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Condotta imprudente del medico: ultime sentenze

1 Luglio 2020
Condotta imprudente del medico: ultime sentenze

Lesioni personali colpose; colpa professionale; responsabilità per omicidio colposo di un medico per il decesso di un paziente a seguito di un intervento chirurgico; sospensione in maniera imprudente di un trattamento farmacologico.

Condotta imprudente del medico

In tema di colpa professionale, costituisce condotta imprudente del medico la scelta di una metodologia di intervento chirurgico propugnata da un orientamento terapeutico di minoranza, laddove questa risulti essere più rischiosa per la vita del paziente rispetto al ricorso all’intervento di tipo ordinario.

Tribunale Lecce, 07/02/2007, n.80

Imprudente decisione del medico

In tema di colpa del medico, non è censurabile in sede di legittimità la motivazione della sentenza del giudice del merito che, con adeguato apparato logico inquadrabile nell’ottica monadista seguita dal legislatore, che ha concepito il testo del provvedimento impugnato quale elaborato dell’intelletto articolato in una serie di proposizioni concatenate costituenti un sistema logico in sè compiuto ed autonomo, impermeabile, quindi, ad intrusioni concettuali esorbitanti dal suo ambito, abbia ritenuto riferibile alla condotta del prevenuto la morte per asfissia di un paziente, rimasto scollegato dal respiratore meccanico, a cagione dell’imprudente decisione del medico di dismettere un tubo più piccolo per sostituirlo con altro di diametro maggiore, senza accorgersi che quest’ultimo era rimasto appoggiato sul bordo della stenosi della trachea del malato, senza penetrarvi, così impedendo la ripresa del funzionamento del respiratore automatico.

Cassazione penale sez. IV, 11/07/2001, n.1578

Condanna di un medico psichiatra

È ammissibile il “concorso colposo” nel delitto doloso sia nel caso di cause colpose indipendenti, che nel caso di cooperazione colposa, purché, in entrambi i casi, il reato del partecipe sia previsto anche nella forma colposa (diversamente sarebbe violato il disposto dell’art. 42, comma 2, c.p.) e nella sua condotta siano effettivamente presenti tutti gli elementi che caratterizzano la colpa. In particolare, è necessario che la regola cautelare inosservata sia diretta ad evitare anche il rischio dell’atto doloso del terzo, risultando dunque quest’ultimo prevedibile per l’agente.

(Fattispecie nella quale la Corte ha confermato la condanna di un medico psichiatra, il quale, riducendo e poi sospendendo in maniera imprudente il trattamento farmacologico cui era sottoposto un paziente ricoverato in una comunità, in modo tale da renderlo inidoneo a contenerne la pericolosità, aveva determinato l’aggravamento della patologia e una recrudescenza della pericolosità, tali da avere provocato la crisi nel corso della quale lo stesso paziente aveva aggredito ed ucciso uno degli operatori della comunità).

Cassazione penale sez. IV, 14/11/2007, n.10795

Danni da interventi di protesi ortopedica

Non sono risarcibili i danni patrimoniali e non patrimoniali lamentati da soggetto che si è sottoposto ad intervento medico-chirurgico di arto protesi d’anca, che non siano stati causati da una condotta negligente imprudente od imperita del medico-chirurgo (di cui dovrebbe rispondere anche l’ente convenuto, ex art. 1228 c.c.) bensì da problematiche riguardanti il materiale di composizione della protesi (metallosi), note in letteratura solo a partire dall’anno successivo a quello dell’intervento.

Tribunale Parma, 04/02/2019, n.195

Gli esercenti l’attività sanitaria 

Fermo restando che gli esercenti l’attività sanitaria sono tenuti a prestare le cure a persone detenute o comunque private della libertà nello stesso modo che li impegna nei confronti di quelle libere, ponendosi tali principi in linea sia con il principio di umanizzazione sia con la finalità rieducativa della pena, postulando entrambi il perseguimento di una piena ed efficace tutela del diritto alla salute del condannato, costituiscono profili di colpa omissiva grave la negligente ed imprudente sottovalutazione delle condizioni di salute del carcerato in relazione al persistente giudizio di compatibilità delle stesse con il regime detentivo.

(Nel caso di specie, non è stata ravvisata la colpa lieve, come tale penalmente irrilevante, nella condotta omissiva del medico che, a fronte di una situazione che rendeva evidente come il paziente carcerato non potesse più essere adeguatamente curato in ambito inframurario, in ragione delle sue condizioni psico-fisiche fuori controllo e non più gestibili tanto da determinarne il decesso per anoressia, non ha assunto le iniziative mediche preordinate al trasferimento del detenuto in una struttura ospedaliera esterna idonea a meglio fronteggiare la patologia rispetto al ristretto e disagevole contesto penitenziario).

Cassazione penale sez. IV, 11/10/2018, n.58363

Condotta colposa e nozione di imprudenza

In tema di colpa, l’imprudenza consiste nella realizzazione di un’attività positiva che non si accompagni nelle speciali circostanze del caso a quelle cautele che l’ordinaria esperienza suggerisce di impiegare a tutela dell’incolumità e degli interessi propri e altrui (affermazione resa nell’ambito di procedimento a carico di un medico, cui era stata qualifica come “imprudente” la condotta che si assumeva colposa assunta nella vicenda che aveva portato al decesso una paziente; la Corte, nell’annullare con rinvio la decisione di condanna, ha osservato come impropriamente fosse stata ravvisata l’imprudenza sul rilievo che la condotta tenuta dal medico, più che un’attività positiva, era consistita – secondo la stessa corte di merito – in un’omessa o incompleta diagnosi, accompagnata da una sottovalutazione della sintomatologia che la paziente presentava, dall’omessa prescrizione di accertamenti strumentali a fini diagnostici e dalla prescrizione di un presidio terapeutico generico: situazioni che, semmai, potevano ascriversi al profilo della negligenza, in parte, e sotto altro profilo, a quello dell’imperizia).

