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Broncopolmonite: ultime sentenze

1 Luglio 2020
Broncopolmonite: ultime sentenze

Infortunio sul lavoro; comportamento del lavoratore; risarcimento danni in seguito all’assunzione di un farmaco; broncopolmonite contratta per la forzata permanenza, per diversi giorni, in ambiente umido e malsano.

Broncopolmonite acuta febbrile

Nel procedimento di sorveglianza, in sede di udienza camerale partecipata ai sensi dell’art. 127 c.p.p., è rilevante l’impedimento del difensore tempestivamente comunicato e determinato da serie ragioni di salute debitamente provate, sicchè esso costituisce una causa di rinvio dell’udienza che, se disattesa, dà luogo a nullità di quest’ultima.

(Nella specie, la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza che, decidendo in assenza del difensore, aveva revocato il beneficio della detenzione domiciliare nei confronti del ricorrente, non tenendo conto del fatto che il difensore aveva fatto tempestivamente pervenire un certificato medico attestante l’impossibilità a partecipare all’udienza per “broncopolmonite acuta febbrile”).

Cassazione penale sez. I, 07/02/2019, n.14622

Attualità del pericolo e inerenza alla persona

Non può ritenersi sussistente l’esimente dello stato di necessità (art. 54 c.p.) quando l’allegato stato di pericolo non dipenda da situazioni contingenti ma abbia carattere permanente, sì da escludere, per ciò stesso, il requisito dell’attualità.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, in un caso in cui era stato contestato il reato di occupazione arbitraria, protratta nel tempo, di un alloggio dell’Istituto autonomo case popolari, ha escluso che potesse dar luogo alla configurabilità dello stato di necessità il fatto che una delle figlie minorenni dell’imputato fosse affetta da una grave forma di broncopolmonite bilaterale neonatale).

Cassazione penale sez. II, 21/12/2011, n.4292

Broncopolmonite chimica

In tema di infortunio sul lavoro, il comportamento del lavoratore posto in essere autonomamente e in ambito estraneo alle mansioni affidate, può essere considerato imprudente e abnorme ai fini causali. Peraltro, può essere considerato imprudente e abnorme ai fini causali, non solo il comportamento o posto in essere del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidate, ma anche quello che rientri nelle mansioni che sono proprie ma sia consistito in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro.

(Nella specie, la Corte ha assolto dal reato di omicidio colposo, per non aver commesso il fatto, il socio accomandatario di una società a cui erano stati affidati i lavori di pulizia di una vasca di accumulo di reflui idrici. Un dipendente si era calato nella vasca per verificare lo svuotamento in corso ed essendo sprovvisto di mezzi di protezione individuale, perdeva i sensi a causa delle esalazioni nocive. Altre persone, al fine di prestargli soccorso, scendevano in vasca, ma purtroppo subivano anch’esse gli effetti delle esalazioni, a seguito delle quali, uno di loro periva per broncopolmonite chimica).

Cassazione penale sez. III, 07/07/2011, n.38209

Broncopolmonite ipostatica

Non è escluso il nesso causale tra la condotta omicida e l’evento morte nel caso di decesso della vittima del reato, pur affetta da pregresse patologie, dovuto a complicazioni susseguenti ad operazione chirurgica resa necessaria dalla condotta lesiva dell’agente.

(Nel caso di specie, l’imputato è stato condannato per il reato di omicidio, consistente nell’avere cagionato, colpendola ripetutamente con un mattarello, il decesso della suocera, verificatosi alcune settimane dopo per broncopolmonite ipostatica nell’ambito del grave quadro lesivo cranico encefalico così determinato).

Cassazione penale sez. I, 24/11/2010, n.43477

Nesso causale tra l’assunzione ed il danno

In tema di risarcimento danni in seguito all’assunzione di un farmaco, una volta che il danneggiato abbia provato il nesso causale tra l’assunzione ed il danno, spetta alla struttura ospedaliera dimostrare l’assenza di colpa onde escludere il risarcimento (accolto, nella specie, il ricorso di una donna che in seguito all’assunzione di un farmaco per curare una broncopolmonite aveva subito la lesione del labirinto).

Cassazione civile sez. III, 30/09/2009, n.20954

Complicanze di una broncopolmonite

Sussiste il nesso causale tra l’investimento di un pedone e la sua morte, avvenuta a seguito di una lunga degenza in ospedale, per le complicanze di una broncopolmonite riconducibile al trauma riportato in occasione del sinistro, non potendosi attribuire efficacia interruttiva né alle eventuali manchevolezze dei medici che ebbero in cura il paziente dopo il suo ricovero, né all’ipotetico sopravvenire di fattori naturali o fisiologici tali da aggravare il quadro clinico.

