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Rimborso delle spese legali: ultime sentenze

3 Luglio 2020
Rimborso delle spese legali: ultime sentenze

Condizioni e presupposti per il riconoscimento del rimborso delle spese legali; richiesta della nomina di un difensore.

Diritto al rimborso delle spese legali

Il diritto al rimborso delle spese legali relative a giudizi di responsabilità civile, penale o amministrativa a carico di dipendenti di amministrazioni statali per fatti connessi all’espletamento del servizio o comunque all’assolvimento di obblighi istituzionali, conclusi con l’accertamento dell’esclusione della loro responsabilità spetta unicamente a coloro legati da un rapporto di pubblico impiego con l’amministrazione o coloro che sono amministratori dell’ente medesimo.

Corte appello Bari sez. II, 30/10/2018, n.1840

Proposizione rimborso delle spese legali

E’ inammissibile proporre da parte di un socio di una società di capitali azione di merito per il rimborso delle spese legali sostenute nella fase cautelare di revoca dell’amministratore di una società dovendo vertere il giudizio di merito unicamente su un “diritto” e non su un “provvedimento”.

Tribunale Milano, 24/04/2020, n.2563

Quando spetta il rimborso delle spese legali?

Il diritto al rimborso delle spese legali relative a giudizi di responsabilità civile, penale o amministrativa a carico di dipendenti di amministrazioni statali per fatti connessi all’espletamento del servizio o comunque all’assolvimento di obblighi istituzionali, conclusi con l’accertamento dell’esclusione della loro responsabilità, spetta, entro i limiti normativamente stabiliti, unicamente a coloro che sono legati da un rapporto di pubblico impiego con l’amministrazione. Ne consegue che in difetto di diversa previsione, tale tutela non può essere estesa all’amministratore comunale, il quale opera nell’ambito dell’amministrazione pubblica ad altro titolo.

Corte appello Napoli sez. VII, 05/11/2019, n.5303

Quando non spetta il rimborso spese legali?

All’amministratore di un ente locale (nella fattispecie, un sindaco) che non sia dipendente dell’ente, il quale abbia subito un procedimento penale per fatti connessi allo svolgimento delle sue funzioni, non compete il rimborso, a carico dell’ente di appartenenza, delle spese legali sostenute per la difesa. Inquadrandosi per analogia il rapporto tra l’amministratore locale e il rispettivo ente nell’ambito del contratto di mandato, il rimborso delle spese legali deve escludersi non solo nelle ipotesi in cui il mandatario-reo venga condannato (essendo evidente che la commissione di un reato non può rientrare nei limiti di un mandato validamente conferito), ma anche in caso di proscioglimento dell’imputato-amministratore.

Ciò deriva dalla previsione di cui all’articolo 1720 comma 2, del codice civile, il quale riconosce al mandatario il diritto al risarcimento dei danni nelle sole ipotesi in cui essi siano stati subiti a causa, e non semplicemente in occasione, dell’incarico.

L’esborso delle spese sopportate per la difesa nel procedimento penale, infatti, non ha un nesso di causalità diretta con l’esecuzione del mandato, essendovi l’intervento di una terza persona (pubblica o privata), la cui accusa si è poi rivelata infondata, che interrompe il predetto nesso di causalità necessaria tra l’adempimento del mandato e la perdita pecuniaria.

Tribunale Perugia sez. II, 25/06/2019, n.999

Condizioni per il rimborso delle spese legali

È legittima la determinazione del Ministero della difesa recante rigetto dell’istanza di un dipendente volta ad ottenere, ai sensi dell’art. 18, d.l. 25 marzo 1997 n. 67, conv. in l. 23 maggio 1997 n. 135, il rimborso delle spese legali dal medesimo sostenute in un procedimento penale – avente come imputazione l’improprio utilizzo dei permessi previsti dalla l. n. 104 del 1992 per l’assistenza a congiunti portatori di handicap grave – che si sia concluso con sentenza di assoluzione <<perché il fatto non sussiste>>; in tal caso, infatti, secondo una valutazione da effettuarsi ex ante che prescinde dall’esito del giudizio penale, si tratta di condotte ascrivibili all’iniziativa personale del ricorrente e che si pongono in evidente conflitto d’interesse con il datore di lavoro.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 26/04/2019, n.350

Rimborso delle spese legali per i giudizi penali

Sulla base della l. reg. Sicilia n. 145/1980, modificata dalla l. reg. Sicilia n. 30/2000, i dipendenti della Regione hanno diritto al rimborso delle spese legali sostenute per i giudizi (penali) per responsabilità per atti e comportamenti connessi all’espletamento del servizio, a condizione che detti giudizi si concludano con una pronuncia di esenzione da qualsiasi responsabilità e che l’attività di assistenza legale sia in diretta connessione con il fine pubblico.

