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Redditometro: ultime sentenze

1 Luglio 2020
Redditometro: ultime sentenze

Prova contraria il contribuente; esercizio dei poteri di indagine; comunicazione di attività di raccolta di dati ai fini dell’applicazione del redditometro.

Redditometro

E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, commi 4 e ss., del d.P.R. n. 600 del 1973, nella formulazione anteriore alle modifiche introdotte dal d.l. n. 78 del 2010, conv., con modif., nella l. n. 122 del 2010, nella parte in cui consente l’accertamento con metodo sintetico mediante il cd. redditometro, con riferimento sia all’art. 23 Cost., poiché i relativi decreti ministeriali non contengono norme per la determinazione del reddito, assolvendo soltanto ad una funzione accertativa e probatoria, sia agli artt. 24 e 53 Cost., in quanto il contribuente può dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito accertato è insussistente ovvero costituito, in tutto o in parte, da redditi esenti o soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta.

Cassazione civile sez. trib., 24/04/2018, n.10037

Accertamento da redditometro

In caso di accertamento redditometro, ai fini della prova contraria il contribuente è tenuto a dimostrare non solo che il maggior reddito determinato sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o soggetti a ritenute alla fonte a titolo d’imposta, ma anche che l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso sono supportati da idonea documentazione.

Comm. trib. reg. Venezia, (Veneto) sez. VII, 20/09/2018, n.967

Accertamenti della posizione fiscale del contribuente

In tema di protezione dei dati personali con riguardo alle attività accertative della posizione fiscale del contribuente con metodo sintetico, va cassata (con conseguente decisione nel merito di rigetto dell’originario ricorso) la sentenza che, nel presupposto della nullità del d.m. 24 dicembre 2012, istitutivo del c.d. redditometro, abbia ordinato all’agenzia delle entrate di non intraprendere tali attività di cessarle ove già iniziate rispetto al ricorrente e di distruggere i dati eventualmente raccolti e archiviati.

Cassazione civile sez. I, 04/07/2018, n.17486

Accertamenti da redditometro: la prova contraria

In tema di redditometro, in caso di spese per incrementi patrimoniali il contribuente è tenuto a dimostrare non solo che il maggior reddito determinato sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o soggetti a ritenute alla fonte a titolo d’imposta ma anche il nesso eziologico tra tali redditi e la spesa sostenuta. L’art. 38, comma 6 (vecchia versione), d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, richiede infatti che l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso debbano risultare da idonea documentazione.

Cassazione civile sez. trib., 21/10/2015, n.21362

Il ricorso del contribuente

Va accolto il ricorso del contribuente con il quale si richiede che venga ordinato alla Agenzia delle Entrate di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza ed utilizzo dei dati relativi a quanto previsto dall’art. 38, comma 4 e 5 del d.P.R. n. 600 del 1973 e di cessare, ove iniziata, ogni attività di accesso, analisi, raccolta dati di ogni genere relativi alla posizione contributiva del ricorrente, nonché di ordinare all’Agenzia delle Entrate di comunicare formalmente al ricorrente se è in atto un’attività di raccolta dati nei suoi confronti al fine dell’applicazione del redditometro e, in caso positivo, di distruggere tutti i relativi archivi formatisi dopo l’entrata in vigore del d.m. del 24 dicembre 2012 n. 65648 e previa specifica informazione a parte del ricorrente.

Tribunale Napoli, 24/09/2013, n.10508

Redditometro: attività di conoscenza e utilizzo dei dati

Il decreto ministeriale 24.12.2012, n. 65648 è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo ai sensi dell’art. 21 septies legge n. 241/1990 per carenza di potere e difetto assoluto di attribuzione in quanto emanato del tutto al di fuori del perimetro disegnato dalla normativa primaria e dei suoi presupposti e al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria, atteso che il c.d. redditometro utilizza categorie concettuali ed elaborazioni non previste dalla norma attributiva, che richiede la identificazione di categorie di contribuenti, laddove invece il d.m. non individua tali categorie ma altro, sottoponendo indirettamente – visto l’ampiezza dei controlli e il riferimento ai nuclei familiari – a controllo anche le spese riferibili a soggetti diversi dal contribuente e per il solo fatto di essere appartenenti al medesimo nucleo familiare.

(Nella specie, atteso che il d.m. 24.12.2012, n. 65648 deve considerarsi radicalmente nullo e quindi – sotto il profilo della efficacia – giuridicamente “tam quam non esset”, mancando, quindi, il presupposto previsto dall’art. 38 perché l’Agenzia delle entrate possa eseguire gli accertamenti sintetici mercé il c.d redditometro; il Trib. ha ordinato – con riferimento al ricorrente – alla Agenzia delle Entrate di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza e utilizzo dei dati relativi a quanto previsto dall’art. 38, 4 e 5 comma d.P.R. 600/1973 e di cessare, ove iniziata, ogni attività di accesso, analisi, raccolta dati di ogni genere relativi alla posizione del ricorrente; nonché di comunicare formalmente al ricorrente se era in atto un’attività di raccolta dati nei suoi confronti ai fini dell’applicazione del redditometro e, in caso positivo, di distruggere tutti i relativi archivi previa specifica informazione a parte ricorrente).