Tribunale Roma sez. XIII, 07/01/2008, n.651

Permanenza in ambiente umido e malsano

È dipendente da fatto bellico, quale deve considerarsi anche la condotta del civile per sottrarsi all’offesa delle forze belligeranti, il decesso di una bimba di pochi mesi a seguito di broncopolmonite contratta per la forzata permanenza, per diversi giorni, in ambiente umido e malsano al fine di porsi al riparo da frequenti bombardamenti aerei.

Corte Conti, (Emilia-Romagna) sez. reg. giurisd., 07/10/1997, n.457

Broncopolmonite virale

Pur trattandosi di affezione su base endogeno – costituzionale, va ammessa a trattamento privilegiato l’infermità “miocardite con scompenso cardiovasale complicata da angina influenzale e broncopolmonite virale, con “ictus” cerebrale terminale” laddove il dipendente, dopo un ricovero ospedaliero, abbia continuato a prestare la propria attività in precarie condizioni logistiche (nella fattispecie trattavasi del servizio prestato alle dipendenze dell’Inadel da un archivista, in ambienti umidi e freddi e in situazioni di maggior disagio conseguenti al sisma del novembre 1980).

Corte Conti, (Campania) sez. reg. giurisd., 20/06/1997, n.135

Persona deceduta per broncopolmonite

Alla stregua del motivato parere del C.M.L. non può escludersi che la broncopolmonite possa avere effetti letali proprio per la preesistenza di un quadro di bronchite cronica asmatica con enfisema di notevole grado ed ovvio, serio impegno cardiaco (nella specie si è riconosciuto il diritto a pensione privilegiata di guerra di reversibilità alla vedova di persona deceduta per broncopolmonite, ma già affetta – per accertata causa di guerra – da bronchite cronica asmatiforme, ritenuta interdipendente con l’infermità letale).

Corte Conti, (Lombardia) sez. reg. giurisd., 06/09/1996, n.1408

Complicanza dell’evento traumatico di un sinistro stradale

In caso di morte di una paziente derivante da insufficienza cardiocircolatoria secondaria a broncopolmonite terminale e sepsi pelvica, insorta quest’ultima quale complicanza dell’evento traumatico di un sinistro stradale e, in particolare, delle fratture multiple del bacino, rispondono del reato di omicidio colposo, ex art. 113 e 589 c.p. il primario del reparto di ortopedia e traumatologica di un ospedale ed il suo assistente per aver omesso di adottare idonei trattamenti terapeutici alternativi ipotetici conformi alle regole di diligenza, prudenza e perizia a scongiurare il decesso o, in ogni caso, a diminuirne in misura percentualmente rilevante il pericolo.

Pretura Caltanissetta, 27/10/1995

Broncopolmonite letale con insufficienza miocardica

È da presumere interdipendente dall’infermità pleurica bilaterale pensionata la broncopolmonite letale con insufficienza miocardica instauratasi su un quadro di bronchite cronica datante da tempo remoto, dovendosi ritenere che gli esiti aderenziali della pleurite fibronodosa bellica hanno di certo influito sfavorevolmente, per deficit ventilatorio, nel decorso della patologia respiratoria che provocò il decesso.

Corte Conti sez. V, 04/10/1994, n.68087

Morte provocata da una broncopolmonite massiva bilaterale

Ai fini dell’apprezzamento dell’eventuale interruzione del nesso causale tra la condotta e l’evento (articolo 41, comma 2, c.p.), il concetto di causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento non si riferisce solo al caso di un processo causale del tutto autonomo, giacché, allora, la disposizione sarebbe pressoché inutile, in quanto all’esclusione del rapporto causale si perverrebbe comunque sulla base del principio condizionalistico o dell’equivalenza delle cause di cui all’art. 41 comma 1 c.p.

La norma, invece, si applica anche nel caso di un processo non completamente avulso dall’antecedente, ma caratterizzato da un percorso causale completamente atipico, di carattere assolutamente anomalo ed eccezionale, ossia di un evento che non si verifica se non in casi del tutto imprevedibili a seguito della causa presupposta.

(Da queste premesse la Corte ha escluso l’applicabilità dell’art. 41 comma 2 c.p., in relazione ad un infortunio sul lavoro addebitato alla condotta colpevole dell’imputato e l’evento morte provocato da una broncopolmonite massiva bilaterale contratta dall’infortunato durante il ricovero in ospedale per la cura degli esiti dell’infortunio; ciò sul rilievo che, secondo quanto ricostruito in sede di merito, la broncopolmonite era risultata essere una complicanza non eccezionale delle gravi lesioni subite dall’infortunato, che ne avevano provocato l’allettamento prolungato con la conseguente disventilazione polmonare che, a sua volta, aveva provocato la patologia rivelatasi letale).

Cassazione penale sez. IV, 26/10/2005, n.1214



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