Cassazione penale sez. IV, 26/04/2018, n.24384

Contestazione dell’omicidio colposo al chirurgo

Ai fini dell’accertamento della responsabilità per fatto colposo, è sempre necessario individuare la regola cautelare, preesistente alla condotta, che ne idica le corrette modalità di svolgimento, non potendo il giudice limitarsi a fare ricorso ai concetti di prudenza, perizia e diligenza senza indicare in concreto quale sia il comportamento doveroso che tali regole cautelari imponevano di adottare.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto non corretta la decisione impugnata che aveva affermato la responsabilità per omicidio colposo di un medico per il decesso di un paziente a seguito di un intervento chirurgico, ritenendo imprudente e/o imperita la manovra chirurgica attuata senza, tuttavia, indicare le modalità di condotta che prudenza e perizia prescrivevano di adottare nella fattispecie).

Cassazione penale sez. IV, 14/04/2016, n.31490

Responsabilità del medico per condotta omissiva

Non può ritenersi che l’ordinamento consenta l’espressione di un consenso valido ex art. 50 c.p. nel caso di una gravissima lesione colposa derivante da un’imprudente ed imperita attività medico-chirurgica che ha determinato come conseguenza una diminuzione permanente dell’integrità fisica vietata ai sensi dell’art. 5 c.c.

Tribunale Torino sez. I, 02/10/2006

Responsabilità per delitto colposo

In tema di responsabilità per delitto colposo (nella specie: interruzione della gravidanza di una paziente) posto in essere nell’esercizio della professione medica, la scelta compiuta dal sanitario il quale, tra due possibili decisioni, abbia adottato quella più agevole, ma poco sicura, invece dell’altra, più accurata e meno rischiosa per la salute del nascituro, integra una ipotesi di condotta imprudente.

(Fattispecie nella quale il medico, a cui erano ben presenti le risultanze di un esame cardiotocografico, indicativo di una probabile sofferenza fetale, riscontrando un elemento rassicurante costituito dal movimento del feto, aveva rinviato il controllo al giorno successivo, invece di procedere all’immediato ricovero della paziente, sottoponendola a monitoraggio e a pronto intervento).

Cassazione penale sez. V, 09/07/2001, n.36590

Colpa lieve per la omissione della più comune diligenza

In materia di colpa professionale del medico quando l’evento venga addebitato a titolo di imperizia, la valutazione del giudice deve essere particolarmente larga nel ristretto ambito della colpa grave; mentre se l’addebito si concreta in una condotta imprudente o negligente la valutazione del giudice deve essere effettuata nell’ambito della colpa lieve per la omissione della più comune diligenza rapportata al grado medio di cultura e capacità professionale, secondo i criteri normali e di comune applicazione, valevoli per qualsiasi condotta colposa.

Cassazione penale sez. II, 24/11/1994

Grado medio di cultura e capacità professionale

In materia di colpa professionale del medico quando l’evento venga addebitato a titolo di imperizia, la valutazione del giudice deve essere particolarmente larga nel ristretto ambito della colpa grave; mentre se l’addebito si concreta in una condotta imprudente o negligente la valutazione del giudice deve essere effettuata nell’ambito della colpa lieve per la omissione della più comune diligenza rapportata al grado medio di cultura e capacità professionale, secondo i criteri normali e di comune applicazione, valevoli per qualsiasi condotta colposa.

Cassazione penale sez. II, 23/08/1994

Erroneità della iniziale diagnosi e morte di un paziente

Rettamente è affermata la responsabilità a titolo di colpa per la morte di un paziente, dovuta a peritonite non curata, di un medico che, pur avendo più volte visitato nella stessa giornata (e da ultimo, essendo fuori servizio, avendo fatto rientro in ospedale per ragioni personali) detto paziente, le cui condizioni di salute si erano aggravate ed erano tali da non consentire dubbi sull’erroneità della iniziale diagnosi di pancreatite, invece di dare l’allarme, abbia riferito al collega che aveva preso il suo posto che tutto procedeva secondo le prospettive terapeutiche deducibili dalla (errata) diagnosi iniziale ed abbia creato, quindi, una delle condizioni della condotta imprudente e negligente di quest’ultimo da porsi in nesso causale con il successivo decesso del paziente.

Cassazione penale sez. IV, 27/04/1993

Condotta imprudente o negligente del medico: contestazione

In materia di colpa professionale, se la contestazione riguarda una condotta imprudente o negligente del medico, la valutazione del giudice deve essere effettuata nell’ambito della colpa generica, secondo i criteri normali e di comune applicazione, validi per qualsiasi condotta colposa.

(In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta l’afferma zione della responsabilità colposa del medico il quale, dinanzi ad una sintomatologia equivoca esibita dalla paziente, non aveva atteso l’esito delle indagini di laboratorio, procedendo, senza che sussistessero ragioni di urgenza, al raschiamento dell’utero, cui era seguita una malattia della paziente nonché la perdita del feto).

Cassazione penale sez. IV, 10/07/2001, n.1583



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