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Disturbi specifici apprendimento: ultime sentenze

2 Luglio 2020
Disturbi specifici apprendimento: ultime sentenze

Svolgimento dei compiti scolastici; obbligo di misure utili per alunni con DSA; Piani Didattici Personalizzati; diritto all’istruzione degli studenti con DSA; mancata attivazione delle misure dispensative e compensative da parte della scuola.

Alunni con disturbi specifici di apprendimento

Ai sensi dell’art. 3 del d.l. n. 137 del 1 settembre 2008, convertito dalla L. 30 ottobre 2008 n. 169, la valutazione scolastica degli alunni afflitti da disturbi specifici di apprendimento e della disabilità avviene tenendo conto della situazione di minorità, con modalità applicative rimesse a un regolamento finalizzato al coordinamento delle norme vigenti e con la precisazione che il consiglio dei docenti, anche in sede di valutazione finale, è tenuto a prendere in attenta considerazione le difficoltà in parola, motivando il proprio giudizio in relazione alla globalità della situazione dell’alunno; pertanto, in difetto di tale considerazione, il giudizio deve ritenersi viziato e carente nel proprio iter logico.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. II, 11/09/2015, n.1470

Obbligo di misure utili per alunni con DSA 

A sancire il « diritto » a vedersi applicare in sede di esame lo strumento sia pure in via integrativa della prova orale è la normativa recata dalla fondamentale l. n. 170/2010 (recante disposizioni in materia di disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico) che all’art. 2 stabilisce il dovere delle istituzioni scolastiche di perseguire la finalità di « adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità formative degli studenti » e al successivo art. 5 di garantire per «  l’insegnamento delle lingue straniere l’uso di strumenti compensativi che favoriscono la comunicazione verbale… ».

Tale previsione è confermata dal d.m. n. 5669/2011, applicativo della normativa appena indicata e dalla l. rg. Valle d’Aosta n. 8/2019, che all’art. 6, comma 2, lett. c) prevede che « le istituzioni scolastiche regionali, anche paritarie nell’ambito della loro autonomia didattica e organizzativa per favorire il successo scolastico e formativo, individuano per gli alunni affetti da DSA le misure utili a prevedere strategie compensative che favoriscano la comunicazione verbale.

Il dato testuale unitamente alla finalità della normativa è inequivocabile: quello di facilitare l’apprendimento predisponendo adeguati strumenti che siano d’ausilio per il raggiungimento degli obiettivi formativi, appunto con misure compensative e dispensative tra cui figura sicuramente l’utilizzo della prova orale in sede di valutazione finale.

Questo significa che la scuola non ha dato puntuale applicazione alla voluntas legis e in particolare nella specie le misure compensative e dispensative che hanno accompagnato il percorso formativo prima e la valutazione finale poi in relazione al disturbo di cui l’alunno è affetto non risulta siano state normativamente applicate nella loro correttezza da parte dell’Istituto scolastico.

T.A.R. Aosta, (Valle d’Aosta) sez. I, 10/12/2019, n.56

Riconoscimento dell’indennità di frequenza

Si ritiene che i disturbi specifici dell’apprendimento di cui alla l. n. 170 del 2010 comportino, di norma, difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti scolastici dovendosi, tuttavia, ulteriormente verificare, ai fini del riconoscimento del beneficio di cui alla l. n. 289 del 1990, se essi siano tali da determinare nel minore una condizione di invalidità civile.

In altre parole, il Legislatore ha ritenuto che i disturbi specifici dell’apprendimento possano e debbano essere fronteggiati normalmente con le misure di cui alla l. n. 170 del 2010 potendosi accedere ai benefici di cui alla l. n. 289 del 1990 solo laddove tali disturbi inducano una condizione di invalidità civile ovvero si presentino su minori che siano riconosciuti invalidi per altre cause.

