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Ammortizzatori sociali: ultime sentenze

25 Giugno 2020
Ammortizzatori sociali: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: ammortizzatori sociali in deroga; controversia sulla contestazione del mancato inserimento di un lavoratore nell’elenco degli ammessi; messa in mobilità dei lavoratori in esubero, collocamento in cassa integrazione, trattamento di disoccupazione.

Ammortizzatori sociali in deroga: disciplina

Gli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente sono trattamenti di integrazione salariale a sostegno di imprese e lavoratori non destinatari della normativa sulla cassa integrazione guadagni.  La Legge n. 92 del 28 giugno 2012 ha previsto la possibilità di concedere, per gli anni 2013-2016, sulla base di specifici accordi, gli ammortizzatori sociali in deroga, mentre il Decreto interministeriale n. 83473 del 1° agosto 2014 ha definito i criteri per la concessione di tali ammortizzatori sociali in deroga, tra i quali proprio la cassa integrazione guadagni in deroga.

Tribunale Trani sez. lav., 18/04/2019, n.949

Ammortizzatori sociali in deroga: la controversia 

Non rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la domanda con la quale si contesta il mancato inserimento di un lavoratore nell’elenco di quelli ammessi al beneficio trasmesso dalla Regione all’Inps, venendo in considerazione una posizione di interesse legittimo posto che gli ammortizzatori sociali in deroga non conferiscono una tutela diretta a favore di chi perde il reddito da lavoro, di conseguenza, non è configurabile un diritto soggettivo del lavoratore ad ottenere gli ammortizzatori sociali in deroga, come accade invece nel caso degli ordinari strumenti a tutela dello stato di disoccupazione.

Tribunale Vibo Valentia sez. lav., 26/03/2019, n.168

L’obbligo di riassorbimento dei lavoratori

L’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante; i lavoratori che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali; la clausola sociale non comporta invece alcun obbligo per l’impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato e in forma automatica e generalizzata il personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 18/03/2019, n.242

Normativa in materia di ammortizzatori sociali

Le società partecipate a capitale misto, in quanto erogatrici di servizi al pubblico in regime di concorrenza, non beneficiano del regime di esenzione dagli obblighi contributivi per cassa integrazione ordinaria, straordinaria e mobilità, già previsto per le imprese industriali degli enti pubblici dall’art. 3 del d.lg. C.P.S. n. 869 del 1947, senza che possa invocarsi in senso contrario il disposto di cui all’art. 10 del d.lgs. n. 148 del 2015, recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, laddove prescrive che i correlati obblighi contributivi riguardano anche “le imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica”, in quanto detta norma non ha introdotto disposizioni innovative rispetto al passato, ma ha valenza meramente ricognitiva dell’esistente e di sistemazione della materia.

Cassazione civile sez. VI, 09/05/2018, n.11209

Lavori socialmente utili 

I lavori socialmente utili costituiscono una categoria già nota nella legislazione italiana fina dagli anni del secondo dopoguerra e, in seguito all’evoluzione della legislazione che li disciplina, sono definiti per legge come “attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva, mediante l’utilizzo di particolari categorie di soggetti, alle condizioni contenute nel presente decreto legislativo, compatibilmente con l’equilibrio del locale mercato del lavoro.

L’istituto dell’assegnazione a lavori socialmente utili “si colloca a valle dei c.d. ammortizzatori sociali (messa in mobilità dei lavoratori in esubero, collocamento in cassa integrazione, trattamento di disoccupazione) e rappresenta uno strumento innovativo per fronteggiare la disoccupazione soprattutto (ma non esclusivamente) giovanile, sì da nascere con una connotazione marcatamente previdenziale – assistenziale, tendenzialmente volta però verso forme di tirocinio giovanile e di praticantato, collocate a ridosso dell’apprendistato e del contratto di formazione e lavoro, che si collocano a loro volta a pieno titolo nell’ambito del rapporto di lavoro.

L”articolata finalità caratterizzante le attività socialmente utili è attestata anche dal trattamento economico, riconosciuto ai lavoratori, cui viene corrisposto un emolumento, prima denominato sussidio (che evoca la matrice assistenziale dell’istituto) e poi “assegno” (che mostra invece l’evoluzione verso una forma di tirocinio/praticantato).

Tribunale Palmi, 10/04/2018, n.359

Requisito della media occupazionale

Il riordino complessivo della normativa in materia di ammortizzatori sociali, operato con il d.lg. n. 148/2015, ha diversamente disciplinato l’ambito di applicazione della CIGS, facendo esclusivo riferimento al requisito della media occupazionale (più di 15 dipendenti), nel semestre precedente l’inoltro della domanda, espungendo ogni riferimento alle procedure concorsuali e fallimentari.

Di conseguenza, a seguito della riforma del sistema operato con il d.lg. n. 148 del 2015 e dell’abrogazione della precedente normativa, il presupposto per la concessione della C.I.G.S. è rappresentato unicamente dal requisito dimensionale dell’occupazione media dei dipendenti occupati nell’impresa nel semestre precedente l’inoltro della domanda, che deve essere superiore a 15 unità.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 29/11/2017, n.317

La clausola sociale e l’organizzazione aziendale

Nelle gare pubbliche l’obbligo di riassorbimento dei lavoratori, che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, derivante dalla clausola sociale introdotta nella lex specialis di gara, deve essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante; i lavoratori, che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 27/06/2017, n.1056

Rivalutazione automatica delle pensioni

In tema di disposizioni urgenti in materia di pensioni ed ammortizzatori sociali, è rilevante e non manifestamente infondata, per violazione degli art. 3, 36 comma 1, 38 comma 2 – rispetto all’art. 6 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto1955 n. 848 quale norma interposta – la q.l.c. dell’art. 24, comma 25 e 25 bis d.l. 201/2011, conv. in Legge 214/2011, nel testo sostituito dall’ art. 1 d.l. 65/2015 (convertito in Legge 109/2015) per irragionevolezza delle disposizioni in parte ivi contenute.

