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Detrazione dell’Iva: ultime sentenze

26 Giugno 2020
Detrazione dell’Iva: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: sovrafatturazione per operazioni inesistenti; detrazione dell’Iva e deduzione del costo; onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate; Iva relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti.

Diritto alla detrazione dell’Iva

Il diritto alla detrazione dell’Iva sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile e dunque alla data in cui la fattura deve essere emessa, la quale coincide, ai sensi dell’art. 21, del d.P.R. n. 633 del 1972 nella formula vigente “ratione temporis”, con il “momento di effettuazione dell’operazione”, identificantesi, quanto alla cessione di beni, con la data di stipulazione del contratto, se avente ad oggetto beni immobili, e con quella di consegna o spedizione, se avente ad oggetto beni mobili, indipendentemente dall’avvenuto pagamento del prezzo, e, quanto alle prestazioni di servizi, di regola col momento del pagamento del corrispettivo oppure con la data di emissione della fattura (anche in acconto), quando questa avvenga in via anticipata rispetto alla data prevista per il suo pagamento.

(Nel caso di specie la S.C. ha cassato con rinvio la decisione del giudice di merito che aveva negato ogni diritto alla detrazione sul presupposto che le fatture relative a prestazioni di servizi non fossero state interamente pagate nell’anno di emissione, senza accertare se l’Ufficio, il quale aveva contestato una sovrafatturazione per operazioni inesistenti, avesse dimostrato che effettivamente le prestazioni non erano state rese o che la cedente non fosse tenuta a renderle sulla base dei contratti stipulati).

Cassazione civile sez. trib., 11/03/2020, n.6793

L’effettiva esistenza delle operazioni contestate

L’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate ricade sul contribuente, costituendo condizione necessaria al fine di ottenere la detrazione dell’ I.V.A. e la deduzione del costo.

Laddove l’Ufficio adduca elementi sufficienti a dimostrare la fittizietà delle operazioni o, quanto meno, a ‘fare almeno sospettare la non veridicità delle fatture”, l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni ricade, senza ombra di dubbio alcuno, sul contribuente, trattandosi di condizione necessaria al fine di ottenere la detrazione dell’I.V.A. e la deduzione del costo.

Comm. trib. prov.le Milano sez. III, 02/12/2019, n.5165

Operazioni erroneamente assoggettate all’Iva

In caso di operazioni erroneamente assoggettate all’Iva restano privi di fondamento il pagamento dell’imposta da parte del cedente, la rivalsa da costui effettuata nei confronti del cessionario e la detrazione da quest’ultimo operata nella sua dichiarazione Iva, con la conseguenza che il cedente ha diritto di chiedere all’Amministrazione il rimborso dell’Iva, il cessionario ha diritto di chiedere al cedente la restituzione dell’ Iva versata in via di rivalsa, e l’Amministrazione ha il potere-dovere di escludere la detrazione dell’ Iva pagata in rivalsa dalla dichiarazione Iva presentata dal cessionario.

Tribunale Milano sez. VII, 28/11/2019, n.10988

L’oggettiva inesistenza delle operazioni

In tema di I.V.A., una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società ”fantasma”) dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’I.V.A. e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.

Comm. trib. reg. L’Aquila, (Abruzzo) sez. VII, 20/11/2019, n.966

La mancanza di conoscibilità dell’operazione fraudolenta

In materia di I.V.A. relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, il cessionario al quale sia stata contestata la detrazione dell’I.V.A. versata in rivalsa al soggetto, diverso dal cedente, che tuttavia abbia emesso la fattura, ha il diritto di detrarre l’imposta laddove provi non solo la mancanza di conoscenza, ma anche la mancanza di conoscibilità dell’operazione fraudolenta pur facendo uso dell’ordinaria diligenza esigibile dall’imprenditore nello svolgimento della propria attività commerciale.

Comm. trib. prov.le Lecce sez. I, 27/06/2019, n.1161

Diritto alla detrazione Iva e frode fiscale

Il diritto alla detrazione I.V.A. non è escluso quando il soggetto passivo, essendo estraneo alla eventuale frode posta in essere da soggetti terzi, ha agito in buona fede e ha adottato tutte le misure ragionevoli in suo possesso, al fine di assicurarsi che le operazioni realizzate non lo conducessero a partecipare ad una frode fiscale.

L’esistenza di una fattura che sia conforme ai requisiti richiesti dal D.P.R. n. 633 del 1972 e dalla Sesta direttiva, fa presumere di quanto ivi rappresentato e che, conseguentemente, costituisce titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’I.V.A.. Orbene, nelle controversie concernenti operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti, deve ritenersi assolto l’onere probatorio del contribuente in tutti i casi in cui le operazioni sono documentate da fatture regolari inserite in una corretta contabilità, in quanto, la fattura è documento idoneo ad attestare un costo dell’impresa.

Ne consegue che, nell’ipotesi in cui la documentazione sia apparentemente regolare, e che l’Amministrazione finanziaria sostenga che l’operazione documentata nella fattura formalmente corretta è inesistente, ovvero che la fattura è ideologicamente o materialmente falsa, il relativo onere della prova è attribuito all’ufficio impositore.

