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Condotta antisindacale: ultime sentenze

28 Giugno 2020
Condotta antisindacale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: repressione della condotta antisindacale; esaurimento della singola condotta antisindacale; sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali di categoria; adibizione da parte del datore di lavoro del personale rimasto in servizio alle mansioni del personale in sciopero; assegnazione a mansioni inferiori; giurisdizione del giudice ordinario.

La cessazione della condotta antisindacale 

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai sensi dell’art. 28 st.lav., il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l’ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente e idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell’attività sindacale.

Corte appello Bari sez. lav., 16/07/2019, n.1371

Libertà e attività sindacale 

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai sensi dell’art. 28 st.lav., il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l’ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente e idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell’attività sindacale.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la lesione dell’immagine del sindacato – prodotta dal mancato avvio della procedura preventiva di consultazione prevista, in relazione al problema delle eccedenze di personale, da una disposizione collettiva – non fosse destinata ad esaurirsi in modo istantaneo o in correlazione con i licenziamenti, avendo idoneità a produrre effetti duraturi e a rendere quindi attuale la condotta antisindacale).

Cassazione civile sez. lav., 22/05/2019, n.13860

Risanamento dell’azienda

Il recesso dal CAI non integra in sé condotta antisindacale qualora la società si sia determinata in tal senso quale unica via praticabile per realizzare un programmato risanamento dopo avere garantito a lungo ampio spazio al confronto.

Tribunale Venezia sez. lav., 01/04/2019, n.69

Proclamazione di uno sciopero

Nel caso di sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali di categoria, può escludersi il carattere antisindacale della condotta del datore di lavoro che assegni il personale rimasto in servizio a mansioni inferiori, solo se queste siano marginali, accessorie e complementari a quelle proprie dei lavoratori così impiegati, dovendosi ritenere, diversamente, che la condotta sia lesiva dell’interesse collettivo del sindacato per aver fatto ricadere sui lavoratori non scioperanti le conseguenze negative dell’astensione con il compimento di atti illegittimi perché in violazione dell’art. 2103 c.c.

(Fattispecie in cui la S.C., nel caso di sciopero del personale di esazione dipendente della società Autostrade per l’Italia s.p.a., ha escluso l’antisindacalità della condotta datoriale consistita nell’adibire il responsabile dell’esazione alla funzione di apertura /chiusura delle porte manuali e nel demandare ai gestori di tratta l’intervento sulle piste in caso di malfunzionamento dei sistemi di pagamento elettronici, trattandosi di interventi sporadici ed occasionali).

Cassazione civile sez. lav., 28/03/2019, n.8670

Gli estremi della condotta antisindacale 

Per integrare gli estremi della condotta antisindacale, è sufficiente che il comportamento datoriale leda oggettivamente gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali, non essendo necessario (ma neppure sufficiente) uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro, potendo sorgere l’esigenza di una tutela della libertà sindacale anche in relazione a un’errata valutazione del datore di lavoro circa la portata della sua condotta, così come l’intento lesivo del datore di lavoro non può di per sé far considerare antisindacale una condotta che non abbia rilievo obbiettivamente tale da limitare la libertà sindacale.

Occorre, quindi, che la condotta abbia in concreto limitato la libertà sindacale o il diritto di sciopero e quindi non ha carattere antisindacale quella condotta che risulti dovuta all’esercizio di un diritto del datore di lavoro, al quale non si contrapponga un opposto diritto dei lavoratori che sia valido a contrastare il primo, o all’adempimento di un dovere, imposto allo stesso datore di lavoro da una disposizione di legge dettata a tutela di diritti di pari o superiore dignità.

Tribunale Arezzo sez. lav., 06/11/2018, n.257

La domanda di repressione di condotta antisindacale

La domanda di un’organizzazione sindacale diretta alla repressione di una condotta antisindacale è devoluta alla cognizione del giudice ordinario, senza che possa rilevare la circostanza che si chieda altresì l’annullamento di atti amministrativi, dovendo trovare applicazione il principio del “petitum” sostanziale e quello secondo cui, nel procedimento per la repressione della condotta antisindacale, non vige il divieto, per il giudice ordinario, di annullamento di atti amministrativi.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 06/08/2018, n.736

Insussistenza di una lesione delle libertà sindacali

Non costituisce condotta antisindacale l’adozione di un Regolamento aziendale, non potendosi negare al datore di lavoro, una volta receduto dal contratto collettivo ed in assenza di una contrattazione nazionale, la facoltà di applicare una disciplina economica e normativa unilaterale, eventualmente deteriore rispetto a quella pregressa, fermi i limiti dei diritti quesiti e dell’art. 36 cost.

