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Cosa succede se i carabinieri ti prendono i dati

10 Agosto 2020 | Autore:
Cosa succede se i carabinieri ti prendono i dati

Forze dell’ordine: possono chiedere i dati personali dei cittadini? Dove finiscono le informazioni fornite? Ci si può opporre per motivi di privacy?

Può succedere di essere fermati dalla polizia oppure dai carabinieri, soprattutto quando si è al volante della propria auto: le forze dell’ordine, quando sono in servizio, sono autorizzate a effettuare controlli per verificare la regolarità di determinate situazioni. Ad esempio, quando si è alla guida, è fatto obbligo ai conducenti di mostrare patente e libretto (e anche il certificato assicurativo, quando richiesto) alle autorità. Ti sei mai chiesto, una volta effettuato il controllo, che fine fanno le informazioni che le forze dell’ordine raccolgono? Cosa succede ai dati personali presi dai carabinieri?

Qualcuno potrebbe pensare che polizia e carabinieri, quando chiedono le generalità alle persone che fermano, violano la legge sulla privacy. In realtà, i pubblici ufficiali in servizio sono autorizzati sia a chiedere i dati personali di una persona sia a conservarli, ovviamente per scopi consentiti dalla legge. Cosa succede se i carabinieri ti prendono i dati? Ci si può opporre? Cosa succede a chi rifiuta di fornire le proprie generalità? Se cerchi risposte a queste domande, prosegui nella lettura.

Carabinieri: possono prendere i dati personali?

I carabinieri (e, in generale, tutte le forze dell’ordine) sono legittimati dalla legge a chiedere i dati personali, quando si trovano nello svolgimento delle proprie funzioni.

Per la precisione, i pubblici ufficiali possono chiedere le generalità delle persone che fermano per eseguire i controlli; ciò non significa, però, che sono legittimati a domandare i documenti d’identità: secondo la legge [1], è reato non fornire indicazioni sulla propria identità personale, mentre non lo è rifiutare di esibire un documento d’identità.

Dunque, in sintesi, i carabinieri possono fermarti per chiederti di identificarti, ma non possono obbligarti a mostrare un documento d’identità (salvo particolari eccezioni: esistono ipotesi in cui la legge prescrive a pregiudicati e persone ritenute socialmente pericolose di portare con sé la carta d’identità e di esibirla su richiesta).

Carabinieri: possono prendere i dati dei conducenti?

Un po’ diversa è la situazione quando i carabinieri (e, in generale, le forze dell’ordine) stazionano in strada per fermare i conducenti a bordo delle autovetture: in questa ipotesi, infatti, la legge consente loro di poter visionare determinati documenti.

Per la precisione, il codice della strada [2] afferma che coloro che circolano sulle strade sono tenuti a fermarsi all’invito dei funzionari, ufficiali ed agenti ai quali spetta l’espletamento dei servizi di polizia stradale, quando siano in uniforme o muniti dell’apposito segnale distintivo.

I conducenti dei veicoli, quando fermati, sono tenuti ad esibire, il documento di circolazione e la patente di guida, se prescritti, e ogni altro documento che, ai sensi delle norme in materia di circolazione stradale, devono avere con sé.

Chi si sottrae a quest’obbligo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 a 345 euro.

Dunque, se i carabinieri ti fermano mentre sei a passeggio, non potranno chiederti alcun documento; se, al contrario, ti fermano mentre sei alla guida di una vettura, allora potranno chiederti quantomeno di esibire patente e libretto di circolazione, dai quali ovviamente potranno desumere le tue generalità.

Peraltro, in questa particolare circostanza, i carabinieri potrebbero spingersi sino a ispezionare il veicolo al fine di verificare l’osservanza delle norme relative alle caratteristiche e all’equipaggiamento del veicolo medesimo.

Cosa succede quando i carabinieri raccolgono i dati?

Se ti è capitato che i carabinieri ti abbiano preso i dati oppure ti abbiano chiesto le generalità personali, non devi temere: le forze dell’ordine, il più delle volte, fermano solamente per effettuare dei controlli di routine.

Prendere i dati non equivale a essere indagati: significa solo che le generalità vengono inserite in una banca dati a disposizione delle forze dell’ordine, nella quale confluiscono anche le generalità degli incensurati, cioè di coloro che non hanno precedenti penali.

I dati raccolti dai carabinieri sono comunque soggetti alla legge sulla privacy: ciò significa che di essi non è possibile fare un uso qualsiasi, essendo destinati solo ed esclusivamente al compimento delle attività tipiche delle forze dell’ordine.

Dunque, se i carabinieri ti hanno fermato e hanno preso i tuoi dati, sappi che questi non verranno divulgati, ma verranno custoditi negli archivi dell’autorità.

Carabinieri: quando prendono i dati?

Bisogna fare una precisazione rispetto a quanto detto sinora: mentre i controlli sui conducenti sono una prassi, nel senso che vengono effettuati anche quando non v’è alcun motivo di sospettare del guidatore, i controlli “a terra” sono più rari e vengono effettuati quando le forze dell’ordine sono alla ricerca di indizi: in pratica, quando stanno svolgendo delle indagini.

In altre parole, mentre essere fermati alla guida può capitare davvero a tutti, anche molte volte nel corso della propria vita, essere fermati mentre si è a piedi è ben più raro: questo tipo di identificazione, infatti, viene effettuata dai carabinieri solamente quando abbiano dei sospetti, ad esempio quando ritengono che la persona fermata sia stata vista in prossimità di un luogo ove è avvenuto un reato, oppure perché quella persona ha dei precedenti e si stanno svolgendo delle indagini che potrebbero riguardarlo.

Ad ogni modo, il trattamento dei dati raccolti dai carabinieri avviene per soli fini istituzionali, senza pericolo che gli stessi vengano diffusi illecitamente per scopi estranei a quelli tipici delle forze dell’ordine (prevenzione e repressione degli illeciti).

Ci si può rifiutare di fornire i dati per motivi di privacy?

Come anticipato nei primi paragrafi, non è possibile rifiutare di fornire i propri dati alle forze dell’ordine; al limite, è possibile rifiutarsi di mostrare la propria carta d’identità.

Come ricordato, chi rifiuta di fornire ai pubblici ufficiali in servizio indicazioni sulla propria identità personale, rischia l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro; chi rifiuta di esibire patente e libretto, invece, rischia solamente una sanzione amministrativa fino a 345 euro.


note

[1] Art. 651 cod. pen.

[2] Art. 192 cod. str.

Autore immagine: Canva.com


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2 Commenti

  1. Un tempo lontano, nei servizi di pattuglia o perlustrazione, nell’Ordine di Servizio, c’era l’allegato “A”. Nell’allegato “A” si annotavano i dati dei conducenti ed i dati del veicolo da loro guidato. Lo stesso per le persone appiedate. Nella parte destra, vi erano delle colonne, dove era segnato in alto: verbalizzato ai sensi del C d S, con precedenti penali, se sottoposto a misure di prevenzione.. Dagli anni ’80, mi ricordo questo. L’Allegato “A”, rimane agli atti della caserma, fino alla sua distruzione che dovrebbe avvenire dopo 10 anni, se mi ricordo bene. Attenzione: i dati che vi prendono, potrebbero aiutarvi o condannarvi in fase processuale, sia per darvi un alibi che per inchiodarvi alle vostre responsabilità.

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