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Negligenza medico: ultime sentenze

25 Maggio 2021
Negligenza medico: ultime sentenze

Danno alla salute; responsabilità omissiva medico-professionale; risarcimento del danno.

Negligenza del medico e onere della prova

In caso di negligenza nell’esecuzione di lavori di implantologia, è onere del medico dentista provare che le cure – per quanto inutili sul piano del recupero della funzionalità dell’apparato dentario coinvolto, e comunque denotanti una sua complessiva negligenza sotto il profilo dell’ars medica – non abbiano avuto alcun impatto sulla salute della persona rispetto alle condizioni pregresse di salute che egli stesso aveva potuto sin dall’inizio constatare e apprezzare, anche tenuto conto del principio di vicinanza della prova.

Cassazione civile sez. III, 26/02/2020, n.5128

Risarcimento del danno

Sono infondati i motivi in quanto va riconosciuta la incensurabile professionalità con la quale risultava eseguito l’intervento, sicché la mobilizzazione della protesi secondo gli esperti, doveva ascriversi ad una delle sopravvenute possibili complicanze che la letteratura medica prevede in casi di artroprotesi all’anca.

Inoltre, il danno risarcibile discende soltanto dalla negligenza imputata al medico per non aver tempestivamente rilevata l’opportunità di un ulteriore intervento chirurgico resosi necessario a causa della sopravvenuta mobilizzazione della protesi. In questa ottica pertanto risulta valutato e quantificato dal c.t.u. il danno riconducibile al nesso di causalità intercorso tra il momento in cui la mobilizzazione si era verificata e quello in cui venne diagnosticata dal professionista che eseguì anche il secondo intervento correttivo.

Corte appello Firenze sez. II, 20/02/2017, n.402

Quando il ritardo diagnostico tumorale comporta dei danni al paziente e dipende dalla negligenza del medico radiologo, quest’ultimo e la casa di cura, presso cui opera, rispondono del risarcimento del danno non patrimoniale.

Tribunale Milano sez. I, 23/08/2016

Negligenza del medico dottorando

Sussiste grave negligenza del medico dottorando, che abbia eseguito intervento neurochirurgico in assenza del tutor designato, cagionando con il loro comportamento danno all’azienda ospedaliero-universitaria. La violazione di precisi, puntuali, quindi in equivoci, obblighi di servizio ha esposto l’azienda alla necessità di pervenire ad un accordo transattivo, il cui importo, pur nell’esercizio del ragionevole potere riduttivo, va risarcito all’azienda dai convenuti, tutor e medico dottorando.

Corte Conti, (Toscana) sez. reg. giurisd., 09/03/2016, n.58

Imperizia o negligenza del medico

Ritenuto che il danno va considerato causato dall’illecito (ai sensi dell’art. 1223 c.c.) quando, pur non essendo conseguenza diretta ed immediata di quest’ultimo, rientra pur sempre nel novero delle conseguenze normali ed ordinarie del fatto, qualora l’imperizia o la negligenza del medico impedisca alla gestante di esercitare il proprio diritto all’aborto, e ciò determini un danno alla salute della madre, è ipotizzabile che da tale danno derivi un danno alla salute anche del marito. Quest’ultimo, però, va rigorosamente accertato in concreto, senza possibilità per il giudice di merito di ricorrere al fatto notorio.

Cassazione civile sez. III, 01/12/1998, n.12195

Gravidanza a rischio e negligenza del medico

In tema di accertamento del nesso causale in materia di responsabilità omissiva medico-professionale, deve ritenersi rispettato il criterio dell’alto tasso di probabilità logica o credibilità razionale qualora risulti che la tempestiva diagnosi del distacco placentare e l’esecuzione immediata del parto cesareo avrebbero, con elevato grado di probabilità logica, evitato il verificarsi della morte endouterina del bambino: in caso di grave negligenza nell’assistenza alla donna portatrice di una gravidanza ad alto rischio (nella specie, con pregressa poliabortività e pregressa patologia annessiale) per l’atteggiamento attendistico dei sanitari, sussiste la responsabilità della casa di cura, del medico di turno e dell’ostetrica, con conseguente condanna in solido tra loro al risarcimento ex art. 2059 c.c. del danno non patrimoniale subito iure proprio da ciascun genitore in relazione all’immensa sofferenza per la morte del feto.

Tribunale Vallo Lucania, 15/04/2015, n.191

Rapporto di causalità tra omissione ed evento

Il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.

(Nel caso di specie non è stato ritenuto sussistente il nesso causale tra la negligenza del medico e la morte del paziente per l’interferenza di fattori causali alternativi quali: l’ontologica modalità evolutiva della patologia e il comportamento tenuto dal paziente che ha ritardato il ricorso).

Tribunale Milano sez. V, 05/02/2007, n.1417

Mancata diagnosi imputabile alla negligenza del medico

Il bimbo venuto al mondo con una grave malformazione, non dipendente dall’operato dei medici, non vanta alcun diritto al risarcimento del danno consistito nell’essere nato, mentre è risarcibile il danno dei genitori in conseguenza della mancata diagnosi imputabile a negligenza del medico.

Tribunale Roma sez. XIII, 03/04/2005

Intervento chirurgico, danno morale e danno biologico

La valutazione del danno morale va sganciata dal danno biologico quando – in un intervento chirurgico – per negligenza del medico si procura al paziente una menomazione altrimenti non verificabile.