Tribunale Perugia sez. lav., 13/11/2019, n.270

Valutazione delle prove dell’esame di maturità

Ai sensi della l. n. 170/2010 del d.m. 12.07.2011, n. 5669, recante « Linee guida disturbi specifici di apprendimento », gli studenti affetti da disturbi specifici di apprendimento (DSA) hanno diritto di ricevere dalle istituzioni scolastiche, nell’ambito del proprio percorso formativo, un adeguato e specifico supporto, consistente sia nella predisposizione di piani didattici personalizzati, necessari al superamento del disturbo nella fase di apprendimento, sia, nella fase di valutazione, nell’adozione di misure, di volta in volta individuate in relazione alla specificità del caso, che prevedano peculiari modalità valutative ovvero l’assegnazione di maggiori tempi per l’esecuzione delle prove(nella specie il collegio ha osservato che l’Istituto scolastico ha provveduto annualmente a redigere i Piani Didattici Personalizzati (PDP) senza mai prevedere nello stesso misure c.d. « dispensative », ma soltanto misure « compensative » e « tempi aggiuntivi » di esecuzione delle prove, provvedendo altresì ad inserire l’insegnamento della lingua straniera, senza che sugli stessi sia mai osservato alcunché dai genitori del ricorrente; emerge inoltre, quanto alla specifica metodologia valutativa adottata per l’esame di Stato ex art. 6 d.m. 5669/2011, che il documento all’uopo elaborato dal Consiglio di Classe non abbia previsto alcuna « griglia personalizzata », bensì esclusivamente l’adattamento delle griglie di uso generalizzato alle esigenze dello studente affetto da DSA.

Legittimamente, quindi, la Commissione d’esame di maturità non ha fatto applicazione di griglie di valutazione personalizzate, attenendosi alla metodologia valutativa indicata dal Consiglio di Classe, specificamente visionata e recepita nell’ambito del verbale di insediamento e riunione preliminare. Ciò, peraltro, ha consentito di valutare più che favorevolmente le prove d’esame sostenute dall’interessato il quale, come detto, non aveva pacificamente diritto a strumenti dispensativi e nemmeno all’uso di griglie valutative personalizzate).

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 26/11/2018, n.688

Mancata ammissione alla classe superiore: illegittimità

È illegittima la mancata ammissione dello studente alla classe superiore laddove risulti che l’Istituto scolastico non abbia applicato in concreto alcuna delle misure dettate dalla l. 8 ottobre 2010 n. 170, recante “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” e dal d.m. 12 luglio 2011 n. 5669, recante le relative “Linee guida” disturbi specifici di apprendimento), né le stesse cautele che l’Istituto medesimo si è autoimposto con l’adozione del cd. piano didattico personalizzato, con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 05/06/2014, n.408

Condizione personale dello studente con DSA

La nota prot. n. 5744 del 28 maggio 2009 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e delle Ricerca ribadisce che in sede di scrutinio finale è doveroso per i Consigli di Classe verificare, tra l’altro, che siano stati predisposti percorsi personalizzati con le indicazioni di compenso e dispensa, considerando in ogni caso se le carenze presenti negli allievi affetti da disturbi specifici di apprendimento siano o meno da imputarsi a tali disturbi.

Ne deriva che la scuola non solo deve predisporre gli strumenti compensativi e dispensativi adeguati al caso concreto, ma, in sede di scrutino finale, deve valutare lo studente alla luce dello specifico percorso predisposto e in correlazione con il disturbo che lo caratterizza (nel caso di specie, emerge la fondatezza delle censure proposte, in quanto la scuola, oltre a non avere attivato strumenti compensativi e dispensativi, ha disposto la non ammissione dell’interessato alla classe successiva sulla base di una motivazione del tutto insufficiente, perché non presenta alcuna considerazione, neppure sintetica, per la condizione personale dello studente e perciò riflette una ricostruzione solo parziale della fattispecie).

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 15/09/2009, n.4649

Garanzia di una formazione adeguata

La disciplina di cui alla L. n. 170 del 2010 si pone come finalità primaria quella di garantire agli studenti affetti da DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) il diritto all’istruzione, di favorire il loro successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto, di garantire loro una formazione adeguata e promuovere lo sviluppo delle loro potenzialità, riducendo i disagi relazionali ed emozionali connessi alla patologia che li affligge, anche attraverso forme di verifica e di valutazione adeguate alle loro necessità formative. A tale scopo la legge prescrive, da un lato l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti e dall’altro l’introduzione di strumenti compensativi e di misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali.

È, dunque, legittima la condotta dell’Amministrazione scolastica che abbia fatto luogo all’adozione delle predette misure nel corso dell’anno scolastico solo in seguito alla conoscenza del disturbo predetto (nella specie, tuttavia, l’impugnato provvedimento di non ammissione dell’alunna alla classe successiva si rileva illegittimo per carenza motivazione del giudizio finale ivi espresso).

