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Cervicale: ultime sentenze

29 Aprile 2021
Cervicale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità extracontrattuale; prova a mezzo di presunzioni; lesione del rachide cervicale; risarcimento del danno; sofferenza morale; accertamento strumentale; riconoscimento di postumi permanenti.

Danno da sofferenza morale

In materia di responsabilità extracontrattuale, il danno da sofferenza morale deve essere allegato e provato specificatamente, anche a mezzo di presunzioni, “ma senza che queste, eludendo gli oneri assertivi e probatori, si traducano in automatismi che finiscano per determinare (anche) un’erronea sussunzione della fattispecie concreta in quella legale”.

(Nel caso di specie, la S.C. ha accolto il ricorso di un istituto assicurativo condannato nei gradi di merito a liquidare una somma ulteriore a titolo di sofferenza morale in un caso di lesione del rachide cervicale (2% di invalidità) e in assenza di qualsiasi prova specifica).

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7753

Accertamento strumentale

In presenza di una patologia da sinistro stradale quale la lesione del rachide cervicale, nota volgarmente come colpo di frusta, il c.t.u. non può limitarsi a dichiararla accertata sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca.

Vi sono, infatti, particolari affezioni per le quali, data la natura della patologia e la modestia della lesione, l’accertamento strumentale risulta, in concreto, l’unico in grado di fornire la prova rigorosa che la legge richiede.

In mancanza di accertamento strumentale nella descritta ipotesi deve escludersi la possibilità di pervenire alla determinazione di postumi permanenti sulla sola scorta della dolenzia riferita dal paziente e dunque, di fatto, sulla base di elementi non oggettivamente riscontrabili.

(Nel caso concreto il giudice esclude la possibilità di riconoscere postumi di tipo permanente, mentre ammette la risarcibilità del danno da invalidità temporanea.

Tribunale Torre Annunziata sez. I, 27/06/2019, n.1662

La personalizzazione del danno

Va cassata, in parte qua, la sentenza di merito che, ai fini della personalizzazione della liquidazione del danno non patrimoniale, non abbia apprezzato l’eccezionalità delle conseguenze relazionali del danno biologico subito (nella specie, l’illecito aveva determinato la preclusione di “tutte quelle attività, lavorative e non, che impongono continue sollecitazioni meccaniche della colonna cervicale”).

Cassazione civile sez. III, 31/01/2019, n.2788

Lesione di lieve entità

Tra le lesioni di lieve entità da accertarsi necessariamente attraverso l’esame clinico strumentale deve annoverarsi la lesione del rachide cervicale nota volgarmente come colpo di frusta.

Cassazione civile sez. III, 19/01/2018, n.1272

La consulenza legale sulle lesioni cervicali 

La consulenza legale sulle lesioni di distorsione rachide cervicale che faccia riferimento ad altre consulenze di medici ortopedici ma senza prendere in esame alcun accertamento radiografico non prova la sussistenza della lesione. (Nel caso di specie, l’imputata era stata condannata per il reato di frode all’assicurazione non essendo riuscita a provare la sussistenza delle lesioni conseguenti ad un incidente stradale realmente avvenuto ma del quale non era stata data prova che fosse all’interno dell’auto).

Corte appello L’Aquila, 04/05/2018, n.1116

La distorsione del rachide cervicale in seguito a tamponamento

Il danno biologico permanente è risarcibile, ex art. 139, comma 2, c.assicur., solo se l’esistenza della lesione che ne è all’origine sia suscettibile di accertamento clinico strumentale, dovendosi intendere il termine “clinico” nel senso di lesione visivamente accertata.

Pertanto, è risarcibile la lesione (nella specie distorsione del rachide cervicale in conseguenza di tamponamento) che, pur essendo suscettibile di ulteriori accertamenti strumentali, non ha, tuttavia, richiesto tali accertamenti, essendo risultata già evidente dall’accertamento clinico.

Giudice di pace Venezia, 12/11/2016, n.769

Alterazione funzionale dell’organismo

In tema di lesioni personali, integra la malattia di cui all’art. 582 cod. pen. la “cervicalglia”, in quanto “dolore cervicale” localizzato nella parte posteriore del collo, che determina sofferenza e ridotta motilità del collo e della testa, e, quindi, una alterazione funzionale dell’organismo.

Cassazione penale sez. V, 18/05/2015, n.34387

Valutazione e liquidazione: invalidità permanente e temporanea

In materia di danni, essendo l’accertamento del danno più difficile, perché dal fatto noto (art. 115 c.p.c.) dell’esistenza di una micro lesione (come una contusione ecchimotica od una distrazione muscolare del rachide cervicale, od una infrazione parcellare di un osso), della quale non residuano spesso che labili tracce sintomatologiche non può logicamente dedursi (art. 2727c.c.) un sicuro peggioramento della qualità della vita del danneggiato cosicché per avere diritto al risarcimento del danno da lesione micro-permanente, non è sufficiente provare solo di avere riportato la microlesione.

Tribunale Bologna sez. III, 10/03/2015

Responsabilità medica

In tema di responsabilità medica, il nesso causale può essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio contro-fattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica – universale o statistica -, si accerta che, immaginandosi come realizzata la condotta doverosa, l’evento hic et nunc non si sarebbe verificato (fattispecie relativa alla responsabilità di alcuni sanitari in relazione alla morte di un paziente investito da un’auto e che, a seguito di numerosi ricoveri, decedeva per insufficienza cardiocircolatoria terminale da polmonite, avendo riportato multiple fratture del rachide cervicale la cui esistenza non venne immediatamente accertata dai sanitari che non effettuarono quegli accertamenti che gli avrebbero consentito di individuare la sofferenza midollare).

