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Riscossione dei crediti: come si fa

17 Maggio 2020
Riscossione dei crediti: come si fa

Dalle società di recupero crediti alla lettera di diffida, dall’attività stragiudiziale al decreto ingiuntivo e al pignoramento: tutte le fasi in cui si realizza la riscossione dei crediti nei confronti dei debitori. 

La riscossione dei crediti – meglio nota come «recupero crediti» – è l’attività rivolta a ottenere, prima con inviti bonari e poi con mezzi coercitivi, il pagamento di debiti scaduti. 

Alla luce di ciò ci sono due gradini che vengono di solito intrapresi dai creditori. C’è una prima fase, detta “stragiudiziale” perché svolta al di fuori dai tribunali, che si sostanzia nell’invio di avvisi, telefonate, diffide e intimazioni. La legge non regolamenta l’attività di riscossione crediti stragiudiziale: il creditore è libero di scegliere se intraprenderla o meno e quali strumenti adottare. La seconda fase è, invece, giudiziale e consiste nella richiesta al giudice di condanna del debitore al pagamento delle somme scadute. La procedura in questo caso è regolamentata dal Codice di procedura civile.

Le fasi e i modi con cui si svolge la riscossione dei crediti cambiano a seconda della natura del creditore (persona fisica o azienda di piccole o grandi dimensioni), dell’entità del credito, delle garanzie offerte dal debitore e dell’eventuale solvibilità.

In questa breve guida spiegheremo come si fa la riscossione dei crediti. 

Come si fa la riscossione dei crediti in via stragiudiziale

A nessuno piace fare cause e spendere soldi in avvocati. Peraltro, è noto che i tempi della giustizia non sono rapidi e, durante il decorso del giudizio, il debitore potrebbe avere tutto il tempo per sottrarsi al pagamento con atti di disposizione del proprio patrimonio. Sicché, prima di avviare un’azione legale di recupero crediti, il creditore tenta sempre una riscossione bonaria. Ecco i metodi con cui ciò solitamente avviene e gli effetti che essi determinano.

Lettera di invito bonario al pagamento

La riscossione dei crediti inizia sempre con una prima lettera interlocutoria, inviata dal creditore al debitore senza particolari forme, quindi anche a mezzo di semplice email o di posta non raccomandata. Si tratta di un semplice sollecito di pagamento che contiene un invito bonario. Il più delle volte, non viene fissato un termine perentorio al debitore per adempiere. 

Il debitore non ha l’obbligo di rispondere e se anche non dovesse contestare il credito in questa fase non subirebbe alcuna preclusione nel farlo in un momento successivo.

Lettera di diffida 

Se l’invito bonario non sortisce effetti, quasi sempre, nelle settimane successive, viene inviata una formale lettera di diffida. La stessa viene spedita con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata per garantire la prova del ricevimento e la data dello stesso. Nella diffida, il creditore assegna al debitore un termine per adempiere, con l’avvertimento che, una volta scaduto, verranno intraprese le azioni legali. 

Il termine non è perentorio e, se anche il debitore dovesse pagare con qualche giorno di ritardo, non scaturirebbero conseguenze. Così, ad esempio, se anche il creditore dovesse aver già affidato l’incarico al proprio avvocato o questi aver depositato la richiesta di decreto ingiuntivo non ci sarà aggravio di spese né l’avvocato potrà pretendere il pagamento della propria parcella. 

Call center e recupero crediti

Quando la società creditrice è di grosse dimensioni e il credito fatto valere ha un importo modesto, vengono di solito incaricati dei call center per il recupero crediti. Sono le cosiddette società esterne di recupero crediti.

Questi soggetti giuridici, in quanto non titolari del diritto di credito, possono solo fare dei solleciti bonari ma non hanno alcuna possibilità di agire in tribunale contro il debitore, né tantomeno di inviargli l’ufficiale giudiziario a casa (nonostante le false minacce che spesso vengono intimate a voce). Anzi, uno stalking telefonico potrebbe dar luogo a conseguenze penali per l’operatore del call center.

Segnalazioni alla Centrale Rischi Interbancaria

Il debitore che non paga un debito con una banca o una finanziaria viene segnalato alla Centrale Rischi Interbancaria e, di lì, la segnalazione passa a tutti i Sic, come la Crif. Da ciò deriva l’iscrizione negli elenchi dei cosiddetti cattivi pagatori e l’impossibilità di chiedere finanziamenti, aprire conti correnti ed emettere assegni.