Cassazione civile sez. lav., 05/03/2019, n.6349

Rimborso delle spese legali del personale dipendente

Ai sensi dell’art. 20 del d.P.R. n. 335 del 1990 in tema di rimborso delle spese legali del personale dipendente, presupposto del diritto del dipendente al rimborso delle spese sostenute è la preventiva comunicazione all’ente di appartenenza, da parte del dipendente, del proprio coinvolgimento in un procedimento di responsabilità, con richiesta della nomina di un difensore, essendo la stessa necessaria ai fini della valutazione “ex ante” da parte dell’ente in ordine all’assunzione a proprio carico di ogni onere di difesa fin dall’apertura del procedimento. Ne consegue che, in mancanza, non è configurabile alcun obbligo dell’azienda di farsi carico delle spese di difesa, né il diritto del lavoratore al rimborso delle spese sostenute per il difensore di fiducia.

Corte appello Roma sez. lav., 30/11/2018, n.4391

Illegittimità della riduzione del rimborso delle spese legali

Laddove la riduzione del rimborso delle spese legali richiesto dal pubblico dipendente ai sensi dell’art. 18 del d.l. n. 67/1997 si fondi sulla constatazione di una carenza documentale o meglio ancora di una insufficiente documentazione dell’attività indicata nella parcella, l’Amministrazione può e deve richiedere un’integrazione documentale, applicando i principi della l. 7 agosto 1990 n. 241.

Se l’integrazione fosse stata richiesta, l’Amministrazione avrebbe potuto acquisire ogni elemento ritenuto necessario al fine di avere contezza delle attività effettivamente svolte dal difensore e poter quindi eseguire la prevista valutazione di congruità sulla base dei parametri sopra indicati; aver ritenuto insufficiente la documentazione e ciononostante proceduto a rilasciare il parere comporta inevitabilmente che quest’ultimo sia basato su un’istruttoria insufficiente e, quindi, sull’omessa considerazione di tutti gli elementi che invece avrebbero dovuto essere unitariamente considerati per giungere alla liquidazione di un rimborso “congruo” nel senso stabilito dall’art. 18.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VI, 21/11/2018, n.5471

Rimborso spese legali sostenute dal pubblico dipendente

Presupposti per il rimborso delle spese legali sostenute dal pubblico dipendente per la difesa in giudizio per fatti attinenti il proprio lavoro sono la pronuncia di una sentenza o di un provvedimento definitivo del giudice, che abbia escluso definitivamente la responsabilità del dipendente e la sussistenza di una connessione tra i fatti e gli atti oggetto del giudizio e l’espletamento del servizio e l’assolvimento degli obblighi istituzionali.

Consiglio di Stato sez. IV, 28/11/2019, n.8137

Quando è escluso il rimborso spese legali per il pubblico dipendente?

Non esiste, in assoluto, il diritto del dipendente di un Ente ad ottenere il rimborso delle spese legali, ma esso sorge soltanto laddove il procedimento civile o penale attenga a fatti o atti che siano direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti che il dipendente svolge in ragione del proprio ufficio, non operando copertura, invece, in relazione ai meri comportamenti del dipendente estranei ai compiti istituzionali, in quanto la pattuizione – nella chiara ratio di apprestare tutela al lavoratore che si sia trovato coinvolto in giudizio proprio nello svolgimento delle proprie funzioni – opera solo per le ipotesi in cui il dipendente agisca direttamente in nome e per conto, oltrechè nell’interesse, dell’Amministrazione di appartenenza.

Tribunale Imperia, 04/02/2019, n.190

Riconoscimento del rimborso delle spese legali: condizioni e presupposti

L’art. 18, d.l. n. 67/1997, convertito dalla l. n. 135/1997 collega il rimborso delle spese legali a un triplice presupposto e cioè che il giudizio penale sia promosso nei confronti di un pubblico dipendente, riguardi atti o fatti connessi alle funzioni esercitate, si concluda con l’esclusione della responsabilità. Quindi, ai fini del rimborso delle spese legali sostenute, l’imputazione deve riguardare un’attività svolta in diretta connessione con i fini funzionali dell’ente e, come tale, ad esso imputabile.