Cassazione penale sez. IV, 12/03/2014, n.14812

L’accertamento di malattia professionale

Va rigettato l’appello diretto all’accertamento di malattia professionale, in difetto del rapporto causale fra l’attività lavorativa e la malattia denunciata e in difetto di dimostrazione dell’esposizione per causa di lavoro a rischio patogeno.

(Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza impugnata, affermando che l’artrosi vertebrale cervicale e lombare con discopatie degenerative ed ernarie non era verosimilmente conseguente ad esposizione lavorativa, in quanto in caso di esposizione a rischio lavorativo la malattia si doveva manifestare 10 o 15 anni dopo l’inizio dell’esposizione, e non dopo 31 anni di asserita esposizione – ossia all’età di 53 anni, momento in cui può manifestarsi l’artrosi non lavorativa – ed in quanto l’artrosi di origine lavorativa colpisce il tratto lombare, mentre nel caso concreto era estesa a tutto il rachide).

Corte appello Perugia sez. lav., 28/01/2013, n.280

Tamponamento e risarcibilità del danno

In tema di circolazione stradale, il cd. “tamponamento” tra veicoli dotati di normali dispositivi di assorbimento degli urti (paraurti e poggiatesta), che procedevano incolonnati nel traffico cittadino e, pertanto, ad una andatura “a passo d’uomo” esclude – per carenza di nesso causale tra il fatto e l’evento – la risarcibilità dell’asserito danno da distorsione (senza fratture) del rachide cervicale vantato da parte attrice in quanto incompatibile con la lievità del tamponamento subito.

Giudice di pace Salerno, 21/11/2007, n.4759

Rilevanza dell’elemento della lesività dell’urto

In materia di risarcimento del danno da micropermanenti, ed in particolare da c.d. “colpo di frusta” conseguente a sinistro stradale, l’efficienza lesiva del fatto che provoca la lesione costituisce uno dei cardini dell’accertamento della sussistenza del nesso causale, con la conseguenza che quando risulti che l’urto verificatosi non era in grado di provocare lesioni alla colonna cervicale, la richiesta risarcitoria deve essere respinta; a questo fine, il dispositivo c.d. “unibox”, installato sul veicolo del danneggiante, consente di accertare che non ad ogni urto conseguano lesioni da colpo di frusta (nella specie, il congegno “unibox” non aveva rilevato valori che superassero la soglia minima di lesività dell’urto).

Giudice di pace Viterbo, 21/09/2006, n.2956

Lesioni riportate dalle vittime nell’incidente

Deve ritenersi corretta la decisione del tribunale che, anche prescindendo dalla ingiustificata mancata risposta all’interrogatorio formale, abbia ritenuto provata la circostanza relativa al mancato uso da parte degli attori delle cinture di sicurezza al momento del sinistro, alla stregua degli obiettivi riscontri indicati dal consulente d’ufficio con riguardo al tipo di lesioni riportate dalle vittime nell’incidente, quando questi abbia convincentemente argomentato che la contusione cranica contro il parabrezza per il passeggero e le contusioni contro lo sterzo ed il parabrezza per il conducente, nonché per entrambi la riscontrata proiezione antero posteriore dei rachide cervicale maggiore che, con l’uso della cintura, non sono altrimenti spiegabili se non appunto con il mancato impiego delle cinture che non hanno trattenuto il capo ed il tronco degli attori evitando l’impatto con il parabrezza e lo sterzo. La c.t.u. infatti può assumere valore di oggettiva origine di convincimento con il riferimento ai fatti accertati dal consulente, riportati nella sua relazione, rientranti nell’ambito strettamente tecnico (ossia allorché si tratti di accertamento di situazioni o fatti connessi con le indagini devolute al consulente) e può costituire fonte autonoma di prova quando si risolva in uno strumento di accertamento di situazioni rilevabili solo con ricorso a determinate cognizioni tecniche.

Corte appello Milano, 04/07/2005

Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo

Artrosi cervicale e lombare e gastrite colite non sono infermità qualificabili nè come infortunio sul lavoro, perché non originate da una causa violenta, repentina ed esterna, tanto meno come tecnopatie perché non derivanti da una ben determinata lavorazione morbigena, ma al limite come malattie da lavoro, cioè come malattie comuni nei cui confronti il lavoro e l’ambiente possono aver svolto un’azione involutiva in senso peggiorativo del quadro patologico complessivo preesistente; segue da ciò che ai sensi degli art. 53 comma 7 l. 27 dicembre 1997 n. 449 e 40 comma 5 l. 23 dicembre 1998 n. 448, la competenza a verificare la possibile derivazione da causa di servizio delle dette infermità contratte dai dipendenti della soc. Poste Italiane non è dell’Inail, al quale il t.u. 30 giugno 1965 n. 1124, nel testo modificato dal d.lg. 23 febbraio 2000 n. 38, affida il compito di tutelare i lavoratori contro il rischio dell’infortunio sul lavoro e della malattia professionale, ma della stessa società.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 06/05/2004, n.2103



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2 Commenti

  1. Per la mia cervicale mi sono rivolto ad un esperto di omeopatia. All’inizio, ero molto diffidente. L’ho sempre visto come un professionista che effettivamente non facesse granché, sarà perché non immagino che debba seguire il percorso che seguono i medici, ma mi sono dovuto ricredere perché mi ha rimesso a nuovo.

  2. Ci sono esperti, ma anche tanti ciarlatani che dicono di saper fare delle manovre che ti rimettono a nuovo e, invece, possono procurarti gravi danni anche per un fastidio di poco conto che un vero professionista saprebbe curare. Affidatevi a dei professionisti e attenzione alla persone che vi informano con il passaparola perché possono avere interessi secondari a mandarvi da Tizio parlandovi male invece di un bravo medico

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