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Disturbo dell’adattamento: ultime sentenze

3 Luglio 2020
Disturbo dell’adattamento: ultime sentenze

Riconoscimento del vizio totale o parziale di mente; situazione psichica riconducibile alla condizione lavorativa; nesso eziologico tra disturbo mentale e condotta criminosa; presupposto per il riconoscimento al pubblico dipendente dell’equo indennizzo; risarcimento del danno biologico.

Danno biologico permanente

In caso di violenza sessuale nel quale a seguito di c.t.u. sia stato individuato un danno biologico permanente per “disturbo dell’adattamento cronico, con ansia ed umore depresso e con significativo calo transitorio del funzionamento globale della persona” con reliquati al 4/5%, deve essere rilevato che le caratteristiche del danno biologico subito collocano tale danno nella percentuale indicata, peraltro mediamente corrispondente alla fascia percentuale dei disturbi di interesse psichiatrico “minori” delineati nelle Tabelle Bargagna che prendono in considerazione anche le alterazioni afferenti alla sfera psichica.

Tribunale Milano sez. X, 25/02/2008, n.2398

Liquidazione del danno biologico

Ai fini della liquidazione del danno biologico riportato da un lavoratore che, a seguito dell’illegittimo demansionamento, soffra di un disturbo dell’adattamento cronico, non è possibile avvalersi della tabella contenente i criteri per calcolare le lesioni micropermanenti nell’ambito dei sinistri derivanti dalla circolazione stradale, né di quella applicabile alle lesioni micropermanenti derivanti da infortuni sul lavoro o malattie professionali (nella specie, la quantificazione di detta voce di danno è stata effettuata sulla base delle tabelle elaborate dal Tribunale di Milano, attribuendo alla patologia sei punti di invalidità).

Tribunale Ivrea, 30/01/2008

Situazione di malessere diagnosticabile 

Il disturbo dell’ adattamento che trovi causa in un disallineamento tra le aspettative di carriera legittimamente attese di un lavoratore, pur senza mai alcuna prospettazione delle stesse alla Banca datrice di lavoro, in un quadro relazionale difficile con l’ambiente di lavoro, nel senso che il mancato ottenimento di un certo “status” a livello lavorativo ha provocato uno stato di frustrazione tale da produrre uno situazione di malessere diagnosticabile proprio in senso medico, anche con una accertata, pur modesta, riduzione permanente dell’integrità psicofisica, non determina necessariamente una responsabilità del datore di lavoro.

Tribunale Massa sez. lav., 24/06/2019, n.115

Disturbo dell’adattamento misto: licenziamento

È illegittimo il licenziamento qualora l’assenza per malattia del dipendente – protratta oltre il periodo di conservazione del posto di lavoro – sia dovuta ad una patologia (“disturbo cronico di adattamento misto”) riconducibile “in nesso concausale efficiente e determinate” con l’attività lavorativa svolta presso l’azienda (nel caso di specie, il c.t.u. ha accertato che il disturbo dell’adattamento misto riscontrato era da porsi in relazione concausale efficiente e determinante con l’attività lavorativa).

Tribunale Monza sez. lav., 04/08/2015, n.483

Disturbo dell’adattamento: la condizione lavorativa

In tema di imputabilità, ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, possono rientrare nel concetto di “infermità” anche i disturbi della personalità o comunque tutte quelle anomalie psichiche non inquadrabili nel ristretto novero delle malattie mentali, purchè siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere, escludendola o facendola scemare grandemente, e sussista un nesso eziologico tra disturbo mentale e condotta criminosa, mentre nessun rilievo deve riconoscersi ad altre anomalie caratteriali o alterazioni o disarmonie della personalità prive dei caratteri predetti, nonché agli stati emotivi e passionali che non si inseriscano, eccezionalmente, in un quadro più ampio di infermità.

(Fattispecie relativa a disturbo dell’adattamento dipendente da una situazione psichica riconducibile alla condizione lavorativa e compatibile con lo stress da mobbing, ritenuto però non incidente sulla carenza di lucidità e sulla consapevolezza delle azioni delittuose commesse).