Tribunale Venezia, 30/07/2018, n.4606

Natura antisindacale della condotta del datore di lavoro 

In merito alla natura antisindacale della condotta del datore di lavoro che nell’intento di limitare le conseguenze dannose di uno sciopero, disponga l’utilizzazione del personale rimasto in servizio mediante l’adibizione di dipendenti estranei allo sciopero a mansioni diverse ed inferiori a quelle di loro competenza, secondo un primo e più rigoroso orientamento, l’adibizione di lavoratori chiamati in sostituzione a mansioni diverse ed inferiori a quelle di loro competenza, con conseguente violazione del disposto di cui all’art. 2103 c.c., costituirebbe di per sé comportamento datoriale antisindacale.

Tribunale Milano sez. lav., 05/09/2019

Condotta antisindacale del datore di lavoro: requisiti

L’art. 28 Stat. Lav. riconosce la legittimazione ad agire per la repressione della condotta antisindacale non a tutte le associazioni sindacali, ma solo agli “organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”. E’ evidente che può ritenersi sussistente tale interesse sussiste quando l’organizzazione sia titolare della prerogativa sindacale per la quale si invoca la repressione della condotta datoriale, asseritamente lesiva.

Tuttavia, qualora nell’area dirigenziale non si sia proceduto alla costituzione della RSU aziendale, ne deriva che solo le articolazioni territoriali delle organizzazioni sindacali di categoria territoriali firmatarie del CCNL possano costituire la delegazione trattante, vantando il diritto ad essere convocate al tavolo dei negoziati.

Tribunale Frosinone sez. lav., 19/06/2018

Rriconoscimento legittimazione ad agire alle associazioni sindacali nazionali

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento della legittimazione ad agire ex art. 28 dello Statuto alle “associazioni sindacali nazionali”, è necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale, senza che sia indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione, né che sia maggiormente rappresentativa o che abbia stipulato contratti collettivi a livello nazionale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto la legittimazione attiva dello S.L.A.I. Cobas, desumendola da una serie di elementi, quali la costituzione di comitati provinciali su circa la metà del territorio nazionale e lo svolgimento di attività di rilievo nazionale, come la presentazione del “referendum” popolare sull’art. 19 st.lav. o la richiesta di ripristino degli automatismi della contingenza).

Cassazione civile sez. lav., 02/01/2020, n.1

Riconoscimento del carattere nazionale all’associazione sindacale

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento del carattere “nazionale” dell’associazione sindacale legittimata all’azione ex art. 28 st.lav., assume rilievo decisivo la capacità di stipulare con il datore di lavoro contratti collettivi che trovino applicazione su tutto il territorio nazionale in riferimento al settore produttivo di riferimento, conseguentemente, nel pubblico impiego contrattualizzato, tale legittimazione non può essere esclusa per quelle organizzazioni sindacali cui l’ARAN abbia riconosciuto la rappresentatività a livello nazionale ai sensi dell’art. 43, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2018, n.14402

Trasferimento d’azienda: la procedura di informazione e consultazione sindacale

In tema di trasferimento d’azienda l’art. 47 della l. 428 del 1990 impone il rispetto di una procedura di informazione e consultazione sindacale, per cui il cedente ed il cessionario sono tenuti a comunicare ai soggetti destinatari dell’obbligo di informazione la data del trasferimento (o la data proposta per il trasferimento), i motivi di esso, le conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori e le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi.

Il mancato adempimento dell’obbligo d’informazione e consultazione costituisce comportamento contrario ai principi di correttezza e di buona fede, il cui inadempimento rileva come condotta antisindacale, mentre i lavoratori, avendo un interesse di fatto al rispetto degli obblighi di comunicazione, non sono legittimati a far valere la carenza o la falsità delle informazioni. Con la conseguenza che l’inosservanza del comportamento, pur necessitato, da parte del soggetto sul quale incombe l’onere (di informazione e consultazione sindacale), non concreta un illecito, ma esclusivamente la mancata realizzazione dell’interesse del soggetto medesimo.

L’inadempimento datoriale, in altri termini, è comportamento che viola un interesse, che la legge identifica non in un interesse individuale ma in quello collettivo dei destinatari delle informazioni, e cioè i sindacati, i quali, appunto, sono gli unici titolari del diritto a che alienante ed acquirente procedano alla fase di consultazione. Il che esclude che l’osservanza delle procedure sindacali si configuri alla stregua di un presupposto di legittimità – e quindi di un requisito di validità – del negozio traslativo: se infatti le procedure sindacali non hanno ad oggetto il negozio di trasferimento della compagine aziendale, ma le conseguenze che ne derivano, e cioè a dire, i provvedimenti che l’alienante e l’acquirente hanno in animo di adottare successivamente ed in conseguenza del trasferimento, saranno caso mai questi ultimi ad essere interessati dal mancato adempimento degli obblighi imposti dalla legge e non mai il negozio di alienazione dell’azienda.

Tribunale Napoli sez. lav., 15/11/2018



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