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Disturbo di personalità paranoide: ultime sentenze

24 Giugno 2020
Disturbo di personalità paranoide: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: dipendente da disturbo psicotico o affettivo; psicosi paranoidea, lieve ritardo mentale, scarsa capacità di astrazione, carente consapevolezza degli eventi, scarse risorse cognitive, incongrua interpretazione della realtà; condizione di incapacità di intendere e di volere.

La psicosi paranoide: caratteristiche

La “psicosi paranoide” riconosce la sua etiopatogeneri in fattori prevalentemente di origine endogeno-costituzionale del soggetto, sui quali possono esercitare un’influenza nociva soltanto eventi lesivi di particolare gravità oppure prolungati periodi di servizio caratterizzati da notevoli stress psico-fisici.

Corte Conti sez. IV, 13/11/1992, n.79611

Schizofrenia di tipo paranoide cronico

In tema di partecipazione dell’imputato al proprio processo e di consapevole difesa, quando vi sia il “fumus” di una grave malattia capace di incidere sulla suddetta capacità di partecipare e di difendersi, il giudice è tenuto a disporre perizia per accertare tale stato (nella specie, l’imputato di bancarotta fraudolenta era affetto da schizofrenia di tipo paranoide cronico).

Cassazione penale sez. V, 14/01/2020, n.5091

Incapacità di intendere e di volere 

Il grave disturbo di personalità paranoide ed antisociale qualificabile come disturbo psicotico o affettivo scema grandemente la capacità d’intendere e volere comportando l’attenuante prevista dall’art. 89 c.p.

Tribunale Rovereto sez. uff. indagini prel., 15/09/2016, n.16

Delitto di circonvenzione di incapace

Integra il requisito dello stato di deficienza psichica della persona offesa del delitto di circonvenzione di incapace anche la compromissione della capacità di giudizio dipendente da disturbi di tipo paranoide.

Cassazione penale sez. II, 14/10/2010, n.41378

Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Sebbene per la configurabilità del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.) sia sufficiente il dolo generico consistente nella mera coscienza e volontà del soggetto obbligato di sottrarsi, senza giusta causa, agli obblighi inerenti la propria qualità, è da escludersi la sussistenza dell’elemento soggettivo quando l’imputato sia affetto da un riscontrato disturbo della personalità che si riverberi sulla normalità del suo processo rappresentativo e volitivo.

(Nel caso di specie è stato assolto, perché il fatto non costituisce reato, un padre affetto da disturbo paranoide che aveva fatto mancare i mezzi di sussistenza ai propri figli minori).

Cassazione penale sez. VI, 09/04/2010, n.34333

Grave disturbo della personalità dell’imputato

In tema di imputabilità, qualora il giudice abbia ritenuto sussistente un grave disturbo della personalità dell’imputato (nella specie, “paranoide”) alla luce delle valutazioni medico-legali, ma abbia poi escluso la riconducibilità della condotta delittuosa (nella specie, omicidiaria) a tale disturbo, dissentendo dalle conclusioni dei periti e facendo ricorso non già alle regole della scienza, ma a quelle di comune esperienza, si verifica una intrinseca contraddizione del percorso argomentativo della decisione e quindi il vizio di illogicità della motivazione della sentenza.

Cassazione penale sez. I, 09/01/2007, n.15878

Comportamenti anomali tenuti dal dipendente

Il licenziamento per giusta causa disciplinare di un lavoratore affetto da disturbo paranoide di personalità è illegittimo, ove risulti attenuata la gravità dei fatti oggetto di contestazione, sotto il profilo soggettivo e violato il criterio di proporzionalità, nel caso in cui il datore di lavoro abbia tollerato, per molto tempo, i comportamenti anomali tenuti dal dipendente poi licenziato.

Pretura Milano, 20/07/1998

L’etiopatogenesi della psicosi paranoide

Costituisce concausa efficiente e preponderante nell’etiopatogenesi della psicosi paranoide il servizio militare prestato per lungo tempo in clima di alta montagna con conseguenti turbe circolatorie e ripercussioni sul sistema nervoso dovute a perfrigerazioni e alle basse temperature.

Corte Conti, (Abruzzo) sez. reg. giurisd., 30/09/1995, n.335

Disturbo schizofrenico di tipo paranoide cronico: la libertà vigilata

L’applicazione provvisoria della misura di sicurezza non è soggetta ai termini di durata massima delle misure cautelari in considerazione della continua rivisitazione che deve essere fatta dell’applicazione della misura stessa in funzione della pericolosità sociale.

(Nel caso di specie, trattandosi di soggetto affetto da disturbo schizofrenico di tipo paranoide cronico e, quindi, infermo di mente con incapacità di intendere e volere, il Tribunale del Riesame revocava la misura di sicurezza dell’ospedale psichiatrico e applicava la libertà vigilata presso una struttura residenziale in grado di assicurare la cura del paziente).

Tribunale Salerno sez. riesame, 12/10/2011

Psicosi paranoidea: soggetto sotto costante controllo farmacologico

Ad un soggetto gravemente disabile perché colpito da notevole trauma cranico-encefalico ed affetto da psicosi paranoide e lieve ritardo mentale, nonché sotto costante controllo farmacologico, con scarsa capacità di astrazione, non pienamente consapevole del significato e degli effetti dei vari avvenimenti, con scarse risorse cognitive, incapace di interpretare e di valutare la realtà, ma, al tempo stesso, nell’ambito dei controlli medici e dell’esame giudiziale, capace di dare compiute e non balzane o cervellotiche risposte sulla sua situazione familiare, e capace, altresì, di un eloquio povero di contenuti, ma con nessi associativi sufficientemente validi dovuti ad un, sia pur assai mediocre, senso logico, capace di riconoscere il conio ed il valore della moneta, deve essere applicata, a sua integrale ed esaustiva tutela, l’a.d.s., e non l’interdizione o l’inabilitazione: la prima sarebbe una misura eccessiva che finirebbe per comprimere od annullare alcuni tra i diritti fondamentali della persona; la seconda svolgerebbe una funzione assai limitata e settoriale e sarebbe inefficace in situazioni complesse come quella de qua.

L’a.d.s., invece, servirebbe a tutelare pienamente, e solo ove necessario, gli interessi materiali e spirituali dell’incapace, assicurando il suo diritto all’autodeterminazione “de presenti ac de futuro”, e agevolando con ogni probabilità un’eventuale evoluzione favorevole delle sue condizioni psicofisiche; l’amministratore di sostegno, più di ogni altro, può, invero, cogliere e soddisfare i bisogni e le aspirazioni del beneficiario, tenendolo, tra l’altro, costantemente informato sugli atti e negozi da compiere.

Tribunale Cassino, 12/11/2009

Schizofrenia di tipo paranoide cronico e la non imputabilità del reato commesso

Non integra una condizione di incapacità di intendere e di volere l’essere affetto da un disturbo schizofrenico di tipo paranoide cronico, quando nessun dato fa ritenere che al momento della commissione del reato l’imputato fosse in una fase acuta della psicosi e neanche dalle dichiarazioni rese nel corso del procedimento emergono fattori incidenti sulla capacità di intendere e di volere.

Corte appello Perugia, 26/01/2018, n.1688



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