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Revoca mandato avvocato restituzione documenti

16 Agosto 2020 | Autore:
Revoca mandato avvocato restituzione documenti

Hai deciso di cambiare legale e vuoi rientrare in possesso del tuo fascicolo. Procedure da seguire, norme e regole applicabili alla materia.

Nella vita di ogni giorno può capitare di entrare in conflitto con altre persone o con una pubblica amministrazione. In molti casi, la questione si risolve facilmente con un semplice confronto; in altre ipotesi non si riesce a trovare un accordo. In queste ultime circostanze è prassi comune quella di rivolgersi a un Tribunale. La presenza di un giudice terzo e imparziale è, infatti, garanzia di giustizia.

Ne deriva che, in linea di massima, la soluzione prediletta è quella di affidare la definizione del problema ad alcuni professionisti del settore: il magistrato e gli avvocati. Sono poche, infatti, le ipotesi in cui una parte può stare in giudizio da sola. In tutti gli altri casi è necessario rivolgersi a un legale.

Tra cliente e professionista si instaura un rapporto di fiducia, indispensabile per la corretta gestione della controversia. Quando questa relazione viene meno si può procedere con la revoca del mandato all’avvocato e la restituzione dei documenti.

Ma quali sono le regole applicabili al caso concreto?

Addentriamoci nella questione e verifichiamo quali sono le condizioni da rispettare per giungere a tale risultato.

Quali sono le funzioni dell’avvocato?

L’avvocato è un professionista del settore legale.

Egli può agire in qualsiasi ambito della giustizia soltanto se ha seguito un particolare iter di abilitazione. Infatti, dopo la laurea in scienze giuridiche, l’aspirante avvocato deve svolgere un periodo di tirocinio formativo (cosiddetta pratica forense) della durata minima di 18 mesi.

Successivamente deve sostenere e superare un esame di Stato finalizzato all’abilitazione all’esercizio della professione. La prova si compone di tre elaborati scritti e un colloquio orale.

Soltanto a conclusione di tale percorso il praticante acquisisce il titolo di avvocato ed è legittimato a chiedere l’iscrizione all’albo e all’ente previdenziale. Per i primi tempi, però, l’attività non può essere esercitata presso le giurisdizioni superiori (Consiglio di Stato e Corte di Cassazione). Per patrocinare dinanzi alle magistrature più alte è, infatti, necessario superare un ulteriore percorso di abilitazione e acquisire il titolo di avvocato cassazionista.

Conclusa tale indispensabile fase, il legale può svolgere sia attività stragiudiziale sia attività giudiziale. Nel primo caso, egli pone in essere tutti gli atti, i documenti, i colloqui e le transazioni utili a risolvere il problema che affligge il proprio cliente senza ricorrere al Tribunale. Nella seconda ipotesi, invece, il legale segue le strade indicate dai codici di procedura civile e penale per rivolgersi alla magistratura.

In tutte le operazioni che pone in essere, l’avvocato deve attenersi alle norme contenute nel codice deontologico e alle regole previste dalla legge di riforma dell’ordinamento forense. In caso di loro violazione, egli va incontro a sanzioni di intensità più o meno elevata a seconda della gravità della condotta posta in essere (si può, ad esempio, arrivare alla radiazione dall’albo).

Che cos’è il mandato all’avvocato?

L’avvocato, quando accetta l’incarico del cliente, agisce in nome e per conto dello stesso. Egli si sostituisce a colui che gli affida l’attività e adotta tutte le procedure necessarie a realizzare il suo interesse.

Per essere autorizzato ad agire in tal senso, il legale deve ricevere apposito mandato. Si tratta del documento con il quale si conferisce formale incarico.

Il mandato deve essere redatto per iscritto e deve contenere:

  • anagrafica del cliente: nome, cognome, indirizzo di residenza, codice fiscale ed elezione di domicilio presso lo studio professionale del legale;
  • generalità dell’avvocato: nome, cognome, indirizzo dello studio, codice fiscale, numero di partita Iva, sequenza identificativa della polizza assicurativa obbligatoria;
  • dichiarazioni relative all’incarico: il cliente afferma di:
  1. essere stato informato della possibilità di ricorrere a procedure alternative al contenzioso (negoziazione assistita e mediazione);
  2. essere stato informato della complessità dell’incarico;
  3. aver ricevuto un preventivo scritto;
  4. aver ricevuto tutte le informazioni utili circa la ragionevole durata del processo e gli oneri da sostenere;
  • informativa privacy: il cliente dichiara di aver ricevuto il documento sul trattamento dei dati personali e di essere stato adeguatamente informato in proposito;
  • data e luogo;
  • sottoscrizione del cliente e dell’avvocato.

Di regola, al mandato devono essere allegati una copia del codice fiscale e una copia del documento di identità in corso di validità dell’assistito.

L’avvocato deve adempiere al mandato con professionalità e competenza. Egli deve mantenere la massima riservatezza sull’attività prestata e sulle informazioni fornite dalla parte assistita.

Come si revoca il mandato all’avvocato e quali documenti devono essere restituiti?

Quando si investe un avvocato del compito di seguire la propria pratica, è necessario illustrare allo stesso tutti i dettagli della controversia. Per tal motivo, oltre a una serie di colloqui orali e di incontri personali, è necessario consegnare i documenti che consentono al professionista di individuare la soluzione migliore per il caso concreto.

Nel corso del tempo, può però capitare che venga meno il rapporto di fiducia tra avvocato e cliente. Facciamo un esempio.

Hai conferito incarico al tuo legale per tutelarti in un conflitto sorto con tuo cugino sull’eredità di un appartamento. L’avvocato si dimentica di depositare una perizia tecnica indispensabile per dimostrare il tuo diritto. Decidi di cambiare professionista, ma non sai come fare.

In casi del genere, pur avendo conferito mandato a un legale, non è indispensabile rimanere vincolati allo stesso se non vi sono più i requisiti di fiducia. Questo vale per entrambe le parti del rapporto: sia per gli avvocati che non intendono più seguire i clienti sia per le persone che non vogliono più affidarsi a un professionista.

Le ipotesi di rinuncia o di revoca del mandato sono espressamente previsti dal codice deontologico forense. In particolare, l’assistito può dare comunicazione al proprio legale della volontà di sostituirlo con un altro professionista in forma scritta tramite pec o attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno. In ogni caso, la revoca opera in automatico quando si deposita in cancelleria del Tribunale il nuovo mandato conferito a un legale diverso.

In caso di rinuncia o di revoca dell’incarico, se il cliente ne fa espressa richiesta l’avvocato deve restituire senza ritardo gli atti e i documenti, anche provenienti da terze persone, relativi all’oggetto del mandato.  Egli non può subordinare la restituzione della documentazione al pagamento del proprio onorario, ma può estrarre copia degli atti anche senza il consenso del cliente.

La violazione di tale obbligo deontologico può portare all’applicazione delle sanzioni disciplinari dell’avvertimento o della censura.



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