Tribunale Bologna, 09/06/2003

Negligenza del medico e risarcimento dei danni

In caso di mancata interruzione della gravidanza ex art. 4 l. n. 194 del 1978, a seguito dell’imperizia o negligenza del medico, la struttura sanitaria da cui dipende il medico che ha eseguito materialmente l’intervento è tenuta al risarcimento dei danni a favore della donna, non per il solo fatto dell’inadempimento, ma solo se, alla luce dell’interesse protetto dall’art. 4 l. n. 194 del 1978, risulti provato il danno alla salute di questa, o anche il serio pericolo di danno.

Pertanto, l’entità del risarcimento va determinata in quella somma necessaria a rimuovere le difficoltà economiche idonee ad incidere negativamente sulla salute della donna, ovvero a risarcire i danni alla salute in concreto subiti. Nulla invece è dovuto in ordine alle spese che la donna dovrà affrontare per il mantenimento del nuovo nato.

Corte appello Cagliari, 12/11/1998

La scusabilità dell’errore

Quando si deve valutare non già l’imprudenza o negligenza del medico, bensì l’errore di diagnosi, quel che decide della scusabilità dell’errore, e quindi della sussistenza della colpa, è il grado di difficoltà tecnico scientifico in relazione al quale l’errore si verifica.

Con la conseguenza che solo la mancata percezione di un quadro clinico la cui gravità sia agevolmente riconoscibile può essere attribuita a colpevole imperizia. (Principio affermato con riferimento alla responsabilità civile di un medico assolto ex art. 530 comma 2 c.p.p. dall’imputazione di lesioni colpose gravissime conseguenti ad un errore di diagnosi).

Cassazione penale sez. IV, 30/10/1998, n.57

Colpa grave del medico

È correttamente motivata la decisione di merito la quale ritenga sussistere la colpa grave (per negligenza) del medico il quale, chiamato ad intervenire chirurgicamente su una tumefazione al seno, decida di asportare l’intera ghiandola mammaria senza previamente eseguire un esame istologico intraoperatorio.

Cassazione civile sez. III, 02/12/1998, n.12233

La responsabilità diretta anche a carico dell’ente ospedaliero

Ritenuto che dall’insuccesso di un intervento abortivo (praticato, peraltro, in conformità alla legge n. 194 del 1978), dovuto ad imperizia o negligenza del medico operatore, scaturisce responsabilità diretta anche a carico dell’ente ospedaliero, gestore del servizio sanitario, all’interno del quale il fallito intervento è avvenuto, e che alla donna vanno risarciti, in via contrattuale ed extracontrattuale, sia i danni diretti derivanti dalla lesione del diritto alla salute, sia i danni indiretti derivanti dagli oneri di mantenimento, educazione ed istruzione della prole non desiderata, nessun risarcimento è invece dovuto al marito della donna stessa: l’obbligo delle prestazioni abortive, ai sensi della citata legge n. 194, sorge infatti esclusivamente nei confronti della gestante, tanto più che non vi è per il marito di quest’ultima possibilità alcuna di influire sulla decisione muliebre di porre fine alla gravidanza, e che gli oneri tutti, ex art. 146, 147 e 148 c.c., gravanti sul coniuge di sesso maschile a causa del mancato successo dell’intervento abortivo, non presentano il carattere di danno ingiusto, in quanto non derivano dalla lesione di un suo diritto soggettivo o di un suo interesse in sè integralmente protetto.

Corte appello Bologna, 19/12/1991



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4 Commenti

  1. Quanti medici incompetenti ti mandano a casa se stai male e poi e tue condizioni peggiorano e ti ritrovi a combattere tra la vita e la morte. Ci sono un sacco di casi di cronaca e di casi giudiziari in cui medici poco prudenti, dei grandi ignoranti e svogliati, hanno determinato con la loro imprudenza l’esito infausto di quella che poteva essere una patologia curabile se solo fosse stata presa in tempo.

  2. Chi diventa medico, deve farlo per un forte senso di altruismo e spirito di dedizione altrimenti è meglio che vada a raccogliere olive nei campi… Non ci si può improvvisare, non si possono superare gli esami per raccomandazione e poi uccidere le persone sotto i ferri perché non sai dove mettere mano e scambi una patologia X per una patologia Y. Qui, non si può giocare con la vita dei pazienti al piccolo chirurgo

  3. Io penso che il mondo della medicina ad oggi sia fatto di fascia A e fascia B. Ci sono i bravi dottori e quelli non bravi, i mediocri sono quelli che vanno per tentativi. La salute è un bene primario e se non sei in grado di occupartene eè meglio scegliere un’altra professione , perché se vuoi guadagnare tanti soldi è bene che tu scelga altre attività se non sei in grado di tenere fede al giuramento di Ippocrate

  4. Quando ho preso una distorsione, sono andata in ospedale a fare i raggi. A parte che le condizioni in cui si trovava il pronto soccorso erano allarmanti. Non auguro a nessuno di trovarsi lì in attesa. Ben 3 ore prima di andare a farmi le lastre. Finalmente, arrivo lì e dopo aver fatto i raggi, li porto all’ortopedico. Lui le guarda, e mi chiede quale fosse il piede con la distorsione…Ora, io non sono mica un’esperta, ma su riesco a muovermi bene nel settore perché mi informo spesso. Ma pure che fossi stata un bambino, tu diamine, guardando i raggi te ne accorgi e oltretutto c’è proprio scritto con l’abbreviazione. Lì, sinceraemnte ho temuto essere di fronte un incompetente. Per fortuna, poi l’indomani mi sono rivolta ad un altro specialista. Ma dico io, lì in quel posto come ti ci sei ritrovato se non sei in grado di leggere un referto?

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