T.A.R. Lombardia Brescia, Sezione 2, Sentenza, 28/09/2012, n. 1630

Tutela degli alunni affetti da DSA

L’art. 10 del D.P.R. n. 122 del 2009, e prima ancora alcuni provvedimenti del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, avvertita l’esigenza di dettare prescrizioni volte a tutelare gli alunni affetti da disturbi specifici di apprendimento (DSA), dettata, altresì, dall’evolversi della scienza medica la quale aveva definitivamente appurato che le DSA integrano una vera e propria forma di patologia, chiaramente affermano la necessità che ai discenti affetti da DSA siano riconosciuti particolari presidi consistenti in strumenti di carattere compensativo e dispensativo volti ad alleviare le difficoltà di apprendimento che essi incontrano a causa della affezione di cui soffrono, quali, ad esempio, l’uso della tabella dei mesi, della tabella dell’alfabeto e dei vari caratteri, della tavola pitagorica, della calcolatrice, del registratore, del computer con programmi di video-scrittura con correttore ortografico e sintesi vocale, la dispensa dalla lettura ad alta voce, dalla scrittura veloce sotto dettatura, dallo studio della lingua straniera in forma scritta, nonché la necessità di programmazione di tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio a casa, dell’organizzazione di interrogazioni programmate.

In tal senso deve, pertanto, rilevarsi che la mancata attivazione delle misure dispensative e compensative da parte della scuola determina, come nella specie, la illegittimità del provvedimento di valutazione negativa emessa nei confronti di un alunno affetto dalla suindicata patologia.

T.A.R. Lombardia Milano, Sezione 3, Sentenza, 21/04/2011, n. 1011

L’uso di una didattica individualizzata e personalizzata

In presenza di un alunno con disturbi specifici di apprendimento la scuola è tenuta a fornire degli elementi di supporto con misure di sostegno individualizzate da esperti del settore e a tenerne conto nel vaglio complessivo del rendimento; le istituzioni scolastiche devono garantire l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico le quali tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate; si devono introdurre strumenti compensativi, ivi compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere.

T.A.R. Toscana Firenze, Sezione 1, Sentenza, 12/09/2017, n. 1082

Strumenti dispensativi e compensativi in favore di studenti con DSA

La predisposizione di misure dirette a sostenere gli studenti che presentano un disturbo specifico dell’apprendimento riflette l’esigenza, emergente dagli art. 9, 10 e 11, d.lg. n. 59 del 2004, di assicurare la diversificazione didattica e metodologica in relazione allo sviluppo della personalità dell’allievo, anche mediante la predisposizione di strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e di formazione, così da garantire il recupero e lo sviluppo degli apprendimenti.

In coerenza con tali finalità, successive circolari, adottate sia a livello centrale, sia a livello periferico, hanno reso doverosa l’attivazione di appositi strumenti dispensativi e compensativi in favore di chi presenta disturbi specifici dell’apprendimento, precisando che, in assenza di una minorazione fisica, psichica o sensoriale, la loro attivazione richiede solo una diagnosi clinica specialistica, essendo irrilevante la segnalazione ai sensi della l. n. 104 del 1992 (nel caso di specie, non risulta che la scuola abbia predisposto le misure in esame, né che abbia attivato un percorso di studi individualizzato).

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 26/10/2010, n.7063



3 Commenti

  1. Non sempre i bambini con DSA hanno vita facile. Spesso, le maestre non riescono a gestirli a scuola e sono vittime di bullismo da parte degli adulti che per primi dovrebbero prendersene cura e comprenderli per accompagnarli in un percorso di crescita e di apprendimento equilibrato, invece sono proprio loro spesso ad attaccarli. ma dico io, perché questi professoroni non fanno un bel corso di approfondimento e non mettono davanti alla cattedra chi non ha la sensibilità e le competenze per insegnare?

  2. Spesso questi bambini vengono additati come svogliati, quando invece hanno chiaramente dei problemi nell’apprendimento. A loro devono essere rivolti dei programmi specifici per avere un buon sostegno nell’accrescere le loro conoscenze nonostante le difficoltà basiche che hanno.

  3. La scuola e gli insegnanti dovrebbero garantire agli alunni con questo tipo di disturbi dei piani personalizzati che possano favorire lo studio e l’apprendimento, semplificare le modalità di svolgimento delle prove e degli esami. Coloro che hanno questi disturbi DSA sono volenterosi, ma vanno seguiti e accompagnati nello studio semplificato delle materie, non bisogna mai lasciarli abbandonati a loro stessi, altrimenti non si sentiranno capiti e tenderanno ad isolarsi.

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