Tribunale Napoli, 20/02/2013, n.250

Documenti non prodotti in sede amministrativa

In tema di accertamento fiscale, la mancata esibizione, in sede amministrativa, dei libri, della documentazione e delle scritture all’ufficio dell’Agenzia delle entrate giustifica l’esercizio dei poteri di indagine ed accertamento bancario propri dell’ amministrazione finanziaria, mentre la sanzione dell’inutilizzabilità della successiva produzione in sede contenziosa, prevista dall’art. 32 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, opera solo in presenza di un invito specifico e puntuale all’esibizione da parte dell’ amministrazione purché accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza, che si giustifica – in deroga ai principi di cui agli art. 24 e 53 cost.

Cassazione civile sez. VI, 26/02/2016, n.3791

Applicabilità del redditometro: l’onere dell’Amministrazione

L’utilizzo del redditometro necessita che l’Ufficio effettui verifiche circa la reale produzione e capacità di reddito del contribuente, non essendo uno strumento di modifica automatica del reddito. La motivazione dell’atto di accertamento non può consistere nel mero scostamento ai parametri di legge, dovendo essere integrata con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni del contribuente nel contraddittorio. L’ Amministrazione ha l’onere di dimostrare l’applicabilità in concreto dello strumento accertativo. Il contribuente può invece dimostrarne l’inapplicabilità.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. LXV, 23/02/2017, n.740

Attività di raccolta di dati ai fini dell’applicazione del redditometro

Posto che il decreto ministeriale istitutivo del nuovo redditometro deve considerarsi radicalmente nullo, in accoglimento della richiesta di misure cautelari proposta da un contribuente, va ordinato all’agenzia delle entrate: a) di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza e utilizzo dei dati che si riferiscono a quanto previsto dall’art. 38, comma 4 e 5, d.P.R. 600/73 e di cessare, ove iniziata, ogni attività di accesso, analisi e raccolta di dati di ogni genere relativi alla posizione del ricorrente; b) di comunicare formalmente al ricorrente se è in atto un’attività di raccolta di dati nei suoi confronti ai fini dell’applicazione del redditometro e, in caso positivo, di distruggere tutti i relativi archivi previa specifica informazione al ricorrente medesimo.

Tribunale Napoli, 21/02/2013



4 Commenti

  1. Conosco persone che spendono molto, molto, molto più di quanto dovrebbero guadagnare. Dovrebbero godere di uno stipendio medio, non di una famiglia che è davvero benestante e può permettersi macchinone, gioielli, borse firmate, completi e accessori da migliaia di euro… Quindi, c’è da chiedersi, cosa si nasconde dietro questa ricchezza e questa falsa normalità? Il Fisco può fargli un accertamento?

    1. Non puoi pensare di spendere più di quello che dichiari al Fisco. Non puoi neanche pensare che l’Agenzia delle Entrate non sappia quanto guadagni, visto che proprio al suo ufficio invii la dichiarazione dei redditi.Nello stesso tempo, l’ufficio delle imposte ha una visione quasi completa dei beni di lusso che acquisti. Lo sa perché, se compri una casa, risulta dai registri immobiliari; se compri un’auto, appare al Pra. Se firmi un affitto con un canone elevato o un mutuo ipotecario con una rata troppo alta, il relativo contratto viene registrato. Ebbene, il Fisco prende tutti questi dati e li confronta tra loro. A farlo è un software dedicato che si chiama Redditometro. E se si accorge che stai spedendo più del 20% di quello che guadagni, ti arriva un invito a spiegare da dove hai preso questi soldi “in più”. A questa lettera devi rispondere, eventualmente presentandoti con il tuo commercialista presso l’ufficio delle imposte, e dare spiegazioni. Spiegazioni valide e supportate da prove documentali, non generiche.Se rimani in silenzio o se non hai come dimostrare la provenienza del denaro, verrai considerato evasore fiscale e subirai delle sanzioni economiche rapportate al reddito che, così ricostruito, si presume tu abbia incassato. Insomma, i rischi di un reddito basso e un tenore di vita alto si riassumono in una sola parola: accertamento fiscale col Redditometro.

  2. Se ti dicono che le tue spese sono eccessive rispetto ai tuoi guadagni, come puoi difenderti? C’è un modo per difendersi dal redditometro?

    1. L’unica difesa si deve basare su una prova scritta avente data certa. Con essa dovrai dare dimostrazione che la disponibilità del maggior reddito deriva ad esempio da:
      vendita di beni usati;
      donazioni ricevute ed esenti (come tali, da non riportare sulla dichiarazione dei redditi);
      redditi già tassati alla fonte e perciò da non dichiarare una seconda volta: ad esempio, una vincita al gioco;
      eredità, prestiti, finanziamenti;
      disponibilità economiche di un familiare convivente.

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