Cassazione penale sez. I, 31/01/2013, n.48841

Disturbo da adattamento: trattamenti terapeutici

Il rinvio obbligatorio o facoltativo dell’esecuzione della pena per motivi di salute ex artt. 146 e 147 c.p. può essere concesso solo ove si abbia riguardo a patologie così gravi da comportare prognosi infausta, e cioè rischio serio, e prossimo quoad vitam, ovvero si rendano necessari trattamenti terapeutici non praticabili in ambito carcerario (escluso, nella specie, il rinvio della pena, atteso che il quadro clinico del ricorrente non era tale da rappresentare profili di particolare gravità ed in ogni caso risultava monitorabile in ambito carcerario: la patologia rilevante era costituita da un disturbo da adattamento al carcere con spunti depressivi ed ansiosi tale da scatenare un forte calo del tono dell’umore, che poteva essere affrontata con l’ausilio ed il supporto di personale e che, con apposita terapia, aveva mostrato un sensibile regresso).

Cassazione penale sez. I, 12/04/2013, n.27661

Disturbi della personalità

In tema di imputabilità, ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, possono rientrare nel concetto di “infermità” anche i disturbi della personalità o comunque tutte quelle anomalie psichiche non inquadrabili nel ristretto novero delle malattie mentali, purchè siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere, escludendola o facendola scemare grandemente, e sussista un nesso eziologico tra disturbo mentale e condotta criminosa, mentre nessun rilievo deve riconoscersi ad altre anomalie caratteriali o alterazioni o disarmonie della personalità prive dei caratteri predetti, nonché agli stati emotivi e passionali che non si inseriscano, eccezionalmente, in un quadro più ampio di infermità.

(Fattispecie relativa a disturbo dell’adattamento dipendente da una situazione psichica riconducibile alla condizione lavorativa e compatibile con lo stress da mobbing, ritenuto però non incidente sulla carenza di lucidità e sulla consapevolezza delle azioni delittuose commesse).

Corte di Cassazione, Sezione 1, Penale, Sentenza, 5/12/2013, n. 48841

Diritto al risarcimento del danno biologico

Il fatto che la condotta illegittima del datore di lavoro abbia agito, non su un organo, bensì sulla sfera psichica della lavoratrice non può giustificare l’esclusione dell’ulteriore voce di danno rappresentata dal danno esistenziale.

Corte d’Appello Torino, Sezione L, Civile, Sentenza, 8/03/2017, n. 64

Disturbo dell’adattamento ansioso-depressivo

La presenza di una sintomatologia da disturbo dell’adattamento ansioso-depressivo di tipo cronico dal quale deriva una moderata alterazione nel funzionamento sociale e lavorativo del soggetto, non costituisce condizione tale da integrare un vizio parziale di mente. Il disposto di cui all’art. 89 c.p., invero, ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante in esame, fa riferimento ad uno stato di mente tale da scemare grandemente la capacità di intendere e volere.

Nel caso in esame, evidenziato che la documentazione medica fa riferimento ad una mera moderata e non grave alterazione nel funzionamento sociale e lavorativo del soggetto, deve ritenersi che le problematiche sofferte dalla prevenuta non siano state di tale entità da aver fatto scemare grandemente la capacità di intendere e volere della stessa all’epoca dei fatti per cui si procede.

Tribunale Ivrea, Penale, Sentenza, 2/04/2015, n. 292

Disturbo dell’adattamento con umore depresso

Il disturbo dell’adattamento con umore depresso, anche ove riconosciuto dipendente da una causa di servizio – in quanto eziologicamente collegato ai ritmi di lavoro ed in generale ad un contesto lavorativo stressante anche a causa dell’atteggiamento di alcuni colleghi di lavoro o dei superiori gerarchici – non costituisce presupposto per il riconoscimento al pubblico dipendente dell’equo indennizzo, poiché patologia di natura reattiva e, quindi, a carattere transitorio; invero affinché l’infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio possa essere ricondotta ad una delle tabelle di cui al D.P.R. del 23 dicembre del 1978, n. 915, è indispensabile che la stessa assuma i caratteri di una vera e propria “menomazione”, ossia è necessario che abbia carattere permanente.

Tribunale Trento, Sezione L, Civile, Sentenza, 26/01/2010, n. 9



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