Infatti, diversamente opinando, si finirebbe per ammettere indiscriminatamente il diritto al rimborso delle spese legali in ogni ipotesi di reato proprio, indipendentemente da qualsiasi collegamento del fatto addebitato con l’interesse dell’Amministrazione; il che non può essere consentito, posto che lo scopo evidente della norma è quello di sollevare da un onere economico il dipendente che ne sia stato gravato in dipendenza dell’adempimento di doveri del proprio ufficio.

Il rimborso delle spese di patrocinio legale, infatti, ha lo scopo di dare seguito all’esigenza di sollevare i funzionari pubblici dal timore di eventuali conseguenze giudiziarie connesse all’espletamento del servizio e tenere indenni i soggetti che abbiano agito in nome e per conto, oltre che nell’interesse, dell’Amministrazione, delle spese legali affrontate per i procedimenti giudiziari strettamente connessi all’espletamento dei loro compiti istituzionali, con la conseguenza che il diritto al rimborso può considerarsi sussistente solo quando risulti possibile imputare gli effetti dell’agire del pubblico dipendente direttamente all’Amministrazione di appartenenza; di conseguenza, per ottenere il rimborso delle spese di patrocinio legale, non basta il favorevole esito del procedimento giudiziario, occorrendo altresì, come ulteriore fondamentale presupposto, che il procedimento ai danni dell’interessato sia stato promosso in conseguenza di fatti ed atti connessi con l’espletamento del servizio o con l’assolvimento di obblighi istituzionali, sicchè non è sufficiente che lo svolgimento del servizio costituisca mera occasione per il compimento degli atti che danno origine al procedimento di responsabilità.

(Nel caso di specie, è stato escluso il diritto al rimborso delle spese legali sostenute da un finanziere scelto della Guardia di Finanza per esigenze difensive nell’ambito di un procedimento penale per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, stante l’estraneità di due accessi contestati all’attività di servizio).

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 04/10/2018, n.2205

Quando l’amministrazione è tenuta al rimborso delle spese legali al dipendente assolto?

In materia di pubblico impiego privatizzato, l’amministrazione è tenuta al rimborso delle spese legali sostenute dal dipendente assolto in esito ad un processo penale solo quando i fatti oggetto dell’imputazione siano connessi con l’espletamento del servizio o con l’assolvimento degli obblighi istituzionali, non quando il rapporto di lavoro abbia costituito una mera occasione per la commissione dei fatti a lui imputati. (Nella specie, è stata respinta la domanda di un funzionario addetto all’ufficio passaporti di una questura, imputato e poi assolto dai reati di peculato e ricettazione di valori bollati)

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2018, n.28597

Rimborso delle spese legali per giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa

Il beneficio di cui all’art. 18, d.l. 25 marzo 1997 n. 67, convertito con modificazioni nella l. 3 maggio 1997, n. 135, strutturato come diritto del dipendente al rimborso delle spese legali — relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di Amministrazioni statali in conseguenza di fatti ed atti connessi con l’espletamento del servizio o con l’assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità — sostenute nei limiti ritenuti congrui dall’Avvocatura erariale, non ha attinenza al rapporto difensore-cliente, ma a quello intercorrente tra il dipendente e l’Amministrazione, che non può ritenersi vincolata all’importo delle prestazioni pretese dai legali.

Il rimborso va determinato, piuttosto, nella misura di una prestazione difensiva esigibile in base al concreto svolgimento del giudizio nonché alla rilevanza ed alla pregevolezza dell’impegno professionale profuso. In altri termini, l’Avvocatura dello Stato è chiamata ad esprimersi sul rapporto amministrazione-dipendente ed a stabilire quanto la prima deve rimborsare al secondo. In tale quadro, il compito demandato dalla legge all’Avvocatura dello Stato non consiste nel verificare quanto il cliente abbia legittimamente corrisposto ai propri avvocati, ma nello stabilire quanto ragionevolmente può essere rimborsato al dipendente in relazione alle relative esigenze difensive.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 12/03/2019, n.520



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