelli contrattuali, qualora tale consumatore abbia avuto la possibilità, prima della visita del corriere, di consultare il loro contenuto, e costituisce una pratica commerciale aggressiva mediante indebito condizionamento, segnatamente, qualora il professionista o il suo corriere adottino comportamenti sleali che hanno l’effetto di esercitare una pressione sul consumatore in modo da limitare considerevolmente la sua libertà di scelta, come i comportamenti che possono risultare importuni per detto consumatore o perturbano la sua riflessione sulla decisione di natura commerciale da assumere (controversia promossa dall’Autorità polacca per la tutela della concorrenza e dei consumatori che aveva ingiunto ad una società di telefonia di cessare l’imposizione al cliente di sottoscrivere il contratto di fornitura in presenza di corriere senza la possibilità di una libera consultazione del contenuto).

Corte giustizia UE sez. V, 12/06/2019, n.628

Pratica commerciale aggressiva e pratica ingannevole: differenze

La pratica commerciale aggressiva si distingue dalla pratica ingannevole perché mediante quest’ultima, l’agente scorretto si propone di ottenere la stipula di un contratto del cui contenuto il consumatore non è ben consapevole; mediante la pratica aggressiva, l’agente si propone di condizionare la volontà del consumatore, facendogli concludere un contratto della cui convenienza non è convinto.

Pertanto, non può essere inquadrato nella fattispecie di “pratica aggressiva” il comportamento dell’agente che ha inciso sul processo di conoscenza preliminare alla formazione della volontà contrattuale, impedendo al consumatore di apprezzare compiutamente il contenuto del contratto e lo stesso significato delle clausole che stava approvando, ma che non risulta affatto che fosse preordinato, e nemmeno idoneo, a coartare una volontà negativa.

La mera ambiguità informativa oppure il contesto ambientale di riferimento (diverso da quello in cui normalmente si acquistano servizi finanziari) o, infine, lo sfruttamento del c.d. effetto sorpresa del consumatore non trasmodano, di per sé, in un “indebito condizionamento“, perché non fanno fulcro su alcuna situazione necessitante, come sarebbe una presumibile situazione di bisogno.

Consiglio di Stato sez. VI, 04/07/2012, n.3904



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube