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Vicini di casa: attenti al linguaggio offensivo

6 Maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Maggio 2014



Insulti ingiustificati tra condomini: configurabile il reato di ingiuria, a meno che le offese non siano reciproche.

 

Insultare il condomino che chiede di rispettare il silenzio nelle ore notturne può integrare il reato di ingiuria. La Corte di Cassazione [1] ha condannato per ingiuria una donna che si era rivolta alla vicina con le espressioni “vaffa…”, “non mi rompere i cogl….”.

L’uso ripetuto di questi termini è stato ritenuto offensivo [2] perché esprime un sentimento di disprezzo nei confronti del condomino e non è stato dettato da uno sfogo momentaneo o da semplice maleducazione.

Anche se alcuni concetti sono ormai diventati di uso comune, è opportuno prestare attenzione a come ci si rivolge all’interlocutore, in particolare nei condomini, dove spesso i confronti verbali tra i vicini diventano veri e propri litigi e le parole “volano grosse”.

Non sempre le espressioni offensive sono, però, punibili. È il caso delle offese reciproche o delle espressioni pronunciate in un ambiente ostile (come l’assemblea di condominio). In tal caso l’offesa potrebbe essere considerata come la reazione all’offesa verbale ricevuta [3]. In pratica se nell’assemblea i condomini si aggrediscono verbalmente e pronunciano frasi sconvenienti, l’uno contro l’altro, le ingiurie reciproche si annullano e nessuno dei colpevoli sarà punibile. Questo, ovviamente, salvo verificare se, all’origine del litigio, vi sia stato il comportamento di un singolo soggetto, dal quale poi ne sia derivata la reazione – legittima – degli altri presenti.

Nessuna ingiuria scatta quando la frase irrispettosa è provocata dal fatto ingiusto altrui [4]. Se, per esempio, il condomino offende l’amministratore per la cattiva gestione e lo accusa di “leggerezza”, non commette reato. È però necessario che il diritto di critica abbia a riferimento unicamente il fatto contestato alla presunta vittima e non trascenda in altre e gratuite accuse. Per esempio, non si potrebbe dare del “corrotto” a un amministratore solo per contestarne l’operato poco professionale o qualche errore colposo in contabilità. L’espressione ingiuriosa, infatti, in tal caso, trascende in una contestazione del tutto differente rispetto alla contestazione cui la critica vorrebbe riferirsi.

note

[1] Cass. sent. n. 48072 del 22.12.2011.

[2] Art. 594 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 45150/2013 dell’8.11.2013.

[4] Cass. sent. n. 8336/2013 del 20.02.2013.


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