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Che fine ha fatto il Decreto Rilancio?

16 Maggio 2020 | Autore:
Che fine ha fatto il Decreto Rilancio?

Al momento dell’annuncio di Conte il testo era ancora in bozza. Occorrono ritocchi e la bollinatura della Ragioneria. Poi la firma di Mattarella e la pubblicazione.

L’atteso Decreto Rilancio, con tutte le misure di sostegno economico necessario per lavoratori, famiglie ed imprese, ancora non arriva. Eppure il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo ha annunciato mercoledì 13, illustrando agli italiani i suoi principali contenuti.

Da quel momento, però, sui tempi di pubblicazione del Decreto è caduto il silenzio. Rotto soltanto da qualche successiva, isolata dichiarazione degli esponenti di Governo: “Il testo del Decreto sarà pubblicato in Gazzetta tra oggi e domani”, ha detto ieri, venerdì 15, Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, ospite di 24 Mattino su Radio 24.

Ma il domani annunciato ieri è diventato l’oggi. Adesso, chi si prende la briga di consultare le ultime Gazzette Ufficiali pubblicate non trova ancora nessuna traccia del Decreto Rilancio. L’unico testo disponibile è e rimane la bozza “definitiva” sulla quale, dopo lunghe e tese discussioni – che hanno messo seriamente a rischio la tenuta dell’esecutivo – la maggioranza di governo ha, infine, raggiunto l’accordo.

Oltre le parole del premier e dei ministri che lo hanno accompagnato in conferenza stampa, il Decreto vero e proprio ad oggi ancora non c’è. Agli annunci non sono seguiti, sinora, fatti concreti. Rimane quel testo ancora in bozza, composto di 464 pagine per 256 articoli, che ancora non ha visto la luce e dunque non ha effetti e valore di legge.

Un provvedimento monstre la cui lettura ha messo a dura prova giuristi esperti e qualificati. Tra questi, ha fatto storcere la bocca a Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, da sempre contro gli “eccessi legislativi” e che fu l’alfiere della semplificazione normativa nel periodo in cui ha ricoperto la carica di ministro della Funzione pubblica nel Governo Ciampi.

“Se lo leggi ti tramortisce. Quando si arriva alla fine bisogna trattenere il respiro”, ha detto Cassese a “Un giorno da Pecora” su Radio Rai Uno, esprimendo il suo tranciante giudizio sulla stesura del decreto Rilancio.

A prescindere dalla sua lunghezza e dalla scarsa chiarezza di formulazione, è vero che si tratta di un provvedimento impegnativo e complesso. Tocca tutti i settori dell’economia e vale 55 miliardi, quasi quanto due ordinarie manovre di bilancio. Ma proprio per la sua importanza ed urgenza, non si comprende perché stenti ancora ad essere pubblicato e a diventare norma vigente dello Stato.

Questi ulteriori ritardi suscitano preoccupazione e allarme. Senza quelle “misure efficaci per rimettere in moto il Paese”, come ha detto il ministro dell’Economia, Gualtieri, non si riparte.

Ed era anche quel decreto – giustamente considerato vitale per la ripresa dell’economia prostrata dall’emergenza Coronavirus – promesso dal Governo entro Pasqua e che avrebbe dovuto chiamarsi Aprile. Poi i tempi non sono bastati: è divenuto Maggio ed infine è stato ribattezzato Rilancio.

Secondo il Corriere della Sera, il provvedimento è ancora fermo a Palazzo Chigi “per gli ultimi ritocchi“, perché “non tutte le tessere sembrano essere andate al loro posto”.

Non si sta più discutendo di norme da limare, modificare o correggere a livello politico. Non sembra più necessario, dopo l’intesa raggiunta, a meno di non voler rimettere in discussione tutto o quasi. Inoltre il premier Conte è impegnato in queste ore nella stesura del nuovo Dpcm che regolerà le riaperture in programma dal 18 maggio.

Si tratterebbe, piuttosto, di problemi tecnici, che richiedono un intenso lavoro degli uffici legislativi di Palazzo Chigi per far quadrare e collimare le norme varate dal Consiglio dei ministri, alcune delle quali presentano problemi di coordinamento, specialmente nelle  parti del Decreto che coinvolgono più aree e ministeri. Forse, alcune parti devono essere riscritte e riformulate.

Una volta raggiunto il testo definitivo, c’è poi un altro passaggio fondamentale da superare: l’esame della Ragioneria generale dello Stato, che ha il compito di verificare le coperture finanziarie dei numerosi provvedimenti varati, dalla Cig per i lavoratori ai vari bonus, erogazioni e fondi, fino al sostegno all’Alitalia, per fare degli esempi.

Questa operazione non è semplice potrebbe richiedere ancora qualche giorno, almeno fino a lunedì 18. All’esito, se l’esame sulla tenuta contabile del Decreto sarà positivo, la Ragioneria procederà alla sua “bollinatura“, come si dice in gergo, attestando cioè che ciascuna delle norme contenute nel Decreto è dotata dei mezzi finanziari necessari per essere applicata.

A quel punto, il Decreto Rilancio potrà essere emanato dal presidente della Repubblica. Non appena verrà firmato dal capo dello Stato, potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento avrà valore di legge ed entrerà in vigore. Ma poi dovrà ancora passare l’esame parlamentare, necessario per la sua approvazione e conversione in legge entro i 60 giorni successivi. E in questa fase potrà essere ancora modificato, integrato ed emendato dalla Camera e dal Senato.


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