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È reato segnalare posti di blocco?

17 Maggio 2020
È reato segnalare posti di blocco?

Cosa si può fare alla vista di una pattuglia della polizia che, ai margini della strada, fa controlli: il caso dei lampeggianti, delle chat e dei navigatori satellitari.

Gli automobilisti hanno spesso sistemi convenzionali per comunicare a distanza e, in particolare, per segnalarsi a vicenda la presenza di pattuglie di polizia, postazioni di autovelox e posti di blocco: dal lampeggiare dei fari ai gruppi WhatsApp e Telegram.

Più di una volta, le autorità hanno messo le mani su chat in cui gli iscritti si scambiavano informazioni per sfuggire ai controlli. Ma cosa potrebbe succedere se anche tu dovessi risultare registrato a uno di questi gruppi e gli agenti dovessero entrare in possesso del tuo numero di telefono? Potrebbero denunciati? In altri termini, è reato segnalare posti di blocco?

Ci sono già dei primi precedenti giurisprudenziali che hanno affrontato questa interessante e delicata questione. Il dubbio che ci si è posti è se segnalare posti di blocco possa integrare il reato di interruzione di un pubblico servizio previsto dall’articolo 340 del Codice penale. In linea di massima, infatti, chi consente ad altre persone di eludere i controlli della polizia impedisce a quest’ultima di fare il proprio dovere, cagionando così una interruzione o una turbativa di un ufficio o servizio pubblico, comportamento quest’ultimo per il quale il Codice penale prevede la reclusione fino a un anno.

Questa interpretazione però – portata avanti dalle forze dell’ordine – non viene condivisa dalla giurisprudenza. Vediamo perché.

Quando segnalare posti di blocco non è reato

Il Gip di Genova si è trovato a giudicare il comportamento di alcuni utenti iscritti a una chat su WhatsApp i quali si scambiavano a vicenda informazioni circa la presenza di controlli sulle strade.

Ebbene, secondo l’interpretazione del giudice per le indagini preliminari non è reato segnalare posti di blocco. In particolare, non costituisce interruzione di pubblico servizio il comportamento con cui una o più persone segnalano la presenza di volanti della polizia tramite app per smartphone. Ed infatti:

  • la chat è “privata” ossia chiusa: non vi accede qualsiasi automobilista ma solo chi si è previamente iscritto. Dunque, il pubblico servizio della polizia viene svolto e assicurato nei confronti di tutti gli altri utenti della strada che non fanno parte della chat;
  • alla chat di WhatsApp partecipa un esiguo numero di automobilisti rispetto al numero di utenti della strada.

Lo stesso orientamento è stato condiviso dal tribunale di Alghero.

Attenzione però: se segnalare posti di blocco non è reato, non è detto che sia comunque lecito. Tale condotta, infatti, integra il più blando illecito amministrativo per violazione del Codice stradale: all’articolo 45 del Codice della strada si vieta «la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento» della velocità «utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni».

Per questo comportamento è prevista una sanzione pecuniaria da 802 a 3.212 euro. In più, è prevista la confisca della cosa oggetto della violazione, ossia in questo caso il cellulare. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto con i navigatori satellitari non omologati ove siano indicati i posti di blocco e le pattuglie con l’autovelox.

Si può lampeggiare coi fari per segnalare le postazioni della polizia?

Se non è reato segnalare un posto di blocco con messaggi sul telefonino, non lo è neanche la segnalazione effettuata con fari o clacson. Tale comportamento, al pari del precedente, integra però un illecito amministrativo. La norma del Codice della strada che qui viene in rilievo è l’articolo 153 il quale individua tutti i casi in cui è possibile usare i fari (abbaglianti e anabbaglianti), escludendone l’impiego per tutto ciò che non è previsto dalla norma. Difatti, l’ultimo comma dell’articolo 153 stabilisce che chiunque «usi impropriamente i dispositivi di segnalazione luminosa è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 168». Tra questi usi impropri vi è anche la segnalazione della presenza del posto di blocco o di autovelox.

La segnalazione di un posto di blocco integra, dunque, un uso improprio delle luci, sanzionato appunto dalla legge.

Fare inversione di marcia davanti alla polizia è reato?

Chi scappa davanti a un posto di blocco non commette il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la giurisprudenza, per configurare tale illecito penale è necessario che la fuga si sostanzi in condotte pericolose per la circolazione, come ad esempio una guida a zig-zag, l’attraversamento dell’incrocio a semaforo rosso, un eccesso di velocità, una manovra azzardata che possa mettere in pericolo altri automobilisti, ecc.

Pertanto, chi, alla vista da lontano di un posto di blocco o comunque di un’auto della polizia, si ferma e fa inversione di marcia non può essere punito né penalmente né con una sanzione amministrativa.



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