Tale onere non riguarda solo l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta, di talché, la prova della consapevolezza dell’evasione richiede che l’Amministrazione finanziaria dimostri, in base ad elementi oggettivi e specifici non limitati alla mera fittizietà del fornitore, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, con l’ordinaria diligenza in rapporto alla qualità professionale ricoperta, che l’operazione si inseriva in una evasione fiscale, ossia che egli disponeva di indizi idonei a porre sull’avviso qualunque imprenditore onesto e mediamente esperto sulla sostanziale inesistenza del contraente.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XIX, 26/06/2019, n.2917

Direttiva Iva: il diritto a detrazione del soggetto passivo

L’art. 168, lett.a), della direttiva 2006/112/Ce del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, dev’essere interpretato nel senso che: a) osta ad una normativa nazionale, come quella controversa nel procedimento principale, che prevede l’estensione dell’ambito di un’esclusione del diritto a detrazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), successivamente all’adesione all’Unione europea dello Stato membro considerato, e che comporta che un soggetto passivo, prestatore di servizi turistici, sia privato, a partire dall’entrata in vigore di tale estensione, del diritto a detrarre l’IVA che ha gravato sull’acquisto di servizi di alloggio e di ristorazione che tale soggetto rifattura ad altri soggetti passivi nell’ambito della fornitura di servizi turistici; b) non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che prevede l’esclusione del diritto a detrazione dell’IVA versata per l’acquisto di servizi di alloggio e di ristorazione, introdotta prima dell’adesione all’Unione dello Stato membro considerato e mantenuta in vigore dopo tale adesione, conformemente all’art. 176, comma 2, della direttiva 2006/112/Ce, e che comporta che un soggetto passivo, che non fornisce servizi turistici, sia privato del diritto a detrarre l’i.v.a. che ha gravato sull’acquisto dei suddetti servizi di alloggio e di ristorazione che tale soggetto passivo rifattura ad altri soggetti passivi.

Corte giustizia UE sez. VIII, 02/05/2019, n.225

La prova dell’oggettiva inesistenza delle operazioni

Una volta assolta dall’Amministrazione la prova dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’imposta e/o la deduzione dei costi, provare l’effettiva esistenza delle stesse, non risulta sufficiente la mera esibizione della fattura o la regolarità delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento.

In tema di I.V.A., una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”) dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’I.V.A. e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.

Comm. trib. reg. Campobasso, (Molise) sez. I, 16/04/2019, n.312

Criteri per la determinazione del prorata di detrazione Iva 

La società madre di un gruppo multinazionale che opera all’estero avvalendosi di stabili organizzazioni può determinare il proprio prorata di detrazione Iva considerando anche il volume d’affari realizzato da tali succursali estere. Pertanto, se le stabili organizzazioni realizzano un volume d’affari connesso a operazioni che danno diritto a detrazione per un ammontare superiore a quello della casa madre, quest’ultima beneficerà di un prorata di detrazione dell’Iva superiore a quello relativo alle sole operazioni da essa effettuate a livello domestico.

Inoltre, ai fini del prorata della casa madre rileva solo il volume d’affari della stabile organizzazione relativo a operazioni che danno diritto alla detrazione sia nello stato di stabilimento della succursale che in quello della casa madre. A tale conclusioni giunge la Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza M.S..

Corte giustizia UE sez. IV, 24/01/2019, n.165

Iva e diritto del cessionario o committente alla detrazione

L’art. 6, comma 6, del d.lgs. n. 471 del 1997, nella formulazione introdotta dall’art. 1, comma 935, della l. n. 205 del 2017, nella parte in cui prevede che, nell’ipotesi di applicazione dell’imposta in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente o prestatore, resta fermo il diritto del cessionario o committente alla detrazione, ai sensi degli artt. 19 e ss. del d.P.R. n. 633 del 1972, non ha efficacia retroattiva né può ad essa riconoscersi valore di norma interpretativa, essendo priva di ogni riferimento al precedente regime ed all’esigenza di una chiarificazione del meccanismo di detrazione dell’IVA contemplato dallo stesso.

Cassazione civile sez. trib., 03/10/2018, n.24001

Oggettiva inesistenza delle operazioni: detrazione dell’Iva

In tema di IVA, una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”) dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’IVA e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.

Cassazione civile sez. trib., 05/07/2018, n.17619

Diritto alla detrazione dell’Iva sui costi sostenuti per la costruzione

In tema di detrazione I.V.A., ex art.19 comma 1 del D.P.R. n.633 del 1972, ove venga accertato che la società contribuente, al momento dei fatti, esercitava stabilmente e professionalmente l’attività economica di impresa costruendo un immobile destinato all’esercizio dell’attività, tutti i costi sostenuti per la costruzione dell’immobile stesso sono inerenti alla attività di impresa con conseguente pieno diritto alla detrazione dell’I.V.A. assolta per gli acquisti.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. V, 15/03/2019, n.477



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