Tribunale Cuneo sez. lav., 18/11/2016

Ristrutturazione e risanamento aziendale 

In tema di ridimensionamento degli organici delle Ferrovie dello Stato mediante riduzione del personale eccedentario, il programma di ristrutturazione e risanamento aziendale, da realizzarsi mediante licenziamenti, che il legislatore ha inteso agevolare apprestando gli opportuni ammortizzatori sociali (art. 59, comma 6, della l. n. 449 del 1997) non esonera la società dal rispetto delle procedure previste dalla l. n. 223 del 1991, versandosi comunque in ipotesi di licenziamento collettivo per riduzione di personale, nell’ambito del quale i lavoratori da collocare in mobilità vanno individuati nel rispetto dei criteri legali o convenzionali “in relazione alle esigenze tecnico-produttive dei complesso aziendale” e il criterio dell’anzianità contributiva rileva soltanto per la scelta dei dipendenti da licenziare.

Ne consegue che la comunicazione inviata al dipendente, motivata con la verifica delle eccedenze di personale, l’inserimento del destinatario tra gli esuberi e nella graduatoria dei licenziamenti in base alla maggiore anzianità contributiva, esprime la volontà di recesso della società e costituisce, pertanto, intimazione del licenziamento che il lavoratore ha l’onere di impugnare nel termine previsto dall’art. 5, comma 3, della l. n. 223 del 1991.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale, rigettando, sulla base dell’enunciato principio, il motivo di ricorso con il quale si prospettava l’inapplicabilità dei termini previsti dalla l. n. 223 del 1991, in base al rilievo che si controvertesse non dell’impugnativa di un licenziamento collettivo ma dell’accertamento della nullità della clausola risolutiva del rapporto di lavoro al raggiungimento della maggiore anzianità contributiva utile ai fini pensionistici, prevista dagli accordi collettivi).

Cassazione civile sez. lav., 16/12/2009, n.26373

Le misure legislative in materia di ammortizzatori sociali

In applicazione della c.d. ‘clausola sociale’ l’appaltatore subentrante deve prioritariamente assumere gli stessi lavoratori, che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente, ma a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante, mentre i lavoratori – che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori – sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali; in effetti la succitata clausola sociale – perseguendo la prioritaria finalità di garantire la continuità dell’occupazione in favore dei medesimi lavoratori già impiegati dall’impresa uscente nell’esecuzione dell’appalto – risulta costituzionalmente legittima, quale forma di tutela occupazionale ed espressione del diritto al lavoro (art. 35 Cost.), se si contempera con l’organigramma dell’appaltatore subentrante e con le sue strategie aziendali, frutto, a loro volta, di quella libertà di impresa pure tutelata dall’art. 41 Cost.; peraltro – in una logica di contemperamento fra valori di rilievo costituzionale – la compressione del diritto di libertà economica e di libera organizzazione imprenditoriale non può essere predicata in modo incondizionato, incontrando piuttosto specifici limiti nella compatibilità con le strategie aziendali dell’operatore subentrante e – più in generale – nell’identità di ratio e di oggetto di tutela.

Consiglio di Stato sez. V, 28/08/2017, n.4079

Compatibilità con le strategie aziendali dell’operatore subentrante

Nelle gare pubbliche la clausola sociale deve interpretarsi nel senso che l’appaltatore subentrante deve prioritariamente assumere gli stessi addetti — per numero e qualifica — che operavano alle dipendenze della ditta uscente, ma solo e soltanto a condizione che questi, per numero e qualifica, siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante.

Dunque, costituisce jus receptum che la clausola sociale abbia portata cogente, ma non comporti l’obbligo per l’impresa aggiudicataria di assumere alle stesse condizioni, in forma automatica e generalizzata, tutto il personale già utilizzato dall’impresa uscente, ove la precedente pianta organica non coincida perfettamente con l’organizzazione imprenditoriale scaturente dalla nuova offerta di gara.

I lavoratori, che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali. Infatti, la clausola sociale, perseguendo la prioritaria finalità di garantire la continuità dell’occupazione in favore dei medesimi lavoratori già impiegati dall’impresa uscente nell’esecuzione dell’appalto, risulta costituzionalmente legittima, quale forma di tutela occupazionale ed espressione del diritto al lavoro (art. 35 Cost.), se si contempera con l’organigramma dell’appaltatore subentrante e con le sue strategie aziendali, frutto, a loro volta, di quella libertà di impresa pure tutelata dall’art. 41 Cost.

In una logica di contemperamento fra valori di rilievo costituzionale la compressione del diritto di libertà economica e di libera organizzazione imprenditoriale non può essere predicata in modo incondizionato, incontrando piuttosto specifici limiti nella compatibilità con le strategie aziendali dell’operatore subentrante e — più in generale — nell’identità di ratio e di oggetto di tutela.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 05/07/2018, n.991



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