La segnalazione non scatta per tutti gli altri tipi di debiti come, ad esempio, quelli con le società che gestiscono abbonamenti e utenze.

Cessione del credito

A volte il creditore – specie quando si tratta di una società di grosse dimensioni – è solito vendere il proprio credito ad altre società che lo acquistano a un valore di gran lunga inferiore rispetto a quello nominale. Il cessionario potrà, quindi, intimare il pagamento ed agire direttamente nei confronti del debitore anche in via giudiziaria (cosa che, come abbiamo visto, non è consentita alle società di recupero crediti).

Al debitore deve essere comunicata la cessione del credito con una lettera raccomandata che deve indicare il nome del cessionario e del cedente. 

In questi casi, è molto più facile trattare un pagamento “a saldo e stralcio”. 

Difatti, se è vero che il cessionario acquista il credito a un valore che, di solito, è pari al 30-50% di quello effettivo, il debitore potrà offrire un pagamento poco al di sopra di tali soglie (ad esempio, al 40-60%) così generando un utile per il cessionario e per sé stesso.

Come si fa la riscossione dei crediti in via giudiziale

Se tutti i tentativi che abbiamo appena indicato non dovessero sortire effetti, il creditore avvierà le azioni giudiziali. Non è detto che lo faccia. A volte, infatti, specie per debiti di importo irrisorio (nell’ottica di 100-200 euro), il creditore preferisce non spendere soldi e affrontare il rischio che, anche a condanna esecutiva, il debitore comunque non abbia le risorse per pagare, rendendo vano il pignoramento.

L’azione giudiziale può essere di due tipi.

Decreto ingiuntivo

Se il creditore è munito di una prova scritta del proprio credito può limitarsi a chiedere al giudice una ingiunzione di pagamento nei confronti del debitore. L’ingiunzione è un comando che viene emesso senza bisogno della partecipazione del debitore al procedimento (cosiddetto ricorso per decreto ingiuntivo). Il debitore riceve il decreto ingiuntivo con l’ordine di pagamento a mezzo dell’ufficiale giudiziario e, nei 40 giorni successivi, deve pagare o presentare opposizione. Se non fa né l’una né l’altra scelta, il decreto diventa definitivo e il creditore passa all’esecuzione forzata.

La prova scritta che consente al creditore di richiedere il decreto ingiuntivo può essere un contratto, una promessa di pagamento o un’ammissione di debito firmata dal debitore, una fattura emessa dal creditore stesso, la parcella di un professionista, ecc.

L’opposizione svolta dal debitore nei 40 giorni successivi alla notifica del decreto ingiuntivo, apre un processo vero e proprio in cui spetterà al creditore dimostrare il proprio diritto con prove diverse da quella scritta, prodotta nella fase preliminare.

Giudizio ordinario

Se il creditore non ha una prova scritta, deve citare il debitore davanti al tribunale per un regolare giudizio. L’onere della prova è, anche in questo caso, in mano al creditore.

Come si fa il recupero crediti con il pignoramento?

Se il creditore è in possesso di una cambiale o di un assegno scaduto, di un contratto di mutuo sottoscritto davanti a un notaio (come succede con le banche), di una sentenza definitiva o di un decreto ingiuntivo non opposto, può avviare il pignoramento dei beni del debitore. Pignoramento che può svolgersi in una delle seguenti forme:

  • pignoramento dei beni mobili presenti in casa del debitore (arredi, elettrodomestici, gioielli, ecc.);
  • pignoramento dei beni immobili intestati al debitore anche per semplice quota;
  • pignoramento dei crediti che il debitore avanza da terzi (stipendio, pensione, conto in banca, canoni di locazione, ecc.).

La scelta tra le tre forme di pignoramento è rimessa al creditore.  

Riscossione dei crediti esattoriali

Regole speciali valgono quando il creditore è l’agente per la riscossione esattoriale dei crediti dello Stato o della pubblica amministrazione. 

In questo caso, non sono previste diffide ad adempiere ma:

  • accertamenti fiscali;
  • ordinanze di ingiunzione;
  • cartelle di pagamento;
  • intimazioni di pagamento.

Il pignoramento è possibile solo dopo 60 giorni dalla notifica della cartella e sempre a condizione che, tra la data dell’ultima notifica e il primo atto di pignoramento, non decorra più di un anno.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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